Secondo molte banche d’affari i corsi del metallo rosso sono scesi troppo, soprattutto in relazione al calo delle scorte. Peggiora il grado di purezza….
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La crisi di fiducia degli investitori ha corroso il rame in Borsa, ma non nei fondamentali. Negli ultimi tre mesi il future quotato al London Metal Exchange ha perso quasi il 20%, in un movimento che ha portato i corsi al di sotto della soglia tecnica e psicologica dei 7.000 dollari per tonnellata. «Una correzione eccessiva», fanno notare gli analisti di molte banche d’affari, tra cui Credit Suisse, Goldman Gachs, Commerbank e Hsbc. Specie considerando che le scorte ufficiali stoccate nei magazzini della Borsa di Londra sono scese in settimana a 439.000 tonnellate, segando il minimo da fine novembre. Non solo. Da Codelco e Freeport-McMoran Copper, a livello mondiale le due maggiori compagnie minerarie attive nell’estrazione del metallo, fanno poi notare che il grado purezza dell’output è attualmente il peggiore degli ultimi vent’anni. Tanto che da Macquarie Bank avvertono che nel 2011 il deficit di offerta potrebbe salire al top dal 2004. Sul fronte della domanda poi, secondo gli esperti di Morgan Stanley, l’anno prossimo la richiesta globale di rame aumenterà del 6,4%, sfiorando le 20 milioni di tonnellate. E a trainare il mercato, stando alla view dell’istituto, sarà ancora la Cina, per quel periodo presupposta fuori dall’impasse del rallentamento economico che attualmente l’attanaglia.
Per sfruttare un potenziale recupero dei prezzi del rame, a Piazza Affari sono disponibili due Etc, entrambi emessi da Etf Securities, uno di tipo lineare con commissioni annue totali dello 0,54% (Isin GBOOB15KXQ89) e l’altro leveraged con commissioni dell’1,03% (JEOOB2NFTF36), due certificati di tipo benchmark emessi da Banca Imi (IT0004157407) e Rbs (NL0009480359) e due leverage certificate di tipo «Mini future» targati anch’essi Rbs (Isin NL0009009372 e NL0009288042).
Fonte: Borsa e Finanza del 10 luglio 2010









