Analisti e trader scommettono sulla fine dei conflitti in Costa d’Avorio (big dell’offerta) che porterà alla ripresa dell’export e a una discesa dei prezzi…
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Cacao amaro. Anche per gli speculatori. Il future quotato all’Ice di New York si è allontanato dal massimo degli ultimi 32 anni perdendo nel giro di un mese oltre il 20% e violando in settimana la soglia tecnica e psicologica dei 3.000 dollari per tonnellata.
E in base a un sondaggio di Bloomberg tra gli analisti, nelle prossime sedute i prezzi potrebbero scendere di un ulteriore 10-15% se terminerà la guerra civile in Costa d’Avorio, Paese leader mondiale sul lato dell’offerta di questa soft commodity con una quota lo scorso anno del 34%.
A spingere al record le quotazioni del cacao era infatti stato lo scontro tra la fazione fedele al neopresidente Alassane Ouattara, riconosciuto dalla comunità internazionale, e quella dell’ex presidente Laurent Gbagbo, che si rifiuta di cedere la poltrona.
Un conflitto che, oltre ai numerosi morti, ha avuto anche la conseguenza di un blocco delle esportazioni dai porti di Abidjan, San Pedro e Dabou decretato da Ouattara al fine di tagliare i fondi al rivale. Ma lo stop all’export dovrà essere tolto il prima possibile visto che l’economia ivoriana dipende per il 70% dalla vendita all’estero dei suoi prodotti agricoli.
«E in quel momento – afferma Laurent Pipitene, analista dell’International Cocca Organizatìon – sui prezzi peserà l’eccesso di offerta globale, stimata per quest’anno in circa 119mila tonnellate».
Per sfruttare i movimenti del cacao, in aggiunta al future quotato sul listino di New York (offerto dai principali broker ordine attivi sul mercato italiano), al Sedex di Borsa Italiana sono disponibili sei certificati di cui due benchmark offerti da Banca Imi (Isin IT0004157399) e Rbs (NL0009482348) e quattro mini future di Rbs, due «bull» (NL0009624725 e NL0009624733) e due «be-ar» (NL0009700517 e NL0009700525).
Autore: Gianluigi Raimondi
Fonte: Borsa e Finanza del 9 aprile 2011









