Il terremoto in Cile ha causato solo un’interruzione dell’energia elettrica alle miniere, problema in parte già risolto. Intanto le scorte continuano a crescere….
II terremoto che ha colpito il Cile, maggiore produttore mondiale di rame con una quota prossima al 40%, ha spinto i prezzi del metallo rosso a toccare i 7.600 dollari per tonnellata registrando il top delle ultime cinque settimane.
La speculazione, tuttavia, sembra avere le gambe corte. «Le miniere più importanti – fanno notare da Saxo Bank – si trovano nel nord del Paese, lontane dall’epicentro, e gli unici danni che hanno subito riguardano il fermo degli impianti per l’interruzione dell’erogazione di energia elettrica».
Un problema peraltro in gran parte già risolto: Codelco e Anglo American, big del settore, hanno infatti recentemente annunciato il ritorno alla piena produzione. Inoltre, le autorità portuali di San Antonio (nella regione di Valparaiso) hanno già riattivato due degli otto moli chiusi a causa del sisma.
Nel frattempo, le scorte stoccate nei magazzini del London Meta! Exchange continuano ad aumentare, nonostante avendo superato le 550mila tonnellate abbiano segnato a fine febbraio il massimo degli ultimi sei anni e mezzo.
Uno scenario che evidenzia un forte scollamento tra le quotazioni e i fondamentali della domanda e dell’offerta e che si spiega principalmente con l’attività dei fondi comuni, alla ricerca di asset promettenti in cui allocare la liquidità, specie dopo le promesse dell’Europa di una soluzione quasi indolore del dissesto finanziario in Grecia.
Oltre al future quotato sulla Borsa metalli di Londra, per sfruttare le dinamiche dei corsi del rame a Piazza Affari sono disponibili tre Etc, uno di tipo lineare, uno in leva e uno short (codici Isin GBOOB15KXQ89, JEOOB2NFTF36 e JEOOB24DK645), tutti emessi da Etf Securities, e due certificati di tipo benchmark, uno con scadenza al prossimo 18 giugno targato Rbs (NL0000472009) e uno con scadenza al 30 marzo 2010 di Banca Imi (IT0004157407).
Autore: Gianluigi Raimondi
Fonte: Borsa e Finanza del 6 marzo 2010









