Brillanti, affare per pochissimi

Le scorte risultano in calo, facendo presagire un rialzo. Ma in realtà si tratta di un problema di contabilità, dovuto al maggiore utilizzo di magazzini non ufficiali….

Una dura recessione colpisce in primo luogo i beni lussuosi e superflui. Specialmente se cari. Ma il brillante sta superando senza eccessive penalizzazioni la peggiore crisi finanziaria-economica degli ultimi 80 anni.

All’inizio del mese nelle aste internazionali le pietre più costose avevano toccati nuovi record. Ma la situazione non risulta troppo penalizzante neppure per i possessori di pietre molto più diffuse. Il Rapaport Diamond Report, bibbia degli esperti del settore, che segnalava prezzi di 23.300 dollari per pietre IF (purissime) e di colore D (il più ricercato) già nel maggio 2008, manteneva invariata questa quotazione a settembre 2009, al termine della buriana ribassista. Nello stesso periodo una delle pietre più popolari e possedute dal grande pubblico, il brillante da un carato, di media qualità (colore I), con penalizzante impurità WS1, vedeva passare la sua valutatone da 6.900 a 7.100 dollari.
La politica del controllo del mercato continua a funzionare. Davanti alla crisi si chiudono le miniere, si fa così mancare il grezzo e si smaltiscono le scorte. Ma il mercato al dettaglio continua a richiedere pietre e prima o poi la mancanza di grezzo limita la frenata ribassista delle quotazioni. Nel 1987 l’estrazione mondiale di diamanti sfiorava 40 milioni di carati. Tra il 1992 e il 2000 si era impennata a 60 milioni, per superare nel 2006/2007 quota 90 milioni, n 2009 sarà ricordato come un anno difficilissimo: i quantitativi estratti sono stati in netta discesa, ma le quotazioni hanno retto. I maggiori protagonisti del mercato sono Russia, Botswana e. Canada E questo modo di operare può non essere apprezzato, ma finora ha funzionato.

Fonte: Borsa e Finanza del 23 gennaio 2010

Autore: Guido Bellosta