Jeff Clark, su Casey’s Gold & Resources Report, ha analizzato i sorprendenti comunicati della Zecca statunitense. La Zecca ha dichiarato di avere venduto in marzo un…..
quantitativo eccezionale di Silver Eagles, le mitiche Aquile d’Argento. Il primo trimestre del-l’anno si è chiuso infatti con risultati record, in quanto le vendite hanno toccato il livello di 9.023.500 pezzi.
Le Silver Eagles vengono prodotte, come le monete auree, utilizzando minerale prezioso estratto negli Stati Uniti.
La produzione Usa di argento si aggira attorno a 40 milioni di once. In pratica si sta per sfiorare una situazione critica: tutto l’argento estratto dalle miniere americane viene utilizzato per le Silver Eagles.
Ma Clark ricorda che la produzione mineraria statunitense non è la sola fonte di reperimento di argento: quasi 53 milioni di once vengono ottenute con il riciclo mentre ben 112 milioni sono state importate.
Gli Stati Uniti stanno quindi diventando dipendenti da tali importazioni, necessarie per una miriade di utilizzi industriali e non sostituibili con succedanei. Clark segnala che la crescita esponenziale delle vendite di Silver Ea-gles risulta in netta contrapposizione con quelle delle Gold Eagles, scese del 20,8% nel primo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2009. In pratica la riscoperta delle Silver Eagles sembra penalizzare l’oro.
E non sarebbe una sorpresa. Per l’argento ci si attende tra un decennio un forte deficit estrattivo. Finora le quotazioni non ne hanno risentito. Ma Clark ricorda le caratteristiche speculative del metallo.
Negli anni ’70 l’oro crebbe del 700%, l’argento del 1400%. Il «panic buying» di Silver Eagles segnala che questa febbre sta tornando a colpire?
Autore: Guido Bellosta
Fonte: Borsa e Finanza del 24 aprile 2010









