I mercati hanno ritrovato un minimo di fiducia a partire dalla fase di capitolazione degli investitori a cavallo di fine-settembre e inizio-ottobre con recuperi azionari anche a due cifre per i mercati europei, e perdite vistose nelle…
ASSET ALLOCATION
Abbiamo tenuto le azioni che erano (e sono tuttora) a forte sconto, concentrandoci su quelle più difensive, ora reagiremo alle notizie, aumentando dall’attuale sottopeso in caso di misure convincenti discusse nel testo.

Debito EM e US High Yield rimangono indispensabili per diversificare e limitare la volatilità dei titoli di Stato €.
Le economie emergenti hanno subito gli eventi recenti principalmente attraverso il canale del cambio, in forte sofferenza nel corso del mese di settembre. I recuperi successivi sono stati rilevanti, ma hanno evidenziato la potenziale debolezza di alcune aree, in particolare quella sudamericana, rispetto agli eventi finanziari. La volatilità del cambio garantisce flessibilità come “shock absorber” nel breve periodo, mentre inficia la capacità di governi ed aziende nel formulare previsioni per gli investimenti. In Cina, la situazione è molto più stabile. L’indice PMI rimane sopra quota 50, il rallentamento dell’attività industriale è bilanciato dalla stabilità dei consumi privati. Non accenna invece a rallentare l’inflazione, ancora sopra il 6%. Sicuramente, il rallentamento in atto nei paesi sviluppati non è positivo per la Cina e per l’area asiatica in generale. Alcuni indicatori sul commercio mondiale hanno deluso, pur restando in territorio abbondantemente positivo: le esportazioni cinesi sono cresciute del 17% (attese +20.5%).
L’atteggiamento più costruttivo assunto dalle autorità in merito alla crisi del debito Sovrano in Eurolandia ha già sortito i suoi effetti: i tassi ‘core’ risalgono di circa 40 bp dai minimi, a 2,10% e 2,15% su Bund e T-Note rispettivamente, anche se solo 10-20bp da un mese fa. Gli spread intra-EMU sono vicini ai massimi con la Grecia che sconta pienamente il default e l’Italia ferma a 370pb sulle scadenze decennali nonostante la continua presenza della BCE sul mercato secondario dei titoli governativi (gli acquisti totali sono arrivati a €165 mld., circa €35 mld in più di un mese fa) che ha certamente contribuito a mantenere il livello medio dei rendimenti a scadenza di Eurolandia relativamente stabile intorno al 4%. I Corporate spread europei sono invariati sul mese a 175bp (IG) e 740bp (Crossover), ma dopo aver raggiunto picchi di 208bp e 875bp rispettivamente. Sugli IG restiamo cauti a causa delle incertezze sui finanziari che ne rappresentano circa metà dell’indice. Più che un ritorno di appetito per il rischio possiamo dunque attribuire il recente recupero all’eccesso di negatività di fine settembre e non al flusso di notizie per ora incomplete.
Riteniamo da qualche tempo ormai, come per la crisi USA del 2007-2008, che il mercato sia destinato a non ritrovare da solo una stabilità e un nuovo equilibrio sostenibili. Questa fragilità richiede invece un impegno politico straordinario, di cui per ora non v’è solo la promessa tardiva. Riteniamo che con analogia mutuata dalla guerra fredda, sia necessario dotarsi dell’”arma letale” quale strumento di dissuasione per il mercato evitando in tal modo di doverla usare.
L’esitazione mostrata finora nel risolvere le suddette problematiche (politica dell’incertezza) hanno effettivamente fatto leva sull’effetto disciplinante del mercato per indurre molti Paesi EMU (Italia in primis) ad accelerare le proprie riforme, ma ora corre il serio rischio di aver scatenato gli istinti incontrollabili degli investitori (la paura).
Le tensioni su OIS spread (così significative nel 2008-2009) nel mercato interbancario sono anch’esse stabili con l’Area Euro sempre visibilmente più colpita: il differenziale rimane intorno a 70pb. Come già osservato, un persistenza di questa situazione porterebbe ad un credit crunch con ripercussioni negative sull’economia. Gli High Yield USA ci piacciono sempre in quanto lontani dal focolaio europeo così come il Debito Emergente (che preferiamo anche alle sole valute dei Paesi Emergenti). Gli indicizzati all’inflazione hanno perso in linea con gli altri governativi con inflazione implicita (di Break-Even) appena risalita (10bp) a 1,62% e rendimenti a scadenza del 2,35% per il paniere europeo. Come già il mese scorso, siamo neutrali (ma non positivi): ridurre su eventuali rimbalzi.
Le borse mondiali hanno recuperato parte delle perdite accumulate durante i mesi estivi: come spesso accade in queste circostanze, il rimbalzo è stato violento e guidato dai paesi che maggiormente avevano sofferto in precedenza, ossia dai listini dell’area euro e da quelli dei mercati emergenti. I motivi del recupero hanno poco a che vedere coi fondamentali, dato che nel corso delle ultime settimane al limite le notizie provenienti dal fronte microeconomico non sono state di grande supporto. Il mercato ha voluto dare un piccolo segnale di fiducia, certamente a tempo determinato, alle istituzioni politiche europee, da cui sembrano arrivare messaggi più incoraggianti, se non altro come “presa di coscienza” del problema.
Il rallentamento economico e la percezione del sentiment debole hanno messo sotto pressione le aspettative degli analisti. Le stime di crescita degli utili per i prossimi 12 mesi sono state riviste al ribasso, con una crescita attesa ora sotto la doppia cifra in Europa e passata dal 15% al 13% negli USA; non sorprende la maggiore discesa delle previsioni per quanto riguarda il vecchio continente. In effetti, le prime comunicazioni dei profitti del terzo trimestre delle 500 più grandi società americane sono incoraggianti. Al momento, hanno riportato 50 società: di queste oltre il 70% ha battuto le stime, in linea con le ottime performance dei trimestri precedenti.
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