Sui bond si torna verso la «qualità». Rally per commodity e dollaro canadese e australiano…..
Il «Barometro», cioè il mio indicatore che misura lo stato di salute dei mercati finanziari nel loro complesso, segna ancora rialzi per tutti i principali mercati. Tuttavia a novembre l’obbligazionario ha iniziato a scricchiolare: se il rendimento dei corporate AAA calcolato da Moody’s, che ora sta al 5,21%, supererà la propria media a nove mesi che ipotizzo per fine anno essere al 5,36%, ecco che l’inversione del trend sarà effettiva. Discorso differente per l’azionario che si mantiene in uno scenario favorevole. L’attuale asset allocatìon (vedere grafico in alto alia pagina) negli ultimi due mesi ha subito due mutamenti. Abbiamo preso profitto del rally dei titoli non statunitensi, la cui quota è passata dal 23 al 10%, aumentando di conseguenza la liquidità dal 2 al 15 per cento. Vediamo però ora in dettaglio le varie asset class.
AZIONARIO, n mercato statunitense sembra in condizioni di rimanere impostato al rialzo. Ancora per qualche mese, per lo meno fino a marzo. Storicamente, nel mercato rialzista secolare del 1982-2000 solo nel 6% del tempo l’economia è stata in una fase recessiva, mentre, se allarghiamo l’orizzonte temporale agli ultimi 150 anni circa, la coincidenza fra bull market e crisi economica si è verificata nel 33% del tempo. Viceversa, i mercati Orso secolari hanno sperimentato da 4 a 6 fasi recessive. La forza relativa dell’S&P rispetto all’azionario mondiale sta riprendendo leggermente quota: tuttavia è difficile dire se siamo in un nuovo bull market dato che finora la serie di massimi decrescenti disegnati dalla linea di forza rimane intatta. Invece per l’Europa siamo in presenza di un forte mercato azionario: il mio indicatore Kst ha da poco generato un nuovo segnale rialzista e la sua forza relativa si mantiene al di sopra della propria media esponenziale a 65 settimane, n Giappone, viceversa, non è così fortunato e la debolezza del mercato si riflette in una fase laterale. Del resto il mercato è in trend ribassista da 20 anni e potrebbe quindi dar vita prima o poi a un’inversione primaria Ma di certo non a breve. Bene invece il Sud America: l’iShare S&P Latin40 (ILF) rimane in rally sia assoluto sia relativo e si tratta di un movimento che ha tutte le carte in regola per proseguire ancora per un po’ di mesi.
COMMODITY. Anche in questo settore il trend rimane rialzista. L’Etf iPath Dj Ubs Commodity (DJP) resta in uptrend così come i suoi Kst di breve e medio termine. E fino a che le quotazioni si manterranno sopra la trendline che pas sa a 39 dollari, la tendenza rimarrà intatta. Un break out interessante è quello del legname che rimane correlato strettamente al settore costruzioni e che potrebbe anticipare una ripresa del comparto che non è ancora nei dati economici. Ma l’attenzione generale rimane concentrata sull’oro: le quotazioni sono salite molto ma non siamo ancora in presenza di un esaurimento del trend. Anzi, finché i corsi rimarranno sopra la trendline che regge il movimento del 2008-09, ora in area 1.050 dollari, il trend rimarrà intatto. Del resto, anche se calcolato in euro o in yen, il metallo prezioso si mantiene al di sopra della media a 12 mesi.
VALUTE. Il dollar index sta frustrando sia i rialzisti sia i ribassisti. Da una parte non prosegue la caduta nonostante abbia tutte le carte in regola per farlo, ma dall’altra i segnali di rialzo generati dal Kst di breve si sono dimostrati fasulli. Tuttavia u superamento per ora confermato di 76 rappresenta un ottimo segnale. Differente il caso dello yen che si conferma in bull market e tale resterà almeno fin quando il cambio Jpy/Usd si manterrà sopra la sua media esponenziale a 65 settimane a 105. Infine, in trend rialzista sono anche dollaro canadese (che però sta formando un top che si confermerebbe con la violazione di 93) e quello australiano, il cui trend appare decisamente più solido, anche nel medio termine.
OBBLIGAZIONI. 11 mercato sta perdendo fiducia come mostra l’allargamento dello spread fra i corporate BAA di Moody’s e il bond tedesco a 20 anni. In pratica si sta tornando a privilegiare la qualità. Intanto però la star a livello di Etf è l’Inflation Protected (TIP): il fondo indice è in rally e ci rimarrà ancora.
Fonte: Borsa e Finanza del 12 dicembre 2009
Autore: Martin J. Pring









