Monete 1

Al gestore l’Etf piace liquido e con valuta poco «esotica»


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Investono nei replicanti i più grandi fondi europei e anche gli hedge fund. Ma il mercato del Vecchio Continente deve ancora migliorare…..

Ormai sono numerosi i gestori che utilizzano, per vari scopi, Exchange traded fund nella propria strate-gia d’investimento. Le ragioni possono essere molteplici: esposizione diretta a mercati difficili da penetrare, strategie short o di copertura, asset allocation tattiche che seguono il ciclo economico o semplici esigenze di liquidità. Proprio l’utilizzo dei replicanti nelle strategie d’investimento dei manager e degli operatori istituzionali potrebbe portare il mercato europeo degli Etf a crescere ulteriormente negli anni a venire. Infatti, secondo l’ultimo VisionFocus di State Street Global Advisor (Ssga), la popolarità di questi strumenti continuerà senza dubbio ad aumentare nei prossimi mesi, tanto è vero che il documento parla di un brìghtfuture (futuro luminoso) per gli Etf del Vecchio Continente. Ormai, questi strumenti offrono esposizione diretta, trasparente e passiva a quasi ogni segmento di mercato. Molti di loro possiedono quelle caratteristiche che sono molto apprezzate dai player istituzionali (spread ragionevoli, sufficiente liquidità, spese relativamente basse, un buon tracking error e benchmark appropriati). Infatti, Ssga sostiene che, ad oggi, 17 dei 20 fondi comuni più grandi per patrimonio e 15 dei 20 maggiori hedge fund in Europa investono in replicanti, e molti gestori prevedono di aumentarne l’utilizzo. Secondo un’analisi di Morningstar sui fondi distribuiti in Italia, gli Etf sono usati soprat tutto dai gestori specializzati sull’Asia-Pacifico (escluso il Giappone), da quelli con portafogli bilan-ciati e dagli azionari. Etf in portafoglio «Per entrare in portafoglio, un Etf deve essere sufficientemente liquido, e la sua valuta non deve essere eccessivamente esotica – spiega Alessandro Castagnetti, gestore di Vg.Sa, società fondata da Vittorio Ghidella, ex amministratore dele-gato della Fiat, che utilizza i repli-canti nei suoi portafogli – La liqui-dità è importante per avere spread contenuti e valutazioni giornaliere attendibili, mentre una moneta esotica è da evitare perché creerebbe problemi di currency hedging (ossia copertura del rischio di cambio, ndr)». Per Castagnetti è importante anche la scelta della Bors’a su cui acquistare un Etf, in particolare in relazione ai costi di intermediazione, perché se questi sono alti finiscono per mangiarsi una buo-na fetta di performance.

Punti critici dell’Europa Nonostante l’uso degli Etf sia in crescita tra i gestori di fondi, ad oggi rimangono ancora alcuni punti da migliorare. Le dimensioni del mercato europeo sono infatti mo-deste rispetto a quelle degli Stati Uniti, in particolare per quanto riguarda la liquidità degli strumenti. Un eventuale aumento degli scambi porterebbe anche benefici a livello di costi, in quanto assottiglierebbe lo spread denaro-lettera. Inoltre, si legge nello studio di Ssga, il fiorire del mercato ha spinto molti provider a offrire prodotti sempre più esotici, ambigui anche sotto il profilo regolamentare. Infatti, nonostante le minori dimensioni l’Europa conta un numero di Etf quotati superiore agli Stati Uniti e anche questo abbassa in qualche modo il livello di liquidità. Non a caso, sebbene il mercato europeo sia un terzo di quello statunitense in termini di patrimonio gestito, mostra solamente un ottantesimo del suo tasso di turnover (cioè degli scambi). Anche qui, però, il passo decisivo potrebbe arrivare dai player professionali. Molti gestori, infatti, stanno sostituendo i contratti swap per coprirsi dal rischio controparte proprio con gli Exchange traded fund. Questo potrebbe aumentare la liquidità del mercato e di conseguenza ridurreb-be i costi di transazione.

Processo di selezione Come avviene il processo di selezione di un Etf? «Su base fondamenta-le, analizziamo tutti i titoli all’interno di ogni singolo replicante – dice Castagnetti – Successivamente le valutazioni vengono aggregate in base al peso dei titoli. Così facendo si ottiene una valutazione per ogni Etf e a questo punto scegliamo quelli con i punteggi migliori. Questo sistema permette di sceglie-re in base a parametri di prezzo, qualità e crescita delle aziende che compongono il replicante». Per quanto riguarda l’esposizione valu-taria, alcuni gestori la coprono, altri no. «Annulliamo il rischio d cambio – afferma Castagnetti – Co me innumerevoli studi hanno di mostrato, le valute sono un’asse class a tutti gli effetti, e non un’appendice collaterale dell’investimento di base. Inoltre – conclude Castagnetti – non dimentichiamo che alcuni Paesi fanno della svalutazione competitiva un’arma commerciale e a questo porta non di rado a un forte apprezzamento dei titoli azionari unito ad un considerevole deprezzamento della valuta di riferimento”.

Autore: Valerio Baselli e Sara Silano

Fonte: Borsa e Finanza del 15 maggio 2010

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