I giornali finanziari hanno riscoperto l’oro. Riportano titoli cubitali con i «massimi» segnati dal metallo giallo, non segnalando però che si tratta di massimi «nominali». Se infatti si adeguano le …..
quotazioni segnate dall’oro nel 1980 tenendo conto del mutato potere d’acquisto, si scopre che la cifra di 850 dollari segnata quasi trent’anni fa coinci-de con un livello attuale attorno ai 2.300 dollari.
Ci sono ancora investitori che, puntando sull’oro nel 1980, hanno otte-nuto a parità di potere d’acquisto, una perdita del 50%. Tutto ciò per dire che non siamo di fronte a una bolla dell’oro o delle azioni minerarie.
Un’ulteriore conferma giunge da Jesse’s Crossroads Café che ricorda ai lettori la totale mancanza di interesse nei confronti delle azioni minerarie aurifere «junior», rappresentanti il capitale di piccole società di esplorazione che traggono il massimo giovamento quando il metallo sale.
Vengono cosi citati i rialzi stellari segna-ti tra il 1975 e il 1980 da Lion Mines, passala da 0,07 dollari a 380 dollari, Bankeno da 1,25 a 430 dollari, Wharf Resources da 0,40 a 560 dollari, Minerai Resources da 0,60 a 415 dollari e Azure Resources passata in cinque anni da 0,05 a 109 dollari. Ora incrementi di questo livello non si sono ancora verificati.
Al contrario il mercato delle junior langue. Tra breve potrebbe essere quotato negli Usa un Etf con sottostante le principali società «junior» americane.
Se questo progetto si dovesse concretizzare gli investitori avrebbero in mano la carta vincente. Naturalmente se l’ascesa dell’oro dovesse continuare e incrementarsi.
Il piccolo speculatore trova difficoltà (e incontra elevati costi) ad acquistare le piccole azioni minerarie quotate nelle Bor-se di Vancouver e di Toronto.
Fonte: Borsa e Finanza del 21 novembre 2009
Autore: Guido Bellosta









