HANetf : Gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, e la successiva risposta di Teheran con missili e droni contro infrastrutture e installazioni statunitensi, israeliane e nei Paesi del Golfo, mostrano quanto rapidamente uno scontro regionale possa allargarsi.
Tom Bailey, Head of ETF Research di HANetf
L’“ordine internazionale basato sulle regole”, che in passato imponeva un certo grado di moderazione nel comportamento degli Stati, è finito. In questo quadro, i titoli della difesa sono saliti in modo generalizzato: al momento in cui scriviamo, per esempio, BAE Systems registra un rialzo di oltre il 7%.
Conta però anche la natura di quanto accaduto. Sono stati colpiti aeroporti e siti commerciali in Paesi che per anni si sono presentati come piattaforme globali per commercio e turismo, stabili e “apolitiche”. Nel contesto geopolitico che ci circonda, sempre più instabile, la vicinanza a una potenza ostile dotata di capacità missilistiche e di droni comporta rischi concreti.
La presunta intercettazione di tutti i missili balistici diretti verso i Paesi del Golfo è destinata a rafforzare la fiducia nei sistemi di difesa antimissile già in servizio. I sistemi Patriot e THAAD, prodotti e manutenuti rispettivamente da RTX e Lockheed Martin, sembrano aver funzionato bene, ed è probabile che gli Stati del Golfo decidano di aggiornare e ampliare tali capacità, mentre altre aree prive di sistemi comparabili saranno richiamate alla propria vulnerabilità e alla necessità di dotarsi di difese antimissile.
Gli eventi del fine settimana hanno però evidenziato anche che, nella nuova era di guerra con i droni, i soli sistemi antimissile di fascia alta non sono sufficienti. Diversi droni sono riusciti a superare le difese dei Paesi del Golfo, e parliamo di mezzi relativamente economici e prodotti in massa: anche con tassi di intercettazione elevati, se impiegati su larga scala, la possibilità di danni non si azzera.
Questo sposta l’attenzione verso capacità specifiche anti-drone, in ambiti come la difesa aerea a corto raggio, le reti di rilevamento e la guerra elettronica. Thales, che già collabora con gli Emirati Arabi Uniti su radar e sistemi di sorveglianza aerea, potrebbe essere ben posizionata. In modo analogo anche Rheinmetall, che in passato ha collaborato con realtà della difesa emiratine su sistemi di difesa a corto raggio progettati specificamente per contrastare i droni.
Anche le società “pure play” specializzate nel contrasto ai droni potrebbero beneficiare di questo contesto. La società australiana DroneShield, che sviluppa e produce sistemi in grado di rilevare, tracciare e neutralizzare droni ostili utilizzando radar, radiofrequenze e software basato su intelligenza artificiale, è salita di oltre il 6% nella seduta di oggi. Poiché i droni sono economici da produrre e spesso impiegati in grandi numeri, i governi hanno bisogno di strumenti altrettanto economici per neutralizzare queste minacce. Un singolo drone può costare solo alcune decine di migliaia di dollari, mentre le difese aeree tradizionali utilizzano missili intercettori dal valore di diversi milioni. Ridurre questa asimmetria diventa cruciale: in questo senso, soluzioni come quelle di DroneShield sono destinate ad avere un ruolo centrale nella difesa aerea del futuro.
La lezione appresa nel fine settimana è netta: chi si trova entro la “distanza di ingaggio” di una potenza ostile, capace di produrre e impiegare droni su larga scala, è, di fatto, vulnerabile. Gli Stati dell’Europa orientale e centrale, per esempio, rientrano nel raggio delle munizioni circuitanti russe. In un’era di crescente volatilità geopolitica, sono indispensabili sia difese antimissile credibili sia capacità efficaci di contrasto ai droni.
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Fonte: ETFWorld.it









