I più recenti sono 13 prodotti di Credit Suisse, soprattutto sugli emergenti Nuove offerte da Amundi e Lyxor (SocGèn)…
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Con la fine delle ferie e l’arrivo di settembre, gli emittenti tornano in massa sul mercato degli Exchange traded fund (Etf). Sono infatti numerosi i debutti sull’EtfPlus di Piazza Affari. Gli ultimi in ordine di tempo a essere sbarcati sul segmento di Borsa Italiana dedicato ai replicanti sono 13 Etf di nuova generazione targati Credit Suisse, che investono in prevalenza sui mercati emergenti.
I nuovi fondi indicizzati a partire dal 1 5 settembre sono stati quotati contemporaneamente suH’EtfPlus e sul London Stock Exchange (Lse), portando così a quota 44 i «replicanti» della casa di investimento svizzera negoziati in Italia. II lancio comprende tre prodotti su aree emergenti (Asia, America Latina e mercati emergenti europei), cui se ne aggiungono dieci agganciati a singoli Paesi quali Brasile, Russia, Cina e India. Quanto all’ex Celeste Impero, il Cs Etf (le) On Csi300 è l’unico strumento in Europa che permette di investire in azioni di classe A quotate nelle due principali Borse cinesi e non direttamente accessibili agli investitori privati stranieri. «Oggi siamo gli unici – spiega Enrico Camerini, responsabile di Cs Etf in Italia – a offrire la piena visibilità sulla composizione dei nostri Etf, che i clienti possono consultare in ogni momento sul nostro sito Internet dedicato. Li abbiamo chiamati di nuova generazione perché annullano ogni giorno il rischio di controparte, tipico degli Etf a replica sintetica, e sono perfettamente trasparenti per quanto riguarda la composizione del portafoglio». Il giorno prima, martedì 14 settembre, ha invece inaugurato le contrattazioni il Lyxor Etf Euro Stoxx 50 Dividends, che permette agli investitori di esporsi all’evoluzione dei dividendi attesi delle società dell’indice Eurostoxx50. «Il prodotto – spiega Marcelle Chelli, referente in Italia per gli Etf di Lyxor (Société Generale) – ha l’obiettivo di replicare un indice composto dai future sui dividendi delle 50 società dell’indice euro cinque e attualmente fanno riferimento ai dividendi degli anni 2010, 2011, 2012,2013 e 2014. Il valore finale del future sui dividendi di un determinato anno è pari alla sommatoria dei dividendi lordi effettivamente pagati in quell’anno dalle società che costituiscono l’indice Eurostoxx50. Pertanto chi acquista il future prevede una crescita dei dividendi attesi o realizzati rispetto alle attuali aspettative espresse dal mercato attraverso i prezzi dei future stessi. Di conseguenza – tira le somme Chelli – investire in questo prodotto significa ritenere che il mercato stimi un ammontare di dividendi attesi minore rispetto a quello che stimerà in futuro». Tuttavia, si tratta di uno strumento non indicato ai risparmiatori retail. «La sua complessità – puntualizza Chelli – lo rende adatto solo a investitori professionali sofisticati. Storicamente, a partire dal 2000, il mercato dei dividendi si è sviluppato attraverso le negoziazioni over thè counter (Otc) di hedge fund e banche di investimento a cui si sono aggiunti, più recentemente, gli scambi sui future quotati. L’auspicio è che si possa ampliare il numero e la tipologia degli investitori professionali coinvolti in virtù della maggiore semplicità operativa dell’Etf rispetto ai future». Il prodotto recentemente lanciato da Lyxor è unico nel suo genere perché, spiega il responsabile italiano, «i dividendi vengono con siderati per la prima volta come una asset class se stante». Il 7 settembre, invece, Lyxor ha quotato su Borsa Italiana due nuovi Etf azionari, che permettono di espor-si all’equity di Australia e Canada. «Entro la fine dell’anno – anticipa Chelli – contiamo di quotare in Italia altri 25 Etf, che diventeranno oltre 30 nei primi mesi del 2011. A oggi non è consentito fornire anticipazioni sui sottostanti, ma saranno strumenti meno specialistici e quindi adatti a un pubblico più ampio. Ultimamente, infatti, le emissioni di Lyxor si sono spesso concentrate sul target degli investitori professionali». Sempre il 7 settembre hanno dato il via alle negoziazioni anche 15 nuovi strumenti, suddivisi in sei azionari più otto obbligazionari, a marchio Amundi Etf, che in Italia è così salita a quota 60 prodotti.
I nuovi fondi indicizzati a partire dal 1 5 settembre sono stati quotati contemporaneamente suH’EtfPlus e sul London Stock Exchange (Lse), portando così a quota 44 i «replicanti» della casa di investimento svizzera negoziati in Italia. II lancio comprende tre prodotti su aree emergenti (Asia, America Latina e mercati emergenti europei), cui se ne aggiungono dieci agganciati a singoli Paesi quali Brasile, Russia, Cina e India. Quanto all’ex Celeste Impero, il Cs Etf (le) On Csi300 è l’unico strumento in Europa che permette di investire in azioni di classe A quotate nelle due principali Borse cinesi e non direttamente accessibili agli investitori privati stranieri. «Oggi siamo gli unici – spiega Enrico Camerini, responsabile di Cs Etf in Italia – a offrire la piena visibilità sulla composizione dei nostri Etf, che i clienti possono consultare in ogni momento sul nostro sito Internet dedicato. Li abbiamo chiamati di nuova generazione perché annullano ogni giorno il rischio di controparte, tipico degli Etf a replica sintetica, e sono perfettamente trasparenti per quanto riguarda la composizione del portafoglio». Il giorno prima, martedì 14 settembre, ha invece inaugurato le contrattazioni il Lyxor Etf Euro Stoxx 50 Dividends, che permette agli investitori di esporsi all’evoluzione dei dividendi attesi delle società dell’indice Eurostoxx50. «Il prodotto – spiega Marcelle Chelli, referente in Italia per gli Etf di Lyxor (Société Generale) – ha l’obiettivo di replicare un indice composto dai future sui dividendi delle 50 società dell’indice euro cinque e attualmente fanno riferimento ai dividendi degli anni 2010, 2011, 2012,2013 e 2014. Il valore finale del future sui dividendi di un determinato anno è pari alla sommatoria dei dividendi lordi effettivamente pagati in quell’anno dalle società che costituiscono l’indice Eurostoxx50. Pertanto chi acquista il future prevede una crescita dei dividendi attesi o realizzati rispetto alle attuali aspettative espresse dal mercato attraverso i prezzi dei future stessi. Di conseguenza – tira le somme Chelli – investire in questo prodotto significa ritenere che il mercato stimi un ammontare di dividendi attesi minore rispetto a quello che stimerà in futuro». Tuttavia, si tratta di uno strumento non indicato ai risparmiatori retail. «La sua complessità – puntualizza Chelli – lo rende adatto solo a investitori professionali sofisticati. Storicamente, a partire dal 2000, il mercato dei dividendi si è sviluppato attraverso le negoziazioni over thè counter (Otc) di hedge fund e banche di investimento a cui si sono aggiunti, più recentemente, gli scambi sui future quotati. L’auspicio è che si possa ampliare il numero e la tipologia degli investitori professionali coinvolti in virtù della maggiore semplicità operativa dell’Etf rispetto ai future». Il prodotto recentemente lanciato da Lyxor è unico nel suo genere perché, spiega il responsabile italiano, «i dividendi vengono con siderati per la prima volta come una asset class se stante». Il 7 settembre, invece, Lyxor ha quotato su Borsa Italiana due nuovi Etf azionari, che permettono di espor-si all’equity di Australia e Canada. «Entro la fine dell’anno – anticipa Chelli – contiamo di quotare in Italia altri 25 Etf, che diventeranno oltre 30 nei primi mesi del 2011. A oggi non è consentito fornire anticipazioni sui sottostanti, ma saranno strumenti meno specialistici e quindi adatti a un pubblico più ampio. Ultimamente, infatti, le emissioni di Lyxor si sono spesso concentrate sul target degli investitori professionali». Sempre il 7 settembre hanno dato il via alle negoziazioni anche 15 nuovi strumenti, suddivisi in sei azionari più otto obbligazionari, a marchio Amundi Etf, che in Italia è così salita a quota 60 prodotti.
Autore: Carlotta Scozzari
Fonte: Borsa e Finanza del 18 settembre 2010









