WisdomTree ETF : Extra-profitti delle banche: un fulmine, ma non a ciel sereno. Reazione del mercato eccessiva
Piergiacomo Braganti, Director, Macroeconomic Research, WisdomTree
- Il Governo italiano tassa per 2 anni gli extra profitti da margine di interesse (margine da attività di raccolta & impiego).
- La nuova tassa dovrebbe pesare di più e retroattivamente sul 2022, meno sul 2023.
- L’impatto dovrebbe essere al massimo del 10%, ma probabilmente assai meno, sugli utili netti 2023. Poca visibilità sul 2024.
- Il provvedimento non intacca la redditività organica corrente delle banche italiane, che resta molto buona.
- La reazione del mercato pare eccessiva.
La tassa sugli extraprofitti bancari, di cui si era discusso in primavera e che poi pareva accantonata, è tornata alla ribalta ieri, in pieno clima di vacanze.
Il mondo delle Banche è in subbuglio, ma evita, per ora, “dichiarazioni ufficiali”, in attesa che il Disegno di Legge venga pubblicato in Gazzetta Ufficiale e successivamente convertito in Legge dal Parlamento entro 60 giorni. Considerando che il Parlamento riaprirà ai primi di settembre dopo la pausa estiva, c’è tempo per ragionarci sopra.
Lunedì 7, subito dopo il varo della nuova misura fiscale da parte del Consiglio dei Ministri, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che in passato aveva richiamato le banche sulla necessità di essere più generose nella remunerazione delle giacenze dei clienti, non era presente alla “conferenza stampa”, ed il provvedimento è stato illustrato dal Vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini.
“Il gettito erariale che ne deriverà servirà ad aiutare i detentori di mutui sulla prima casa, alle prese con un’impennata delle rate”, e ad una non meglio precisata “riduzione delle tasse”.
L’extra tassazione è prevista, per il momento per 2 anni, 2022 e 2023, che si presentano comunque “ricchi” per gli istituti di credito, specie a livello di “margine di interesse”, mentre non è chiaro se il “taglio delle tasse” avrà natura strutturale e definitiva.
Sul tema ha parlato anche il Ministro degli Esteri e Vicepremier Antonio Tajani: “Non è una misura contro le banche, ma un provvedimento a protezione delle famiglie e di tutti quei soggetti che si sono trovati in difficoltà per il pagamento dei mutui”.
La nuova imposta, retroattiva dal 1° gennaio 2022, pone a carico del sistema bancario italiano, dopo una prima parte dell’anno 2023 decisamente florida, un fardello fiscale addizionale significativo ma sopportabile, che ricalca quanto deciso a inizio anno dall’Esecutivo spagnolo: tra febbraio e marzo Santander, Bankinter, CaixaBank, Sabadell, Unicaja e le altre banche iberiche hanno versato nelle casse dello Stato circa 3 miliardi di euro di “windfall profit tax” (tassa sugli extra profitti).
In Italia, per quanto sia ancora difficile fare stime accurate, il gettito fiscale stimato dovrebbe essere tra 2 e 3 miliardi: così riportano oggi alcuni giornali quotidiani, citando “fonti governative”. Il prelievo fiscale sarà nella misura del 40%, non già dei “profitti in generale”, ma degli extra-profitti del 2022 e 2023: per extra-profitti si intendono quelli maturati come “margine di interesse”, cioè quelli rappresentati dal differenziale tra interessi “passivi” riconosciuti sui depositi e “interesse” attivi pagati dai clienti sulle somme prese a prestito.
Saranno assoggettati alla “maggior imposta” quei proventi che nel 2022 hanno superano di almeno il 3% quelli del 2021 e, per il 2023, di almeno il 6% quelli del 2022, con un limite del 25% del valore del patrimonio netto al 31.12.2022 e dello 0,1% del totale delle attività.
Le prime 5 banche nazionali, Intesa-Sanpaolo, Unicredit, Bper, Banco Bpm e BMPS, nel 2022 hanno realizzato un maggior margine di interesse rispetto al 2021 di circa 4 miliardi di euro, soprattutto per effetto dei rialzi dei tassi decisi dalla BCE, che hanno permesso alle banche di adeguare immediatamente i tassi applicati ai prestiti concessi ai clienti, ma non certo quelli riconosciuti ai depositanti, lasciati testardamente a zero.
Nel primo semestre 2023 le stesse 5 banche hanno segnato forti incrementi del margine d’interesse, stimati in circa +55% rispetto allo stesso periodo del 2022, creando pertanto una base idonea e ben più ampia da assoggettare alla nuova “Robin Hood tax”.
Le prime 5 banche rappresentano circa il 60% del sistema bancario italiano[1], ed una nostra stima approssimativa porterebbe a stimare l’aumento del margine di interesse del sistema bancario italiano tra 6,0 e gli 7,5 miliardi, per un corrispondente gettito fiscale della nuova tassa tra i 2,4 ed i 3,0 miliardi di euro. Ricordiamo che si tratta di nostre stime, su basi congetturali ragionevoli ma per loro natura soggette a variazioni, e dunque da considerare come mere indicazioni di massima.
Difficile dire se la nuova “extra tassa” sarà resa deducibile dalla base imponibile soggetta a tassazione ordinaria: al momento sembra di no, ma l’iter parlamentare potrebbe modificare la scelta. Se lo fosse l’impatto sugli utili netti 2023 sarebbe a singola cifra, compreso tra -6 e -9%. Se non lo fosse potremmo ipotizzare un impatto sugli utili netti 2023 tra il -8% e – il 11% circa.
difficile fare stime sull’impatto 2024, tuttavia potrebbe essere minore, poiché la crescita del margine di interesse per l’intero 2023 sarà molto probabilmente più contenuta, per varie ragioni:
- Le banche saranno “costrette” dalla pressione dei media, dalla concorrenza e dai clienti, a remunerare meglio le giacenze “cash”,
- Probabilmente sarà terminata la fase di rialzo dei tassi da parte delle Banche centrali, compresa quella Europea,
- I clienti continueranno ad “asciugare” la liquidità lasciata sui depositi “a vista non remunerati” in favore di opportunità più favorevoli, e ciò indurrà le banche a fare azioni di ritenzione” della liquidità basate sul riconoscimento di migliori interessi.
Conclusioni: la reazione del mercato di oggi, con perdite di prezzo delle azioni bancarie italiano quotate attorno a -8% appare sproporzionata, visto che il provvedimento colpirà il conto economico solo per 2 anni e con particolare incisività soprattutto nel 2023.
Inoltre, la nuova tassa ci “racconta e conferma” un settore bancario “in salute” e, ci sentiamo di dire, allettante a livello borsistico per i ridotti livelli di valutazione rispetto a quelli storici ed una redditività da dividendo tornata elevata, sopra il 4%.
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Fonte: ETFWorld.it









