Tutti gli strumenti, dagli Etc che scommettono sul metallo giallo, agli Etf su Zurigo, ai veicoli immobiliari. In attesa che diventi operativo Pinacotheca di Sorgente, primo fondo d’arte……
«II valore di un Canaletto non può andare a zero. E non può diventare una Enron». Sarà la scoperta dell’acqua calda ma Piùlippe Hoffman, ceo del The Fine Art Fund Group, società di gestione britannica che tratta quadri e sculture come una asset class, ne ha fatto la sua filosofia. E oggi potrebbe essere premiato. Prima le banche, poi la Grecia. La crisi sembra infinita Le Borse traballano fino a scricchiolare. E pure i titoli di Stato di economie importan-ti dell’Europa, non sono più così privi di rischi. Dunque, rimane l’ultima possibilità, i porti sicuri, i beni rifugio, nella speranza che non si tratti dell’ultima spiaggia. Prendiamo l’arte, appunto: il 5 maggio, a New York, Sotheby ha rilevato un’attività frizzante tanto che in un’unica asta ha totalizzato 195,7 milioni di dollari, più del totale di novembre (181,7 milioni) e il triplo di maggio 2009 (61,37 milioni). Come potrebbe un investitore cavalcare quest’onda diversificando il rischio? Ad esempio, acquistando quote del The Fine Art Fund I, che ha distribuito a fine 2009 la prima cedola ai sottoscrittori dopo aver venduto gli ultimi due dipinti in portafoglio con un guadagno del 34 per cento. La logica di questi fondi è semplice: si comprano opere d’arte diversificando per periodi e tipologie e in un orizzonte temporale lungo (10 anni) con lock-up a tre-cinque anni. I costi sono alti: oltre alla commissione di ingresso tra il 2 e il 5%, c’è quella di gestione (circa il 3%) e di performance (un esorbitante 20%). In Italia, l’unico esperimento del genere è Pinacotheca, un fondo già autorizzato da Banca d’Italia e creato da Vegagest ora in pancia alla romana Sorgente Sgr, ma ancora non operativo. «Era un prodotto concepito in tempi di mercati liquidi – dice a B&F Stefano Cervone, di Sorgente Sgr – Con la crisi abbiamo ritenuto di non lancia-re qualcosa di innovativo che non avrebbe potuto incontrare nessun favore. Comunque stiamo in allerta e pronti a rilanciare Pinacotheca appena possibile».
CASE & CO. Sorgente ha in portafoglio anche alcuni fondi immobiliari, che investono in edifici storici e di pregio, al confine con l’arte. «Noi amiamo parlare di immobili irripetibili – afferma Cervone – meglio se hanno caratteristiche di unicità tali da renderli trofei». Tra i fondi di Sorgente, Caravaggio ha reso nell’ultimo anno il 16,6 per cento. «In portafoglio – continua il gestore – c’è, per farle un esempio, un palazzo liberty in via del Tritone a Roma, dotato di autorimesse, molto rare in zona. C’era un albergo di categoria minore, lo abbiamo rilevato e ristrutturato. D rendimento è stato eccezionale». A offrire rendimenti a due cifre sono molti dei 23 fondi immobiliari quotati su Borsa Italiana: ad esempio l’Olinda Fondo Shops (21,7%), il Beta Immobiliare (17,5%), Investietico (16,9%) e Unicredit Imm. Uno (14,1%). «Il problema di questo mercato – dichiara a B&F Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – è che il mercato per il retali è piccolo. E i fondi chiusi sono illiquidi. Ma c’è fame di questi strumenti difensivi. E sull’immobiliare indiretto finiranno molti dei 90 miliardi di euro tornati grazie allo scudo fiscale, mentre un miliardo è già stato speso in acquisti diretti di immobili». E che ci sia appetito anche da parte delle famiglie, lo di mostrano i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia del Territorio: nel primo trimestre del 2010 le compravendite sono aumentate del 3,4%, per la prima volta dopo tre anni di cali.
ORO. Anche l’oro, bene rifugio per eccellenza, resta un affare nonostante il rafforzamento del biglietto verde. Da inizio anno il prezzo spot dell’oro ha segnato un rialzo di circa l’8% e, se calcolata in euro, questa performance sfiora il 25%. Diversi, a Piazza Affari, gli strumenti per sfruttare questo scenario. A cominciare dagli Etc emessi da Etf Securities. Nel dettaglio, due di questi, l’Etfs Phisical Gold (Isin JEOOB1VS3770) e l’Etfs Gold Bullion (GBOOBOOFHZ82) sono strutturati sull’oro «fisico» e prevedono il deposito nei caveau di Hsbc a Londra. Su entrambi gli scambi si sono molto intensificati negli ultimi sei mesi, passando a 103 contratti venduti al giorno dai 71 del semestre precedente per il Phisical Gold. E a 92 da 69 per il Gold Bullion. Discorso che vale anche per gli altri Etc. Come l’Etfs Gold, strutturato sull’indice Dj-Ubs Gold (GBOOB15KXX56). Per amplificare i potenziali rialzi del lingotto esiste, ancora, l’Etfs Leveraged Gold (JEOOB2NFTL95). In alternativa, sul mercato Sedex di Borsa Italiana sono disponibili sei certificati di tipo investment, sette di tipo leverage e 38 covered warrant.
SVIZZERA. Infine, il forziere elvetico. Porto sicuro soprattutto ora che il franco svizzero ha segnato il top storico nel cambio contro euro in area 1,40. Così, negli ultimi sei mesi a Zurigo l’indice Smi ha segnato un rialzo di circa il 4,5% in euro. Anche in valuta locale, nello stesso periodo, il paniere ha contenuto le perdite a meno dell’1% (contro una discesa del 9% dell’Eurostoxx 50). Per puntare su un poten allungo della Borsa rossocrociata, a Pia za Affari sono disponibili 2 Etf, il Db x-trac kers Smi (Isin LU0274221281) e il Power shares Ftse Rafi Switeerìand. Due inoltre i certificati al Sedex, uno di tipo benchmark (NL0000099166) e un «mini future» (NL0009006972), entrambi emessi da Rbs.
Autore: Laura Magma e Gianluigi Raimondi
Fonte: Borsa e Finanza del 22 maggio 2010









