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S. Analisi mensile principali indici e cambi


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NASDAQ COMPOSITE (Cls 3180): dopo un avvio d’anno in forte rialzo, con una salita partita da 2600 ed esauritasi nel picco del 27 marzo a 3134, nel bimestre aprile-maggio l’indice subisce un movimento correttivo,……


Analisi Mensile – Banca Sella – Ufficio Analisi Tecnica

con una discesa conclusasi nel minimo del 4 giugno a 2727 (-13% dai massimi).

Per le prossime settimane. Il rally in essere dai minimi di inizio giugno ha condotto le quotazioni sopra i picchi di fine marzo facendo registrare nuovi massimi per l’anno (max 3197 il 21.09). Sono possibili prese di beneficio verso 3100/35, ma il quadro tornerebbe debole solo su ridiscese al di sotto di 3070. Al superamento di 3200 riprenderebbero gli acquisti, con obiettivo nelle settimane a venire in corrispondenza di 3500/35 (sui livelli dell’ottobre 2000). Il tono diventerebbe invece molto debole su ridiscese al di sotto del forte supporto in area 3000/40 (poco probabile) e negativo al di sotto di 2950 (improbabile). L’indice tecnologico mantiene un’impostazione sovraperformante rispetto al resto del mercato (+22% circa da inizio 2012 vs. un +16% medio).

Volatilità implicita Vxn: 14,44. Le quotazioni hanno toccato nuovi minimi per l’anno il 17 agosto (min 13,94), ridiscendendo sui livelli del dicembre 2006, precedenti alla scoppio della crisi immobiliare-finanziaria. Moderate tensioni solo su risalite sopra 18 (prematuro) e quindi sopra 19,50-20,65 (poco probabile). Supporto area 13,95-14,05.

STRATEGIA esposizione: 175/200, invariata. Possibili acquisti (25/200) su discese in area 3040/70 e quindi (50/200) in area 2950/80.

DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE (Cls 13579): dopo un avvio d’anno in forte rialzo, con una salita partita da 12200 ed esauritasi nel picco del 1° maggio a 13339, l’indice subisce un movimento correttivo, con una discesa conclusasi nel minimo del 4 giugno a 12035 (-9,8% dai massimi).

Per le prossime settimane. Il rally in essere dai minimi di inizio giugno ha condotto le quotazioni a registrare nuovi massimi per l’anno (max 13653 il 14.09). Sono possibili prese di beneficio verso 13200/300, ma il quadro tornerebbe debole solo su ridiscese al di sotto di 12950-13000 (prematuro). Al superamento di 13650 riprenderebbero gli acquisti, con obiettivo nelle settimane a venire in corrispondenza di 14200 (sui massimi dell’ottobre 2007). Il quadro tecnico diventerebbe negativo alla rottura del supporto in area 12715/850 (improbabile).

STRATEGIA esposizione: 175/200, invariata. Possibili acquisti (25/200) su discese in area 13075/175 e quindi (50/200) in area 12875/975.

S&P’s 500 (Cls 1460): dopo un avvio d’anno in forte rialzo, con una salita partita da 1260 ed esauritasi nel picco del 2 aprile a 1422 – ritestato il 1° maggio (max 1415) – l’indice subisce un movimento correttivo, con una discesa conclusasi nel minimo del 4 giugno a 1267 (-10,9% dai massimi).

Per le prossime settimane. Il rally in essere dai min. di inizio giugno ha ricondotto le quotazioni a registrare nuovi top per l’anno portando le quotazioni al test della resistenza a 1470 (max 1475 il 14.09). Sono possibili prese di beneficio verso 1410/20, ma il quadro tornerebbe debole solo su ridiscese sotto il forte supporto in area 1390-1400. Al superamento di 1475 riprenderebbero gli acquisti, con obiettivo 1525 e quindi, a tendere, i max storici dell’ottobre 2007 a 1576 (poco sopra i picchi del marzo ‘00 a 1553). Per non perdere spinta le quotazioni devono ora mantenersi al di sopra di 1410/20. Il quadro tecnico diventerebbe negativo alla rottura del supporto in area 1355/70 (improbabile).

Volatilità implicita Vix: 13,98. Le quotazioni sono ridiscese verso i minimi dell’anno, toccati il 17.08 a ridosso di 13,32. Moderate tensioni solo su risalite sopra 17,50 (prematuro) e quindi sopra 19,00/25 (poco probabile). Supporto a 13,30.

STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.

DJ EuroStoxx50 – FTSE/MIB

DJ EUROSTOXX50 (Cls 2577): dai minimi di fine novembre 2011 a 2065 è iniziato un forte rally che ha portato l’indice al test della resistenza critica a 2600 (max 2611 il 16.03), in corrispondenza dei livelli di fine luglio 2011 dove era partito il sell-off della scorsa estate. L’incapacità di superare 2600 provoca un ampio movimento correttivo esauritosi nel minimo del 1° giugno a 2050.

Per le prossime settimane. Il forte rally partito dai minimi di inizio giugno ha recentemente ricondotto le quotazioni al test dei massimi del 16 marzo a ridosso di 2610 (max 2605 il 14.09), dove è iniziata una fase di consolidamento. Solo il superamento di tale resistenza (prematuro) fornirebbe però un segnale rialzista convincente per le settimane ed i mesi a venire. Nell’immediato sono possibili prese di beneficio verso 2465, la cui tenuta è importante pena perdita di spinta; il tono si indebolirebbe poi su discese al di sotto del forte supporto in area 2400/20 (poco probabile) e diventerebbe negativo alla rottura del supporto critico a 2365 (improbabile).

Dopo molti mesi di sottoperformance nei confronti degli Usa (ad eccezione della Germania ed, ultimamente, anche della Francia) da fine luglio l’area euro denota un marcato recupero di forza relativa (segnale che però necessita di conferma, anche in termini di ulteriore riduzione della persistente forte disomogeneità infra-area).

STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.

FTSE/MIB (Cls 15991): dai minimi di fine novembre 2011 a 13600 è iniziato un forte rally che ha portato l’indice al test della resistenza critica in area 17050/150 (max 17159 il 19.03.2012), in corrispondenza dei picchi di fine ottobre 2011. È quindi iniziata una forte discesa, che ha portato l’indice a toccare un nuovo minimo il 25 luglio a 12295, a ridosso dei minimi del marzo 2009 (sui livelli del 1986), a conferma dell’impostazione tecnica di tipo “orso generazionale” della Borsa italiana. Il forte rally in essere dai minimi del 25 luglio ha condotto l’indice a toccare un nuovo massimo di periodo il 14 settembre a ridosso di 16700 (+35,8% dai minimi). Ciò ha consentito all’azionario italiano di riportarsi in territorio moderatamente positivo da inizio anno. Pur rimanendo tra gli indici meno performanti dell’area euro (Spagna a parte), va sottolineato il buon recupero in termini di forza relativa degli ultimi 2 mesi.

Per le prossime settimane. Sui livelli correnti sono possibili prese di beneficio verso il supporto in area 15000/200. Un segnale di rinnovata debolezza si avrebbe solo sotto 15000 (prematuro), e rinnovata negatività alla perforazione del forte supporto in area 14600/700 (poco probabile). Al superamento di 16700 riprenderebbero gli acquisti, con obiettivo i massimi 2012 in area 17000/150, forte ostacolo alla prosecuzione della salita. Il superamento dei massimi (prematuro) fornirebbe un nuovo impulso rialzista per le settimane a venire, con obiettivo la resistenza critica a quota 18000, che probabilmente arresterà i tentativi rialzisti dell’indice per molti mese a venire.

STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.

NIKKEY225 (Cls 9069): dopo un avvio d’anno in forte rialzo, con una salita partita da 8450 ed esauritasi nel picco del 27 marzo a 10255, prevalgono le vendite con una ridiscesa sui livelli di inizio anno, con un minimo a 8239 il 4 giugno. Inizia quindi una fase laterale, molto contrastata, al di sopra dei minimi ed al di sotto della resistenza critica in area 9150/350, ripetutamente testata nelcorso dell’ultimo trimestre.

Per le prossime settimane. Un segnale rialzista affidabile per i mesi a venire si avrebbe solo al superamento della resistenza critica in area 9150/350, con primo obiettivo la forte resistenza in area 9500/700. Perdita di spinta su discese sotto 8850 e rinnovata negatività al di sotto del supporto in area 8650/700 (prematuro), con obiettivo i minimi dell’anno in area 8250/350. L’indice nipponico rimane tra i più sottoperformanti del mondo in ottica strategica.

STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Possibili vendite (25/200) su salite in area 9700/900.

BUND (contratto dicembre PC 140,24, ticker Bloomberg RXZ2).

Dopo il movimento laterale del primo trimestre 2012 all’interno della banda con estremi 135 – 139 (di consolidamento dopo il forte rialzo da luglio a settembre 2011 dovuto al flight-to-quality per l’acuirsi delle tensioni sul debito sovrano dei Paesi periferici), il nuovo allargamento dello spread tra core e periferia dell’area euro porta il Bund a toccare, il 23 luglio un nuovo massimo storico a 144,52. Le quotazioni sono quindi ripiegate fino ad un minimo a 138,41 il 17.09, grazie anche al restringimento dello spread, rimanendo comunque sempre al di sopra del supporto critico a ridosso di 138. Nonostante si sia interrotto il trend rialzista dominante e sia iniziata una fase laterale, le quotazioni del Bund rimangono decisamente tirate: solo un ulteriore e significativo restringimento degli spread tra i Paesi periferici dell’area euro e la Germania creerebbe le condizioni per prese di beneficio significative (sul Btp-Bund, supporti a 330+; 276++; resistenze a 360; 410++).

Per le prossime settimane. Un segnale convincente di inizio di un movimento correttivo esteso nei mesi a venire si avrebbe solo su discese sotto il supporto critico a ridosso di 138 (prematuro). Finché tale supporto tiene prevale un andamento laterale, scarsamente direzionale, con prima resistenza importante individuabile in area 142,00/65, quindi a 143,45. Alla rottura di 138 possibili forti discese con primo obiettivo 136 e quindi 132,50.

STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.

CAMBI: EURUSD – USDJPY – EURJPY

EurUsd (PC 1,2903): con l’acuirsi della crisi immobiliare-finanziaria a partire dall’estate 2007 e, soprattutto, dopo il fallimento di Lehman nel settembre 2008, si interrompe il trend ribassista dominante del dollaro Usa. Ha quindi inizio una fase laterale, col cambio euro/dollaro sottoposto a due forze contrastanti: da un lato, la debolezza strutturale del dollaro Usa, accentuata dalle politiche monetarie ultra-espansive della Fed (tassi di interesse schiacciati sullo zero e varie fasi di quantitative easing); dall’altro, la fragilità dell’area euro per i persistenti problemi del debito sovrano dei Paesi periferici. La risultante è una sorta di impasse, di equilibrio instabile tra le due valute, che rimangono entrambe debolissime nel confronto con le altre divisi principali. Nell’ultimo anno, l’acuirsi delle tensioni nell’area euro hanno riportato il cambio sui minimi degli ultimi anni, la cui rottura fornirebbe segnali di possibili forti discese della divisa unica nei mesi a venire.

Per le prossime settimane. Dal massimo 2012, toccato il 29 febbraio, a 1,3487, il cambio inizia una discesa sostenuta, che si esaurisce nel minimo del 24 luglio a 1,2042. Inizia quindi una fase di forte rimbalzo, che riporta inaspettatamente le quotazioni al di sopra della forte resistenza in area 1,2740-1,2850, con un massimo a 1,3173 il 17.09. Le quotazioni ripiegano quindi verso 1,2890. La tenuta di 1,2740-1,2850 è fondamentale per non negare i segnali di miglioramento degli ultimi 2 mesi. Le pressioni ribassiste riprenderebbero comunque solo alla perforazione del supporto a 1,2600 (prematuro), con primo obiettivo 1,2430 e quindi il forte supporto a 1,2340. Nuovi acquisti al superamento di 1,3200 (prematuro), per un test dei massimi 2012 a ridosso di 1,3500, forte ostacolo alla prosecuzione del rialzo dell’euro. Il quadro tecnico più ampio, nonostante il miglioramentodell’ultimo bimestre, rimane ancora fragile e suscettibile di nuove fasi di debolezza.

STRATEGIA esposizione: 175/200, alleggerita (25/200) a 1,2725 (area 1,2700/50). Possibili acquisti (25/200) su discese in area 1,2600/50.

UsdJpy (PC 77,99): dai minimi di inizio febbraio a 76, un rally sostenuto riporta il cambio a ridosso di 84,20 a metà marzo. Riprende quindi il movimento ribassista dominante, culminato nel minimo del 1° giugno a 77,66. Le quotazioni quindi iniziano a muoversi lateralmente, al di sotto della resistenza in area 80,00/85, per poi toccare un nuovo minimo il 13.09 a 77,13.

Per le prossime settimane. Finché il cambio staziona al di sotto di 80,00/85 il quadro tecnico rimane molto debole. Per un segnale di rinnovata positività per i mesi a venire occorre il superamento di 82,00 (poco probabile, con obiettivo 83,00-84,00). La rottura di 77,00/60 darebbe un segnale di ripresa del movimento ribassista dominante, con primo obiettivo i minimi di inizio febbraio a ridosso di 76.

STRATEGIA esposizione: 200/200. Mantenere.

EurJpy (PC 100,63): dai minimi di metà gennaio a ridosso di 97 è iniziato un forte rally con un picco a 111,44 (max 21 marzo), seguito da un’inversione di tendenza che ha riportato il cross a registrare i nuovi minimi dell’anno il 24.07 a 94,12. Il cross è quindi risalito verso 103,85, per poi consolidare verso quota 100.

Per le prossime settimane. Il miglioramento del quadro tecnico dell’ultimo bimestre allontana i rischi di prossimi avvitamenti ribassisti ma non è ancora sufficiente per allontanare del tutto la possibilità di nuove fasi di debolezza. Rinnovata debolezza su ritorni sotto 99,50 e ripresa delle vendite alla perforazione di 98 (prematuro), con conferma sotto 96,80. Un segnale di stabilizzazione per i mesi a venire si avrebbe solo su consolidamenti sopra 102,00-103,85 (poco probabile); positività solo sopra 105,50 (improbabile).

STRATEGIA esposizione: 150/200. Alleggerita (50/200) a 103,42 (area 103,00/84). Possibili acquisti (50/200) su discese in area 99,75-100,25.

Fonte: Banca Sella

Utili. L’anno prossimo, secondo molte stime, gli utili operativi dell’SP 500 eguaglieranno (e per qualcuno supereranno) il massimo storico del 2007. Forse c’è un eccesso di ottimismo in queste proiezioni. Si sottovaluta l’impatto fiscale crescente e si sopravvaluta la portata del rialzo delle materie prime, il cui prezzo ha molta importanza su un grande numero di titoli ciclici. L’idea di fondo comunque rimane, il decoupling degli utili dai problemi strutturali del mondo è un dato di fatto.

Differenze. Gli stessi utili venivano prezzati 1550 nel 2007 e sono prezzati 1100 oggi. Sono forse saliti i tassi? No di certo, dal 5 di allora siamo scesi a zero. Si tratta allora di una sottovalutazione temporanea? No, nemmeno questo è vero. A fine 2007 le stime per l’SP per fine 2008 erano comprese tra 1500 e 1800 (si finì in realtà a 900). Le stime per il 2011, per quei pochi che hanno il coraggio di farle, non vanno oltre 1300, massimo 1350. Restano sempre 500 punti di scarto. Perché?
Passato. Negli anni Novanta e nei Duemila fino al 2008 i problemi strutturali esistevano già, ma erano perfettamente asintomatici. Si parlava anche allora di squilibri insostenibili (troppo debito privato, troppo risparmio cinese e troppo consumo in America), ma le crisi del 1987, del 1997- 1998 e del 2001 non derivarono direttamente da questioni strutturali (se non localmente, in Thailandia, Indonesia e Corea per qualche mese tra il 1997 e l’anno successivo). I mercati (e alla fine anche i policy maker) avevano quindi imparato a rimuovere questi aspetti, come chi ha sentito troppe volte gridare al lupo e alla fine non ci crede più. Un ambiente privo di freni inibitori, dunque, terreno di coltura ideale per le bolle.

Futuro. Pochi pensano sul serio che un giorno avranno un infarto prima di averlo, anche se i loro parametri sono allarmanti. Dopo l’infarto, l’idea che potrà ricapitare (e magari essere fatale) resta fissa in testa anche se si sta a dieta, si fanno le lunghe passeggiate consigliate dal medico e si correggono gradualmente i parametri. C’è una perfetta simmetria. Prima si peggiora continuando a non preoccuparsi, dopo ci si continua a preoccupare anche se si migliora.

Ronde. I bond vigilantes degli anni Ottanta erano ferocemente attenti all’inflazione. La generazione attuale è ferocemente attenta al merito di credito. Il risultato è lo stesso, nessuna tregua per i governi individuati volta a volta come carenti o colpevoli. Allora ci vollero 15 anni per debellare l’inflazione, ora occorrerà altrettanto, se non di più, per il debito pubblico. I credit vigilantes lo sanno, ma non faranno sconti sui disavanzi, da portare sotto il tre per cento in tre-quattro anni al massimo.
Sottovalutazione. Probabilmente a Summers non dispiacerebbe avere borse leggermente sopra le righe, il che è comunque positivo perché dimostra sensibilità verso i mercati. Strutturalmente, tuttavia, i rischi di crisi fiscali e bancarie indurranno le borse a rimanere cronicamente sottovalutate, per lo meno rispetto a quello cui ci eravamo abituati nei due decenni passati.

Cina. Stiamo diventando sempre più dipendenti dalla crescita cinese e questo è già un problema in sé. Le questioni strutturali cinesi sono quindi a pieno titolo anche questioni nostre. La dirigenza politica, in questi anni, ha tirato molto la corda rispetto alle disuguaglianze sociali, al prezzo delle case che a Shanghai e Pechino è diventato inaccessibile e agli 8200 veicoli d’investimento immobiliare che gli enti locali hanno creato per vendere loro terra ed edificabilità, in un connubio (per non dire coincidenza fisica), tra politici e imprenditori, che fa sembrare oratoriali conflitti vissuti come scandalosi alle nostre latitudini.

Victor Shih. Non ci sono statistiche ufficiali sugli 8200 veicoli. Il mondo intero si sta servendo di un calcolo fatto da un assistente della Northwestern University, un politologo sino-americano di nome Victor Shih che sul suo (molto interessante) blog ha stimato in 11 trilioni di renminbi, il 30 per cento del Pil, il debito totale di queste opache entità. Dalla Cina sono arrivate mezze smentite e dichiarazioni ufficiose che il problema c’è ma è sotto controllo. Pochissime cifre, però, e tutte vecchie.

Subprime. Qualcosa nell’aria fa pensare che la questione ha raggiunto il punto di ebollizione. Un membro del comitato monetario della banca centrale dichiara al Financial Times che il problema immobiliare è molto, molto più fondamentale e più grande di quello che ha portato alla crisi finanziaria in America e in Inghilterra. Si unisca questo allo sciopero negli stabilimenti Honda del Guangdong.

Allarme rosso. Noi in Occidente vediamo questi problemi da un punto di vista economico e finanziario. Nel quartiere murato dove vive la dirigenza cinese queste cose sono viste come un serio, molto serio problema politico. Tienanmen insegna che nel Dna del partito comunista cinese ci può essere uno stupefacente pragmatismo sulle libertà economiche ma quando si tratta di mantenimento del controllo politico e sociale si sfiora la paranoia.
Priorità assoluta. Dopo la crisi dell’euro si è pensato che la Cina avrebbe allentato la morsa sul settore immobiliare, volano insostituibile per la crescita. Una lettura economicista, probabilmente. La dirigenza del partito si è resa invece conto del fatto che il modello seguito finora è viziato e porta a un aumento troppo veloce dei prezzi delle case. La scelta di abbattere le quotazioni immobiliari di almeno un terzo a Pechino e Shanghai e di un 10-20 per cento nel resto del paese è molto lacerante perché danneggia componenti importanti del partito, ma è stata presa e non si tornerà indietro.

Banche. Non sarà certamente sfuggito al gruppo dirigente che una caduta veloce dei prezzi avrà ripercussioni sulle banche che hanno fatto credito ai veicoli. Nelle settimane passate, del resto, le banche sono state invitate a
sostenere uno stress test basato su questi numeri. Grazie agli aumenti di capitale che sono state energicamente invitate a fare in primavera (la borsa è stata tenuta su apposta) si stima che l’urto possa essere retto. Nel caso si ricorrerà al vecchio metodo e si attingerà alle immense riserve valutarie, pari alla metà del Pil, per ricapitalizzare ulteriormente le banche.

Materie prime. La determinazione ad andare avanti nella politica del ridimensionamento dei prezzi delle case è stata letta come una notizia molto negativa sui mercati delle commodities. Al programma compensativo di sviluppo di edilizia pubblica popolare è stato dato poco credito perché in passato annunci analoghi non hanno avuto molto seguito. Se è però corretta la lettura politica della questione, questa volta si farà sul serio. Non si possono tenere troppo a lungo nei dormitori pubblici centinaia di migliaia di persone in ogni grande città. Naturalmente c’è anche una ragione economica. Un governo che ha fatto della crescita una questione di sopravvivenza deve comunque compensare i disincentivi all’edilizia privata.

Lungo termine. Si sente spesso dire che il governo cinese, dopo avere riempito il paese di dighe, autostrade, ferrovie ad alta velocità e aeroporti potrebbe presto trovarsi a corto di idee per la crescita e con una capacità produttiva in eccesso preoccupante. In realtà le case popolari e gli ospedali saranno la nuova frontiera per i prossimi anni. Un metro quadrato di casa popolare non divora meno cemento, ferro o rame di una casa da edilizia privata. Quanto ai 600 milioni di tonnellate di acciaio che la Cina è in grado di produrre (il mondo intero ne fabbricava 700 nel 1980) ci sarà certo una contenuta compressione dei margini per i produttori ma non bisogna dimenticare la scelta strategica di spingere sull’auto privata. Goldman Sachs parla di una crescita annua a due cifre dell’auto nei prossimi tre anni. Nel 2020, che è dietro l’angolo, la produzione di sole auto leggere raggiungerà un livello che fa sgranare gli occhi, ovvero 30 milioni di unità, tre volte la produzione americana di oggi.

A tutto gas. A proposito di materie prime si parla poco di una rivoluzione silenziosa in pieno corso. Dopo tante false partenze su etanolo, idrogeno, fusione fredda, vento e sole ecco finalmente uno shock da offerta positivo su una scala che diventa ogni giorno più larga. Il gas naturale non convenzionale (triturazione di rocce con perforazione orizzontale) sta cambiando non solo il futuro ma anche il presente dell’America e ha grandi prospettive anche in Cina e perfino in
qualche angolo della nostra Europa, oltre alla solita Australia che ha già tutto. Se Obama può fare la faccia feroce con BP e cacciare dalle acque profonde del Golfo del Messico tutti i produttori, americani inclusi, è perché il gas (e anche il carbone) sono oggi così abbondanti da supplire perfettamente alla minore estrazione di greggio. I mercati, comprensibilmente preoccupati per il problema strutturale del debito pubblico, non hanno ancora metabolizzato pienamente le implicazioni di lungo termine di questo shock positivo. In un mondo disperatamente a caccia di crescita la garanzia di energia abbondante, a buon mercato e geopoliticamente sicura può essere un fattore decisivo.

Marea nera. Macondo è la Chernobyl del petrolio, quanto meno quello estratto in acque profonde, e sta generando in America reazioni molto simili. Come allora il nucleare fu fermato solo in Europa occidentale, così le acque profonde continueranno a essere oggetto d’interesse in Brasile e nel Golfo di Guinea. In questi giorni il petrolio è sceso, trascinando i titoli del settore e deprimendo per questa via le borse, perché i mercati si sono fissati con l’idea del rallentamento ciclico. In realtà, almeno sulle scadenze lontane, l’interdizione dell’estrazione nel Golfo del Messico dovrebbe sostenere le quotazioni del greggio, sia pure marginalmente, e rallentare la discesa dei prezzi di gas e carbone, molto compressi anche da un forte short.

Mercati. Nell’ultimo mese i dati macro sono stati sistematicamente ignorati. La contemplazione del debito pubblico ha ipnotizzato e depresso borse e crediti, impedendo una ripresa a V dei corsi dopo la correzione. Ora si va verso un maggiore equilibrio. Confusi e storditi, molti investitori hanno chiuso le loro posizioni e si sono messi a guardare. La liquidità è scesa e la microvolatilità è salita, con bruschi salti nelle quotazioni da un’ora all’altra e chiusure a Wall Street che rovesciano in dieci minuti l’impostazione delle 24 ore precedenti. Il mercato è prezzato per un rallentamento del ciclo globale già iniziato. In realtà i segni di indebolimento sono modesti e i portafogli scarichi, condizione ideale per un cauto recupero dei corsi.

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