A Piazza Affari le blue chip corrono più forte del resto del listino e osservando i multipli medi stimati per quest’anno dagli analisti la tendenza ha buone chance per proseguire. Forte di un rialzo superiore all’8%, l’indice Ftse Mib vanta una performance da inizio anno praticamente doppia rispetto a quella registrata dai panieri benchmark per i titoli a media e bassa capitalizzazione e dal Ftse Italia Star. Merito soprattutto di big cap del calibro di Eni, Unicredit, Enel e Generali che nell’indice principale pesano complessivamente per quasi il 50% e che, in media, hanno…
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messo a segno un balzo di oltre il 10% dalla prima seduta del 2011. E dall’analisi dei fondamentali rapportati ai prezzi attuali, il rally del Ftse Mib non mostra ancora il fiatone e sembra meglio impostato rispetto al Ftse Italia Mid Cap, al Ftse Italia Small Cap e, non ultimo, al segmento Star.
I numeri parlano chiaro. A cominciare dal ratio tra prezzi e utili (p/e), che per il primo paniere è limitato a poco più di 10,6 contro un valore superiore a 13 del secondo, a 15 del terzo e a 16,6 dello Star. Sul fronte del rendimento delle cedole, poi, il Ftse Mib non è da meno con un dividend yield di oltre il 4%, mentre le mid cap, sempre in media, possono contare su un rendimento del dividendo «fermo» a poco più del 3%; quello relativo alle «stelle» di Milano è invece al 2,4%, mentre peri titoli a bassa capitalizzazione si scende all’1,4 per cento.
Ancora, per quanto riguarda il rapporto medio tra le quotazioni attuali e il cashflmv, il paniere delle blue chip vanta a quota 3,7 il valore migliore, considerando che le mid cap evidenziano un valore superiore a 5, le small uno superiore a 6 e le «star» sono a quota 7,3. Ultimo, ma non certo per importanza, anche il ratto prìce to hook gioca a favore del Ftse Mib con un valore limitato a 0,90, seppur di un soffio inferiore a quello di mid e small cap, pari rispettivamente a 0,92 e 0,94, ma decisamente migliore se confrontato con 11,48 del Ftse Italia Star. Molteplici gli strumenti quotati sui listini di Borsa Italiana per sfruttare un potenziale ulteriore allungo del Ftse Mib.
A cominciare dai cinque Etf che lo replicano linearmente: l’Amundi Etf Ftse Mib, contraddistinto da commissioni annue totali dello 0,18% (Isin FR0010892208), il Cs Etf (le) On Ftse Mib di Credit Suisse con commissioni pari allo 0,33% (Isin IEOOB53L4X51), il Db-X-Trackers Ftse Mib di Deutsche Bank (commissioni 0,30%, Isin LU0274212538), l’Ishares Ftse Mib (0,35%, IEOOB1XNH568} e il Lyxor Etf Ft-se Mib (0,35%, FR0010Ò10827). Sono tre, invece, i certificati di tipo benchmark: uno targato Banca Imi (IT0004224413), uno di Bnp Paribas (NL0006295495) e uno di Rbs (NL0009478742).
Autore: Gianluigi Raimondi
Fonte: Borsa e Finanza del 2 aprile 2011









