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Tutti parlano di oro: E’ ora di vendere

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La Cina potrebbe dimezzare Timport e vendere metallo rosso. Come già sta facendo con l’alluminio…

Graham Summers ha pubblicato un articolo negativo sul dollaro. In particolare sottolinea i rapporti deficit/pil e debito/pil in Europa.

Il Regno Unito svetta nel 2009 con un rapporto deficit/pil del 13%, segue la Grecia con il 12,5%, la Spagna con l’I 1,25%, l’irlanda con il 10,75%. L’Italia con il 5,3% non è mal messa Summers ricorda che con un deficit previsto per il 2010 di 1,7 trilioni di dollari gli Stati Uniti dovrebbero denunciare un deficit attorno al 12,3%. Più o meno come la Grecia. Se poi si analizza il rapporto debito/pil annuale aggiungendo nella voce del debito le passività della Social Security, di Medicare, di Fannie e Freddie si tocca l’impressionante rapporto del 421%.

Gli Stati Uniti versano in una situazione che Graham Summers non esita a definire «as bad if not worse than Greece» (come la Grecia, se non peggio, ndr).

Prima o poi, la comunità finanziaria si renderà conto della grave situazione in cui versa il dollaro. La spirale dei debiti si fermerà forzatamente. Analoghi commenti negativi giungono da altri osservatori statunitensi del mercato monetario e dei metalli preziosi. Tutti sono sorpresi per l’improvviso arretramento dei metalli preziosi, cui sono preferite banconote di carta. Ma i golIlbugs dimenticano che i mercati non possono continuare a funzionare a senso unico. Avevano toccato a metà maggio livelli di ipercomprato impressionante.

E la stampa finanziaria non parlava che di nuovi stellari target price per il metallo giallo.

Quando questo succede è tempo di abbandonare l’investimento aureo.

Si tornerà a investire al superamento del recente massimo. Il mercato è sempre aperto. Basta attendere.

Autore: Guido Bellosta

Fonte: Borsa e Finanza del 29 maggio 2010

dimostrazione di quanto volatile ovvero rischioso possa essere scommetterci. Gli scettici sulla sua validità come bene rifugio avvertono che il declino continuerà perché sta calando la domanda da parte dei non-investitori — per esempio dei gioiellieri, che rappresentano metà del mercato globale dell’ oro, a causa dei tagli dei consumi di lusso — mentre cresce la produzione delle miniere (+7% nel 2009) e la gente continua a vendere l’oro di famiglia per pagare i debi-ti (1.700 tonnellate nel 2009, un record storico). Per il partito antioro è l’inizio dello scoppio di una Bolla speculativa con il ritorno sotto 1.000 dollari per oncia, ai livel-li di un anno fa. Per Ro-senberg invece è un’occasione di investimento per i risparmiatori che avevano perso la fase di rialzo precedente.

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