Crisi politiche in Nord Africa e Medio Oriente, indebolimento del biglietto verde e driving season ormai alle porte negli Usa. Per il petrolio la miscela è stata letteralmente esplosiva. Tanto che bisogna …
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risalire al settembre 2008 per vedere i future su Brent e Wti ai livelli attuali, rispettivamente a ridosso dei 116 e 106 dollari per barile. Ma si tratta di un rally a fine corsa o un ulteriore allungo è ancora possibile? Difficile dare una risposta certa. Sta di fatto che, sul fronte dell’offerta, da inizio marzo la produzione dell’Arabia Saudita è cresciuta a nove milioni di barili al giorno, ma ad aumentare sono state solo le scorte nazionali e non l’export. Una situazione che trova riscontro nelle voci secondo cui le raffinerie europee non starebbero al momento ricevendo greggio saudita, nonostante il calo delle forniture libiche. Sul lato della domanda l’inizio imminente della drìving season negli Usa prospetta un incremento della richiesta di benzina. Ma da gli ultimi dati pubblicati dal Dipartimento dell’Energia americano risulta che le scorte di prodotti raffinati sono diminuite di circa 15 milioni barili nelle prime tre settimane di marzo registrando il calo maggiore dal 1990. L’utilizzo della capacità produttiva degli impianti è inoltre salita nelle ultime sedute all’84,1%, contro 1*83,4% stimato dal mercato. Così, in questo quadro, ha avuto ben scarsa, influenza sulle quotazioni la crescita degli stock di greggio Usa, saliti la scorsa ottava di 2,13 milioni di barili a un totale di 352,77 milioni mentre le stime degli analisti prevedevano un aumento limitato a 1,7 milioni.
Target? In base alle previsioni di Gulf Oil il livello dei prezzi del Brent salirà a quota 125 dollari per barile entro la prima settimana di maggio. E per Macquarie toccherà quota 124 nel quarto trimestre. Più cauta invece Société Generale, secondo cui entro fine anno il prezzo sarà a ridosso dei 107 dollari. Ancora, per Commerzbank l’oil tornerà a dicembre a quota 90.
Ma come sfruttare un potenziale nuovo rialzo dei corsi del petrolio? Oltre ai future scambiati all’Ice di Londra e al Nymex di New York, offerti agli investitori italiani dai principali broker ordine attivi sul mercato domestico (ma dedicati soprattutto ai trader più esperti) a Piazza Affari è possibile puntare su sei tra Etc ed Etn e un’ampia serie di covered warrant cali e certificati benchmark e leverage bull quotati al Sedex. Nel dettaglio, per quanto riguarda Etc ed Etn, solo due sono strutturati sul Brent: uno è emesso da Etf Securities sulla prima scadenza disponibile del future (codice Isin GBOOBOCTWC01) e l’altro da Deutsche Bank dotato di protezione dai movimenti del cambio tra euro e dollaro (Isin DEOOOA1AQGX1). Gli altri sono invece legati al Wti: l’Etfs Crude Oil strutturato sulla prima scadenza disponibile del future (GBOOB15KXV33) e l’Etfs Wti 2 month Oil basato sulla seconda scadenza del derivato sottostante (GBOOBOCTWK84) e il Lyxor Etn Oil (XS0416703808). A questi si aggiunge poi l’Etfs Leveraged Crude Oil, anch’esso legato al Wti e operante in leva 2.
«Nel monda quasi una lampadina su due si accende grazie al carbone». Parola di Andrea Clavarino, presidente di Assocarboni, che spiega «questa commodity si conferma leader nella produzione di energia elettrica a livello mondiale con una quota (nel 2010) del 41%, seguita a grande distanza dal nucleare con il 19% e dal gas al 16%». Confermata, in base ai dati dell’associazione, anche la leadership del carbone a livello europeo, con una quota del 33%. «In questo contesto – sostiene Clavarino – fa ancora eccezione l’Italia, benché vanti centrali all’avanguardia nei sistemi anti inquinamento con una quota ancora limitata al 12%». E mentre in Italia si continua a discutere sul giusto mix energetico da adottare, nel mondo la produzione di carbone è balzata a 6,5 miliardi di tonnellate segnando lo scorso anno un incremento dell’8%, mentre il commercio via nave è salito del 13% per complessive 971 milioni di tonnellate. Sul fronte dell’offerta spicca l’Indonesia che nel 2010 ha aumentato le esportazioni del 20% a 240 milioni di tonnellate, il 25% delle quali destinate alla Cina che anche lo scorso anno è stato un importatore netto di questa materia prima. E l’Australia, nonostante le devastanti alluvioni dello scorso dicembre, ha registrato un incremento dell’export annuo del 10% a 300 milioni di tonnellate. In Europa, le importazioni dell’Unione a 27 nel 2010 sono rimaste sostanzialmente stabili a 189 milioni di tonnellate.
«Puntare sul carbone – afferma Clavarino – significa poi puntare su una commodity democratica: mentre il 3% della popolazione mondiale controlla quasi il 54% delle riserve di gas naturale e petrolio, la stessa percentuale relativa alle riserve di carbone è controllata dal 42% circa della popolazione».
Ma come sfruttare operativamente questo scenario? «I future disponibili sul mercato sono attualmente poco liquidi – sostiene Massimo Siano, responsabile del mercato italiano di Etf Securities – per questa ragione abbiamo portato alla quotazione, anche a Piazza Affari, l’Etfx Dax Global Goal Mining, uno strumento legato a un indice che comprende le principali blue chip mondiali attive nell’estrazione di carbone». Nel dettaglio, questo prodotto, che comprende titoli quotati soprattutto al Wall Street, Hong Kong, in Canada e in Australia, è caratterizzato da un lotto minimo pari a uno e da commissioni totali annue dello 0,65 per cento, n codice Isin è IEOOB3CNHF18. Per quanto riguarda poi le singole società del settore, il sito Internet TheStr6et.com consiglia di mettere in portafoglio Consci Energy, Alpha Naturai Resources, Patriot Goal e Ardi Goal, tutti titoli quotati sul listino Usa;
Autori: Gianluigi Raimondi – Laura Magna
Fonte: Borsa e Finanza del 26 marzo 2011









