Peter Krauth, contributing editor di Money Morning, aveva pubblicato alcuni mesi fa un articolo sulle sette cause che provocano il rialzo dell’oro «e l’inflazione non è una di queste». Le ragioni addotte da Krauth per…
Se vuoi ricevere le principali notizie riguardanti gli ETF e gli ETC iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita.
Clicca qui per iscriverti gratuitamente.
giustificare i movimenti del metallo giallo sono: la diminuzione della produzione mondiale; le difficoltà di estrarre il metallo posto in filoni auriferi sempre meno facilmente raggiungibili ; la domanda intemazionale in continua crescita; l’intervento delle Banche centrali come compratila anziché come croniche venditrici di oro; la spinta verso l’emissione di valute coperte dal metallo giallo; la crescente caccia all’oro in atto sui mercati asiatici; e infine la persistenza di un secolare mercato Toro.
Queste sette forze agiscono contemporaneamente da mesi sul mercato.
E bastano per giustificare il forte ritorno di interesse nei confronti dell’oro. Per il quale l’analista prevede il superamento di 2.500 dollari per oncia Krauth non cita invece l’inflazione. Ma il fattore inflativo potrebbe dare un’ulteriore spinta a questo movimento rialzista se gli Stati continueranno a stampare banconote.
Il guru Jim Rogers proprio pochi giorni fa ricordava ironicamente che la Terra si troverà tra poco senza alberi per l’utilizzo da parte delle Zecche di quantitativi consistenti di cellulosa per stampare nuove banconote. Ma l’inflazione non dovrebbe provocare rialzi folli nelle quotazioni se i tassi venissero innalzati.
In tal caso le previsioni sul futuro dei prezzi dell’oro diventerebbero problematiche. E il rialzo messo a segno potrebbe risentirne. In pratica si consiglia di seguire la politica decisa dagli Usa. Finché effettuano la famigerata «quantitative easing» i gold-bug gongolano. Ma se dovessero mutare decisione…
Autore: Guido Bellosta
Fonte: Borsa e Finanza del 16 ottobre 2010









