I dati macro economici mondiali e quelli relativi alle trimestrali delle aziende quotate in Borsa indicano che un investitore dovrebbe essere ricompensato nell’assumere oggi un rischio azionario, poichè il relativo premio è ora più ampio del normale e le società sono ben posizionate per generare un…
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significativo miglioramento di profitto anche con una modesta crescita del fatturato. Tuttavia uno dei rischi principali ipotizzabile consiste in una ulteriore minore crescita economica a livello globale. I Paesi Occidentali dovranno, infatti, introdurre dei piani di risanamento fiscale per ridurre il livello di deficit annuale. Ciò si tradurrà in una riduzione della spesa pubblica e comporterà condizioni fiscali più restrittive. Una diretta conseguenza di questa situazione sarà l’aumento del divario all’interno dell’Eurozona fra i Paesi più deboli e i Paesi più virtuosi e tra l’Europa e gli Stati Uniti con questi ultimi favoriti.
Ma perché conviene investire adesso a Wall Street? Innanzitutto il mercato azionario americano pesa per oltre il 50% della capitalizzazione totale dei listini azionari globali (fonte: www.Rimes.com al 20 maggio 2010) e quindi resta in ogni caso il punto di riferimento mondiale per tutte le Borse. Inoltre, negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno dimostrato di essere in grado di adattarsi di fronte alla stretta monetaria cinese e, più recentemente, di far fronte alla turbolenza nell’Eurozona. Peraltro, sul lungo periodo, il costo (in termini di minori performance) per gli investitori non americani che non sfruttano le potenziali opportunità di investimento in un mercato esterno al proprio, in particolare quello americano, può rivelarsi elevato. Gli investitori sovraesposti nei loro mercati locali rischiano, infatti, di perdere importanti occasioni di investimento e quindi possibili interessanti extra rendimenti. I portafogli di questi investitori inoltre non si possono neanche definire ben diversificati. I vantaggi di orientarsi sul mercato americano per un investitore straniero stanno nell’asset allocation strategica e nella diversificazione offerta dal mercato azionario più vasto e più liquido del mondo, oltre che nell’esposizione all’economia più grande.
Un’economia, quella americana, caratterizzata da un maggiore sviluppo, che sta producendo dati positivi consistenti e che suggerisce che il recupero é in corso. La crescita degli utili delle società quotate é stata straordinariamente imponente, con previsioni di aumento per le aziende dell’indice S&P500 di circa il 30% nel 2010 e di un ulteriore 17% per il 2011 (fonte: Thomson Reuters).
La ripresa economica negli Stati Uniti è ad uno stadio più avanzato di quella europea. In particolare le aziende statunitensi hanno implementato ristrutturazioni più aggressive di quelle fatte dalle controparti europee, si pensi per esempio nel settore auto, migliorando l’efficienza produttiva e conseguentemente i margini. Inoltre Wall Street vanta anche un numero elevato di multinazionali che beneficiano della crescita sostenuta dei paesi emergenti.
In Asia, in particolare, è ormai strutturale l’aumento della domanda da parte di una crescente classe media che indirizza i propri acquisti soprattutto verso prodotti con elevato contenuto tecnologico / industriale (automobili, pc, televisori HD, smart phones) e verso prodotti di consumo firmati da marchi internazionali. Va ricordato, a tale proposito, che quando si investe in una società con sede negli Stati Uniti, non si investe soltanto negli States ma nelle economie multinazionali della Coca-Cola, Microsoft, Exxon Mobil, General Electric, Chevron, At&t, McDonald’s, Wal-Mart e IBM, tutte con elevato potenziale di crescita e importante presenza globale.
Tuttavia, si sta facendo strada la convinzione che non si assisterà, come è accaduto invece nel rally di Borsa dai minimi del 2009, ad un rialzo indistinto di tutto il listino azionario ma che, al contrario, possa prevalere un periodo durante il quale siano i fondamentali delle società a guidare la ripresa dei prezzi delle società. In pratica ci si aspetta una forte riduzione nella correlazione fra i titoli azionari: le quotazioni delle aziende quotate dovrebbero iniziare a muoversi reagendo maggiormente a notizie legate alla società, favorendo così gli investitori che si basano sui fondamentali.
Coloro che faranno ricorso ad ampie strategie di mercato generaliste non potranno ottenere performance interessanti: al contrario emergeranno, in questo scenario, i gestori capaci di offrire una capacità di selezione dei titoli superiore alla media e portafogli di qualità sfruttando il disallineamento tra i fondamentali e i prezzi di mercato.
PowerShares FTSE RAFI US 1000 Fund
Per coniugare l’esigenza di prendere posizione sui fondamentali di Wall Street e, al contempo, utilizzare uno strumento finanziario semplice, efficiente e trasparente, si può scegliere il PowerShares FTSE RAFI US 1000 Fund: un ETF che replica fedelmente l’indice omologo messo a punto da FTSE RAFI al netto del costo annuo (Ter) di 39 punti base (0,39% su base annua).
L’indice FTSE RAFI US 1000 ha l’obiettivo di replicare la performance dei principali titoli azionari USA, selezionati in base ai seguenti quattro indicatori fondamentali delle dimensioni societarie: patrimonio netto, ricavi, vendite e dividendi. I 1.000 titoli azionari con i fondamentali più solidi vengono ponderati in base al punteggio calcolato su tali valori. Gli indici ponderati in base ai fondamentali mirano alla determinazione del reale valore di ogni società ed elaborano variabili fondamentali non soggette a oscillazioni dei prezzi di mercato. I risultati ottenuti negli anni dimostrano che le performance sono parzialmente influenzate dalle bolle finanziarie e consentono di evitare di avere esposizioni eccessive i titoli sopravvalutati, approccio che costituisce un potenziale difetto degli indici a capitalizzazione di mercato.
Gli indici FTSE RAFI, in particolare, offrono i vantaggi di una strategia di gestione quantitativa attiva unitamente ai punti salienti dell’investimento passivo: minori costi di rotazione, selezione trasparente basata su regole precise, e mantenimento di un’elevata capacità di investimento.
Per l’investitore è importante inoltre sapere che l’ETF PowerShares FTSE RAFI US 1000 Fund ha dimostrato ampiamente sul campo di essere in grado di fare meglio dell’S&P500 sia in uno scenario rialzista che in uno ribassista. Dal 29 dicembre 2008 al 20 maggio 2010, a fronte di un rialzo 23,25% (che sale al 27,25% con i dividendi del periodo) dell’S&P500 l’ETF PowerShares FTSE RAFI US 1000 Fund si è apprezzato di quasi il doppio (+45,46%, ovvero il 48,26% includendo i dividendi). Dal 28 dicembre 2007 al 20 maggio 2010, con l’S&P500 in perdita del 27,52% (che scendeva al -23,38% includendo le cedole azionarie), l’ETF PowerShares FTSE RAFI US 1000 Fund limitava le perdite al 18,84%, ovvero al 15,35% tenendo conto dei dividendi staccati (fonte: Bloomberg).
Profilo dell’ETF
Nome: PowerShares FTSE RAFI US 1000 Fund
Indice: FTSE RAFI FTSE RAFI US 1000 Index
Ticker su Borsa Italiana: PFT
TER: 39 punti base
Distribuzione dividendi: trimestrale
PowerShares EQQQ Fund
Per coloro che, al contrario, volessero evitare di investire nei titoli finanziari, alla luce anche delle recenti forti oscillazioni di Borsa che hanno caratterizzato il settore (sia a seguito delle accuse mosse dalla Sec alla Goldman Sachs e ad altri istituti di credito americani e sia per la crisi del debito sovrano), c’è poi la soluzione dell’ETF PowerShares EQQQ Fund.
Si tratta dell’ETF che consente di investire nell’hi tech, settore del quale fanno parte molte aziende con solidi bilanci, consistenti flussi di cassa, valutazioni attraenti e, soprattutto, caratterizzato da una dinamica dei profitti attesi 2010 superiore alla media di mercato (fonte: Thomson Reuters).
Se si sottoscrive il PowerShares EQQQ Fund si investe in pratica sul NASDAQ-100 Index: il basket delle maggiori 100 aziende non appartenenti ai settori finanziari quotate sul listino azionario NASDAQ.
Si tratta di un ETF caratterizzato da tre peculiarità. La prima riguarda la sua estrema liquidità in virtù del patrimonio sottostante: circa 700 milioni di dollari nell’EQQQ in versione europea e oltre 17 miliardi di Usd nell’equivalente ETF quotato sul listino Usa (dati al 31 dicembre 2009).
La seconda riguarda l’accurata replica dell’indice di riferimento ottenuta investendo, di norma, in tutti i titoli dell’indice senza utilizzare derivati; è, in pratica, quello che si definisce un ETF cash based senza cioè il rischio controparte: quest’ultimo è invece insito negli ETF swap based che replicano un indice tramite l’uso di strumenti derivati. La terza peculiarità fa riferimento all’accesso semplice al mercato: l’EQQQ è un fondo UCITS III (il che garantisce la massima trasparenza degli investimenti in portafoglio) ed è quotato su cinque listini europei: Borsa Italiana, NYSE Euronext Paris, Deutsche Boerse, Swiss Stock Exchange e London Stock Exchange.
Inoltre presenta costi annui contenuti (il suo Ter annuo si attesta entro i 30bp), può essere negoziato, tramite il market maker, in euro o in dollari e ha registrato performance più brillanti rispetto all’S&P500: nel 2009, PowerShares EQQQ Fund ha realizzato un guadagno del +54,15% contro il 26,47% dell’S&P500 pari cioè ad un extra rendimento di 27,68 punti percentuali.
Profilo dell’ETF
Nome: PowerShares EQQQ Fund
Indice: Nasdaq-100 Index
Ticker su Borsa Italiana: EQQQ
TER: 30 punti base
Distribuzione dividendi: trimestrale
Fonte: ETFWorld – Invesco









