Timeline della storia degli ETF dalle origini americane al mercato globale di oggi

Storia ETF in America


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Storia degli ETF: le origini americane e l’evoluzione del mercato

Il primo ETF propriamente detto, lo SPDR S&P 500, debuttò sull’American Stock Exchange nel gennaio 1993. Ma la storia che porta a quel lancio comincia oltre vent’anni prima, con un’idea che all’epoca sembrava eccentrica: rinunciare a scegliere singoli titoli e limitarsi a replicare l’andamento del mercato nel suo complesso. Questo articolo ricostruisce il percorso dai primi fondi indicizzati istituzionali fino al mercato globale da quasi 20.000 miliardi di dollari di oggi.

Indice

Prima degli ETF: la nascita dei fondi indicizzati

L’idea alla base degli ETF non nasce in Borsa, ma nella ricerca accademica sui mercati efficienti sviluppata tra gli anni ’60 e ’70 da economisti come Eugene Fama e Harry Markowitz, e nel lavoro sul CAPM (Capital Asset Pricing Model) di William Sharpe. La tesi centrale: nel lungo periodo, un investitore difficilmente riesce a battere in modo sistematico la performance media del mercato, al netto dei costi di gestione e transazione.

Questa teoria trovò applicazione pratica nel luglio 1971, quando John McQuown e William Fouse, che lavoravano presso Wells Fargo Bank a San Francisco, costruirono il primo fondo indicizzato della storia. Il cliente fu il fondo pensione di Samsonite, l’azienda di valigie, che investì 6 milioni di dollari — Fouse era stato messo in contatto con Samsonite proprio da Sharpe, che forniva le basi teoriche del progetto. Il fondo replicava inizialmente un indice equal-weighted dei titoli del NYSE; nel 1976 fu sostituito da una versione più semplice, pesata per capitalizzazione, agganciata all’indice S&P 500.

Il prodotto restò per anni riservato agli investitori istituzionali. Furono John Bogle e Vanguard, nel 1976, a lanciare il primo fondo indicizzato accessibile al pubblico retail — il First Index Investment Trust, poi diventato Vanguard 500 Index Fund — portando l’idea dell’indicizzazione a basso costo fuori dal perimetro dei grandi fondi pensione.

I precursori quotati in Borsa: dal Canada agli Stati Uniti

Un fondo indicizzato, per quanto economico, restava comunque un fondo comune: sottoscrivibile e rimborsabile una volta al giorno, non negoziabile in tempo reale. Il passo successivo — rendere un paniere di titoli negoziabile in Borsa come una singola azione — richiese quasi vent’anni e passò prima dal Canada che dagli Stati Uniti.

Nel 1990 la Borsa di Toronto lanciò i Toronto 35 Index Participation Units (TIPS), che replicavano l’indice Toronto 35. Sono generalmente riconosciuti come il primo vero prodotto finanziario quotato a replica indicizzata al mondo, tre anni prima dello SPDR americano. Il prodotto ebbe successo, al punto che la Borsa di Toronto introdusse successivamente gli Hundred Index Participations (HIPS) sull’indice Toronto-100; nel marzo 2000 i due prodotti furono fusi in un unico fondo, il TSE 60 (XIU), gestito da Barclays Global Investors con circa 4,6 miliardi di dollari canadesi in gestione al momento della fusione. Quel fondo esiste tuttora, con il nome di iShares S&P/TSX 60 Index ETF.

Negli Stati Uniti, nel frattempo, l’American Stock Exchange e la Borsa di Filadelfia avevano tentato una strada simile con le Index Participation Shares (IPS) e le Cash Index Participations (CIPs), lanciate nel 1989. Il tentativo si scontrò con un conflitto di competenza tra la SEC e la Commodity Futures Trading Commission: le borse dei futures di Chicago sostenevano che questi strumenti fossero di fatto contratti future travestiti da azioni, e quindi di competenza CFTC. La controversia legale, arrivata fino alla Corte Suprema, costrinse infine la chiusura dei prodotti.

Nate Most e la nascita del primo ETF americano

Fu proprio da quel fallimento regolamentare che nacque la struttura giuridica alla base dell’ETF moderno. L’uomo dietro il progetto fu Nate Most, dirigente dell’American Stock Exchange dal 1977 come direttore dello sviluppo prodotti. Most aveva una formazione da fisico — durante la Seconda Guerra Mondiale aveva lavorato sull’acustica sottomarina per la Marina statunitense — prima di passare al mondo delle materie prime, dove fu dirigente della Pacific Vegetable Oil e in seguito presidente della Pacific Commodities Exchange.

Fu proprio l’esperienza nel settore delle materie prime a fornirgli l’intuizione chiave: allo stesso modo in cui una ricevuta di deposito su una merce stoccata può essere scambiata senza muovere fisicamente la merce, un paniere di azioni depositato presso un trustee poteva essere rappresentato da un titolo negoziabile in Borsa. Costruire un veicolo che rispettasse i vincoli della normativa sui fondi d’investimento — e non quelli, più permissivi ma più rischiosi dal punto di vista regolamentare, dei derivati — richiese a Most circa tre anni per convincere l’AMEX a investire nel progetto, e altri tre per ottenere l’approvazione della SEC.

Lo SPDR S&P 500 (Standard & Poor’s Depositary Receipts, ticker SPY) debuttò così sull’American Stock Exchange nel gennaio 1993, con un costo di gestione dello 0,20% — identico a quello del Vanguard 500 Index Fund, che già gestiva 6,5 miliardi di dollari. Most aveva 79 anni. Il debutto fu accolto bene, con un milione di azioni scambiate il primo giorno, ma l’entusiasmo iniziale si affievolì rapidamente: gli asset in gestione scesero da 461 milioni di dollari nel 1994 a 419 milioni nel 1995, prima che il prodotto trovasse una base stabile di investitori istituzionali.

L’espansione degli anni Novanta

Al successo iniziale, seppure lento, dello SPDR seguirono nuovi lanci che allargarono progressivamente la gamma di indici disponibili:

  • Maggio 1995 — SPDR MidCap (MDY), sull’indice S&P MidCap 400.
  • Marzo 1996 — WEBS (World Equity Benchmark Shares), 17 ETF su singoli Paesi esteri, poi confluiti nel maggio 2000 nella gamma iShares MSCI Series.
  • Gennaio 1998 — DIAMONDS (DIA), sul Dow Jones Industrial Average.
  • Marzo 1999 — Nasdaq-100 Trust (QQQ), diventato in breve tempo uno degli ETF più scambiati al mondo.

Al 1° gennaio 2000 erano quotati negli Stati Uniti circa 32 ETF ed ETN: un mercato ancora di nicchia, ma con le basi strutturali già definite.

Dal 2000 a oggi: dalla nicchia al mercato da 19.700 miliardi di dollari

Nel decennio successivo il mercato si allargò ad altre asset class. A luglio 2002 debuttò il primo ETF obbligazionario, l’iShares 1-3 Year Treasury Bond (SHY). Nel novembre 2004 arrivò il primo ETF sull’oro fisico, l’SPDR Gold Trust (GLD). Nel 2006 fecero il loro ingresso i primi ETF a leva e short, lanciati da ProShares. In parallelo, il modello si esportava in Europa: in Italia gli ETF debuttarono a Borsa Italiana nel settembre 2002, con la creazione del mercato dedicato ETFplus nell’aprile 2007.

La crescita ha accelerato in modo marcato nell’ultimo decennio. A fine 2025 il mercato ETF globale valeva circa 19.700 miliardi di dollari, distribuiti su circa 13.900 strumenti, con flussi netti nell’anno pari a 2.240 miliardi di dollari — il quindicesimo anno consecutivo di raccolta netta positiva (dati J.P. Morgan Asset Management). Solo il mercato europeo ha superato i 3.000 miliardi di dollari di masse in gestione a fine 2025, in crescita del 39,96% su base annua. L’ultima fase di espansione riguarda gli ETF a gestione attiva, che restano fondi UCITS a tutti gli effetti ma applicano selezione titoli anziché replica passiva: a livello globale l’AUM di questo segmento è passato da 122 miliardi di dollari nel 2020 a oltre 2.120 miliardi nel primo trimestre 2026.

Domande frequenti

Qual è stato il primo ETF della storia?

Dipende dal criterio. Il primo prodotto quotato a replica indicizzata in assoluto furono i TIPS canadesi, lanciati sulla Borsa di Toronto nel 1990. Il primo ETF nel senso moderno del termine, tuttora attivo, fu lo SPDR S&P 500 (SPY), debuttato sull’American Stock Exchange nel gennaio 1993.

Chi ha inventato l’ETF?

Nate Most, dirigente dell’American Stock Exchange con un passato da fisico e da trader di materie prime, ideò insieme al suo team la struttura giuridica alla base del primo ETF americano, applicando al mercato azionario un principio mutuato dal settore delle materie prime: la ricevuta di deposito negoziabile.

Perché il primo fondo indicizzato fu creato per Samsonite?

Perché il fondo pensione dell’azienda fu il primo investitore istituzionale disposto a investire 6 milioni di dollari nell’approccio sperimentale sviluppato da John McQuown e William Fouse presso Wells Fargo, su indicazione di William Sharpe.

Quanto tempo ha impiegato il mercato ETF a crescere?

Dal lancio dello SPDR nel 1993, il mercato ha attraversato una fase iniziale di adozione lenta — con masse in gestione che si sono addirittura ridotte tra il 1994 e il 1995 — prima di accelerare stabilmente dagli anni 2000 in poi, fino a raggiungere i quasi 20.000 miliardi di dollari di masse gestite a livello globale a fine 2025.

Quando sono arrivati gli ETF in Italia?

Gli ETF debuttarono a Borsa Italiana il 30 settembre 2002, sul segmento MTF del Mercato Telematico Azionario. Il mercato dedicato ETFplus fu creato nell’aprile 2007.

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