Sui rally di rame, piombo, petrolio e cotone incombe la prospettiva di un rallentamento della domanda. A pesare c’è poi il rialzo dei tassi in Cina ..
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L’indice Crb, paniere di riferimento per le principali materie prime quotate, ha recentemente toccato il top dal settembre del 2008 e la maggior parte delle commodity che lo compongono hanno segnato massimi relativi o assoluti.
Mercato a rischio bolla? Almeno in parte sembrerebbe di sì, analizzando i fondamentali della domanda e dell’offerta «fisica» oltre all’evolversi dello scenario economico e politico globale.
A cominciare dal rame, salito oltre la soglia tecnica e psicologica dei 10.000 dollari per tonnellata registrando il top storico, le cui scorte ufficiali stoccate nei magazzini del London metal exchange sono cresciute del 12% dal mimmo di dicembre e la cui richiesta si prospetta in calo dopo il rialzo dei tassi in Cina (maggior consumatore mondiale) decretato dalle autorità di Pechino per tentare di frenare l’inflazione nazionale.
Anche sul piombo, balzato di oltre il 20% negli ultimi dodici mesi, incombono la manovra monetaria di Pechino e le scorte, aumentate dell’87% nello stesso periodo e del 45% da inizio anno.
Nel comparto energy il petrolio Brent, in ipercomprato tecnico, potrebbe presto allontanarsi dai 100 dollari per barile in scia sia alla stretta cinese sia alla sempre meno probabile chiusura del canale di Suez.
Tra i coloniali poi, sul cotone, più che raddoppiato di valore all’Ice di New York negli ultimi sei mesi, il dipartimento dell’Agricoltura Usa stima un aumento dell’offerta nazionale del 5,7%.
Hanno invece buone chance di allungare ancora il passo commodity quali oro e argento, utilizzate dagli investitori per coprirsi dai rischi inflativi.
O ancora, nel settore delle soft, grano e granoturco, il cui raccolto è minacciato da una persistente siccità in Cina e dai danni provocati dal passaggio dell’uragano Yasi in Australia
Autore: Gianluigi Raimondi
Fonte: Borsa e Finanza del 12 febbraio 2011









