Toccano quota 586 i prodotti quotati sull’EtfPlus. Bosoni (Borsa Italiana): “Mentre si sta completando la copertura delle asset class, migliora la rappresentazione dei mercati ..
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Gli analisti che seguono il mercato dell’argento si contano sulla punta delle dita Eppure il metallo presenta fondamentali decisamente più allettanti dell’oro, che dovrebbero spronare le analisi e favorire acquisti da parte di gestioni, investitori e speculatori.
Non è ancora terminato il primo mese del 2011 e gli Exchange traded fund (Etf) che quest’anno hanno debuttato sull’EtfPlus hanno già raggiunto quota 23, portando così il numero complessivo di prodot-ti listati sul mercato italiano a 586 (503 Etf e 83 Etc). Gli ultimi in ordine di tempo – il 27 gennaio – a essere arrivati a Piazza Affari sono i 12 Spdr di State Street Global Advisors , che erano stati preceduti, il giorno prima, da otto db X-trackers di Deutsche Bank. Due degli strumenti appena quotati dalla ban-ca tedesca, il db x-trackers S&P 500 Etf Euro Hedged e il db x-trackers Msci Indonesia Trn Index, sono innovativi per il mercato italiano: il primo con-sente di investire sulle blue chip a stelle e strisce con una copertura che riduce l’esposizione al ri-schio cambio, mentre il secondo riflette la perfor-mance delle società indonesiane a media e alta capitalizzazione.
AVANTI CON L’INNOVAZIONE. Innovativi, dal punto di vista dell’asset class coperta, anche i due Etf appena lanciati da Deutsche Bank e legati a indici di titoli di Stato tedeschi. «L’offerta – spiega Silvia Bosoni, responsabile listing Etf di Borsa Italiana – si sta arricchendo su diversi fronti: si sta completando la copertura delle diverse asset class e al contempo si stanno migliorando le modalità di rappresentazione dei mercati su cui investire. Relativamente al primo punto, oltre a vedere prodotti legati a nuovi Paesi emergenti e di frontiera oppure legati ai future su dividendi, è la gamma degli Etf obbligazionari che sta evidenziando maggiormente un’esigenza di completamento, con strumenti su tutte le scadenze della curva dei rendimenti, Etf su obbligazioni corporate e high yield ed Etf strutturati. Per quanto riguarda invece lo sviluppo degli indici – continua – oltre a quelli fondamentali, già presenti, stanno nascendo indici evoluti che, su asset class come le materie prime, tentano di minimizzare l’eventuale effetto negativo dato dal roll-over dei future, o ancora indici che coprono, almeno parzialmente, dal rischio di cambio, permettendo un’esposizione esclusiva all’andamento del merca-to di riferimento».
LA GUERRA DEI COSTI. In parallelo allo sviluppo dell’offerta, e quindi alla maggiore concorrenza, si assiste a un generale abbassamento dei costi dei prodotti. «Il Ter, che rappresenta il costo annuo di detenzione degli Etf – spiega Bosoni – è il parametro che maggiormente viene utilizzato dagli emittenti come leva di marketing. Di conseguenza, la tendenza è di ridurlo il più possibile. Va tenuto però in considerazione che il Ter dipende anche da come lo specifico Etf viene costruito e può essere ridotto se lo strumento ottiene ricavi dal prestito dei titoli che detiene in portafoglio. Inoltre bisogna anche considerare gli altri costi, sia espliciti, come quelli di negoziazione applicati dai diversi intermediari, sia impliciti, come lo spread denaro-lettera, che rappresenta uno dei principli parametri di liquidità, nonché il tracking error», ovvero l’eventuale scostamento dell’andamento dell’Etf da quello del benchmark di riferimento. Anche Emanuele Bellingeri, responsabile di iShares per l’Italia, sottolinea che «in aggiunta al Ter, riportato nel prospetto informativo dell’Etf, vi sono altri costi di tipo implicito, cioè non definibili anticipatamente, quali quelli di ribilanciamento connessi al flusso in entrata e in uscita di titoli, le commissioni di negoziazione spread e quelle di intermediazione». Allineato Marcelle Chelli, referente per gli Etf di Lyxor in Italia (il 12 gennaio ha quotato tre nuovi prodotti obbligazionari e dal primo febbraio ne lancerà altri due del-la stessa categoria), che tra i costi implici-ti da tenere in considerazione prima di investire in un Etf segnala «lo spread bid/ask calcolato sull’ammontare che si intende negoziare, cioè la differenza tra prezzo di acquisto e di vendita, che tende ad azzerarsi se lo strumento è molto liquido». In generale, a parere di Chelli, «prima di scegliere gli strumenti il risparmiatore deve definire i propri obiettivi e la propria asset allocation. Spesso per fare questo il supporto di un consulente è molto importante. Inoltre, per motivi fiscali, è sconsigliabile l’acquisto di Etf non armonizzati, cioè non conformi alla direttiva europea Ucits IH, ai quali è applicata l’aliquota marginale Irpef e non il consueto 12,5 per cento».
Autore: Carlotta Scozzari
Fonte: Borsa e Finanza del 29 gennaio 2011









