La corsa del lingotto favorisce la concentrazione delle società del settore Da inizio anno sono state rilevate operazioni per 37,5 miliardi di dollari…
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Se l’oro brilla, i titoli auriferi fanno faville. Compiici i dubbi sulle tempistiche delle ripresa economica mondiale e i conseguenti ribassi del mercato azionario in settimana il lingotto ha segnato il top da fine giugno, superando i 1.250 dollari per oncia registrando una performance mensile del 5%. Di riflesso a questo allungo, e soprattutto in scia alla febbre dell’M&A, l’indice Nyse Arca Gold Bugs, paniere di riferimento per le big cap attive nell’estrazione del metallo prezioso, ha però messo a segno un balzo superiore al 10% nello stesso periodo. E stando agli ultimi rumor, alle notizie e alle previsioni degli analisti il trend rialzista ha buone chance per proseguire anche nelle prossime sedute. La blue chip australiana big Newcrest Mining ha infatti annunciato di voler comprare la connazionale Lihr Gold. Un’operazione da 9,4 miliardi di dollari Usa, relativamente piccola ma che secondo Merrill Lynch potrebbe anticipare un’ondata di altre iniziative analoghe. Soprattutto in considerazione della liquidità che caratterizza le società del comparto, visto che l’oro sembra essersi ormai stabilizzato oltre i 1.200 dollari per oncia Nel frattempo, da inizio anno l’attività M&A del settore vanta già, tra operazioni completate e annunciate, 37,5 miliardi di dollari messi sul piatto. Per sfruttare questa situazione, tuttavia, occorre di volta in volta individua-re la preda. Un’impresa ardua visto che spesso è nota solo dopo che i prezzi sono già balzati. Più semplice (e meno costoso in termini di commissioni) puntare sull’Amex Gold Bugs, sul quale a Piazza Affari sono stati strutturati un Etf emesso da Market Access (Isin LU0259322260) e un certificato di tipo benchmark targato Royal Bank of Scotìand con scadenza al 30 novembre 2011 (Isin NL0000705044).
Autore: Guido Bellosta
Fonte: Borsa e Finanza del 04 settembre 2010









