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Global X ETFs : Infrastrutture europee: fondi e semplificazione normativa preparano un ciclo di crescita strutturale

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Global X ETFs :  Dagli acquedotti romani al tunnel della Manica, l’Europa non ha mai mancato di ambizione in materia di infrastrutture.

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Andrew Ye, Investment Strategist di Global X ETFs


Storicamente ha però faticato a tradurre gli impegni politici e finanziari in realizzazioni concrete, con una frizione normativa che ha rallentato l’avanzamento dei progetti anche quando i fondi erano disponibili. Di recente, questi vincoli hanno cominciato ad allentarsi.

Il Connecting Europe Facility (CEF) è da tempo il principale strumento dell’UE per il finanziamento delle infrastrutture transfrontaliere nei settori dei trasporti, dell’energia e del digitale. Nel proposto Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034, l’UE ha stanziato 81,4 miliardi di euro per il CEF III, un aumento significativo rispetto ai 33,7 miliardi allocati al CEF II nel QFP 2021-2027. Gli incrementi più rilevanti riguardano l’energia (+24,1 miliardi; +414,8%) e la mobilità militare (+16,0 miliardi; +944,4%), ambiti di crescente importanza nell’attuale scenario geopolitico. Nel dicembre 2025, il Consiglio dell’UE ha adottato un mandato parziale sul CEF III, sancendo il consenso politico sulla continuità dello strumento.

Parallelamente, il Recovery and Resilience Facility (RRF) da 577 miliardi di euro si concluderà il 31 agosto 2026, con scadenza per i pagamenti della Commissione europea fissata al 31 dicembre 2026. A sostituirlo saranno i Piani nazionali e regionali di partenariato (PNRP), nell’ambito di un unico fondo da 771 miliardi che copre coesione, agricoltura e sicurezza, affiancato da un Fondo europeo per la competitività da 234 miliardi. I PNRP rendono permanente il canale di finanziamento ed erogano le risorse sulla base di milestone modellate sul RRF. Con la scadenza del RRF ormai prossima, alcuni Paesi stanno cercando modalità per accedere ai fondi oltre il termine: Italia e Spagna starebbero costituendo veicoli per finalità speciali per capitalizzare la spesa RRF post-scadenza fuori dal bilancio centrale. L’Italia ha finora ottenuto 166 miliardi di euro (85%) della propria dotazione di 194 miliardi, a seguito della ricezione della nona rata da 12,8 miliardi il 29 aprile 2026.

A livello di iniziative nazionali, il Fondo speciale tedesco per le infrastrutture e la neutralità climatica è un unicum. Sostenuto da una modifica costituzionale, lo strumento mette a disposizione 500 miliardi di euro di capacità di investimento aggiuntiva nell’arco di 12 anni. Le erogazioni sono già avviate: 24 miliardi sono stati impiegati nel solo quarto trimestre del 2025, con la spesa federale per investimenti in crescita di circa il 17% su base annua. Nel 2026, il governo prevede di impiegare circa 58 miliardi dal fondo speciale, nell’ambito di investimenti federali totali di circa 129 miliardi: il più grande programma di investimenti in tempo di pace nella storia moderna della Germania.

Anche il Piano nazionale di sviluppo decennale dell’Irlanda, da 275 miliardi di euro, è tra i programmi infrastrutturali pro capite più ambiziosi dell’OCSE. Il piano destina 102,4 miliardi al periodo 2026-2030, di cui 22,3 miliardi ai trasporti e fino a 3,5 miliardi alle infrastrutture della rete elettrica. A completare il quadro è l’Accelerating Infrastructure Report and Action Plan, pubblicato nel dicembre 2025, un programma in 30 misure articolato attorno a riforma legislativa, semplificazione normativa, riorganizzazione del coordinamento e consenso pubblico.

È importante anche sottolineare che nel frattempo il partito Tisza di Péter Magyar ha vinto le elezioni parlamentari ungheresi, ponendo fine ai 16 anni di governo di Viktor Orbán. Le implicazioni per gli investimenti sono chiare: la sistematica resistenza di Orbán alle condizionalità UE sullo stato di diritto aveva bloccato circa 17 miliardi di euro di fondi europei destinati all’Ungheria, di cui 9,6 miliardi nell’ambito del RRF e di REPowerEU. Il mandato di Magyar apre un percorso credibile per sbloccare questo capitale, con potenziali benefici per le società già operative in Ungheria e per quelle con una solida esperienza nei progetti paneuropei.

Nel frattempo, la Roadmap “One Europe, One Market” sta segnando un cambio di paradigma nel modo in cui l’Europa costruisce. La premessa è che sia stata la frammentazione, più che la carenza di capitali, a rallentare lo sviluppo infrastrutturale: la Roadmap tratta i 27 regimi autorizzativi, i codici di rete e i manuali degli appalti come il vero vincolo strutturale. Le implicazioni per le infrastrutture sono rilevanti: trasmissione di energia, minerali critici, semiconduttori e calcolo per l’IA non vengono più perseguiti come 27 programmi nazionali coordinati a Bruxelles, ma concepiti come asset europei unitari, con un orizzonte di realizzazione fissato alla fine del 2027 e revisioni politiche trimestrali che vincolano a progressi misurabili. I progetti che in precedenza si arenavano dovrebbero acquisire un percorso di approvazione più definito, mentre chi attendeva chiarezza normativa dispone ora di scadenze certe su cui pianificare. La Roadmap è insomma la scommessa che l’Europa possa comprimere un decennio di riforme istituzionali in diciotto mesi.

Al di là del ciclo interno di investimenti europeo, la prospettiva della ricostruzione ucraina rappresenta un importante catalizzatore della domanda. Al dicembre 2025, il costo totale stimato della ricostruzione e del recupero dell’Ucraina era di quasi 588 miliardi di dollari nell’arco del prossimo decennio, quasi tre volte il PIL ucraino del 2025. La stima è cresciuta del 12% rispetto all’anno precedente, in parte a causa di un aumento del 21% dei danni alle infrastrutture energetiche. Il solo fabbisogno per i trasporti supera i 96 miliardi di dollari, quello per l’energia i 90 miliardi.

La tradizionale obiezione alle infrastrutture europee — ossia che i capitali vengono annunciati ma raramente impiegati — sta dunque venendo affrontata con strumenti legislativi e riforme. Il vento favorevole derivante da crescenti impegni di bilancio, deregolamentazione e opportunità come la ricostruzione dell’Ucraina migliora in modo significativo il contesto operativo per lo sviluppo delle infrastrutture europee.  La traiettoria delineata da questi driver indica un ciclo di investimenti infrastrutturali in Europa che si sta trasformando da una ripresa ciclica a una crescita strutturale.

Se vuoi saperne di più : ETF cosa sono e come funzionano

Fonte: ETFWorld.it

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