Micheal Kosares, proprietario del Centennial Precious Metals di Denver, ha pubblicato un’interessante disamina sul…
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rapporto quasi centenario tra i prezzi dell’oro e del petrolio. Kosares, dopo avere osservato gli acquisti insistenti di oro effettuati recentemente dalle Banche centrali dell’Iran e della Giordania e dal Fondo sovrano del Qatar, si è ricordato di quanto avvenne nel lontano 1933 in occasione della vendita delle concessioni petrolifere fatta da re Ibn Saud alle più importanti società petrolifere internazionali. In tale occasione ricevette come pagamento 35mila sterline d’oro, moneta tanto popolare anche in Italia, il re la preferì saggiamente al controvalore cartaceo.
La quotazione della sterlina era di 8,24 dollari; il re ne incassò 288.365. n prezzo del petrolio era a 0,85 dollari al barile.
Una sterlina d’oro, ricorda perciò Kosares, poteva comprare dieci barili. Ai prezzi odierni invece si possono acquistare soltanto tre barili.
Una prova indiretta della sottovalutazione dell’oro. Infatti, per comperare lo stesso ammontare di petrolio del 1933 la quotazione dell’oro dovrebbe aggirarsi attorno a 5.000 dollari.
Cosa succederà, si chiede Kosares, se anche le Banche centrali dell’Arabia Saudita, del Kuwait o degli Emirati Arabi inizieranno ad acquistare massicciamente il metallo giallo? Non ci sarebbe abbastanza metallo disponibile per tutti. Nel frattempo Barclays Bank ha fissato il target del metallo a 1.620 dollari per oncia, Scotia Mocatta tra 1500 e 1.600, Deutsche Bank a 1.511 nel 2011 e 2.000 per il 2012.
E Goldman Sachs si attende un massimo di 1.690 per quest’anno. Le previsioni sono univoche. E tutte al rialzo. Se si sommasse l’interesse delle Banche centrali arabe…
Autore: Guido Bellosta
Fonte: Borsa e Finanza del 22 aprile 2011









