Giovedì 22 del arriva il dato del Dragone nel terzo trimestre previsto in salita a +9%. Se non delude, disco verde agli Etf specializzati..
Val la pena investire in asset azionali legati alla Cina, ora che gli indici di Shanghai e di Shenzhen sono sotto di circa il 15% dai massimi di agosto ma ancora sopra rispettivamente del 63% e dell’84% da inizio anno?
Etf e fondi dedicati ai titoli che fanno affari nel Paese della Grande Muraglia non mancano, tuttavia fornire una risposta non è certo facile. Le idee, è probabile, saranno più chiare dopo aver osservato il dato del Pii del Dragone relativo al terzo trimestre 2009, che verrà pubblicato giovedì 22 ottobre. Una lettura di una crescita dell’economia cinese di almeno il 9%, dove si attesta il consensus degli analisti, potrebbe essere interpretata come un segnale di forza per le Borse locali, considerato il +7,9% del trimestre precedente.
Sia per le società costituite e quotate in Cina sia per le multinazionali estere attive nel tessuto commerciale e industriale locale. Della squadra di chi crede nella forza dell’economia cinese fa parte John Greenwood, chief economist di Invesco: «Ritengo che il Pii nel 2009 dovrebbe stabilizzarsi al 9%, ma la domanda domestica dovrebbe rafforzarsi, per arrivare al 12-13% e la fase di deflazione dovrebbe velocemente concluderei».
L’economista sottolinea che già dal novembre 2008 le autorità cinesi sono riuscite a far crescere rapidamente la domanda interna tagliando il tasso di sconto, riducendo i livelli delle riserve obbligatorie, congelando il tasso tra il renminbi e il dollaro, e, soprattutto, facendo aumentare in modo sensibile la concessione di prestiti da parte delle banche. Stiamo parlando di oltre 1.200 miliardi, ragionando in dollari, di capitali immes-si nel sistema nei primi otto mesi dell’anno. Gli effetti positivi di questo imponente incremento del livello di spesa non stanno mancando. Un esempio? Le vendite dei veicoli passeggeri in settembre sono cresciute deU’83,6% a 1,02 milioni di unità rispetto a settembre 2008.
Non per niente i dati sulla bilancia commerciale della Cina relativi a settembre sono stati interpretati in maniera positiva. Le importazioni hanno mostrato una sostanziale tenuta su base annua registrando un calo di appena il 3,5% annuo dopo il passo falso del -17% di agosto. Sul fronte delle esportazioni è stato apprezzato il rallentamento della contrazione, dal -23,4% di agosto al -15,2% di settembre. A questi segnali si aggiunge un altro fattore positivo: lo storico accordo stretto pochi giorni fa con la Russia per sfruttare i ricchi giacimenti di materie prime grezze (gas, carbone, ferro e metalli preziosi) della Siberia Un pieno, di energia per l’effervescente economia cinese.
Il ministro delle Finanze della Repubblica Popolare, Xie Xuren, ha confermato che il governo sta registrando una tendenza verso l’alto nell’economia cinese. Per carità, a Pechino non sono degli ottimisti senza se e senza ma. Si dichiarano ben consapevoli che è necessario che il rimbalzo economico diventi più stabile, solido ed equilibrato. Insomma, qualche rischio permane.
Di sicuro, però, resta ottimista il sentiment sui listini cinesi, nonostante la forte volatilità tipica degli indici locali. Non per niente, grazie alla crescente domanda di titoli del Dragone, la Cina ha largamente dominato nei collocamenti in Borsa nel terzo trimestre del 2009, raccogliendo capitali per 37,8 miliardi di dollari, il triplo del trimestre precedente. Pur senza scomodare le Ipo, investire sulle azioni cinesi è ormai diventato facile. La strada storica è quella di passare dagli Exchange traded fund e dai fondi specializzati sui titoli cinesi quotati a Hong Kong, seguendo i panieri Ftse Xinhua China e Msci China.
Fonte: Borsa e Finanza del 17 ottobre 2009
19 Ottobre 2009
Autore: Fabrizio Guidoni









