Fonte: Borsa e Finanza
01 Giugno 2009
L’idea è affascinante anche se non priva di rischi: spostarsi sul tema caldo delle materie prime senza abbandonare l’asset class azionaria Una strategia che si ….
può intraprendere investendo sulle Borse di Paesi con economie sviluppate molto correliate alla materie prime. Due nomi su tutti: Australia, inprimis, e Canada Si tratta di mercati dove i titoli commodity sensitive occupano un peso rilevante. Attenzione però. Il Canada in questo mct. mento appare più rischioso.
Paga lo stretto legame con l’ingombrante vicino, gli Stati Uniti. Meglio, quindi, saltare con le azioni dei canguri. La strada è facile. A Piazza Affari è infatti quotato l’Etf Db X-Trackers S&P/Asx 200, legato all’indice che riunisce le principali 200 società australiane. L’influenza delle materie prime sul paniere è impressionante. Il settore dei materiate, i titoli che operano nel business delle materie prime, pesa per oltre un quarto sulla performance dell’indice. E l’S&P/Asx 200 non è certo un paniere misero. Rappresenta approssimativamente il 78% della capitalizzazione del mercato azionario australiano.
Peccato che oltre il 13% è occupato da Bhp Billiton, gigante mondiale delle risorse di base. E come se non bastasse c’è aria frizzante di M&A proprio tra i titoli minerali australiani. Il produttore d’oro Dioro Exploratìon ha appena rifiutato un’offerta ostile lanciata da Avoca Resources. Non solo. Arafura Holding, società di esplorazione mineraria sta prendendo accordi per stringere i legami con Jiangsu Eastern China Non Ferrous Metals Investment. Si vedràCo•wujujue sia, la Borsa australiana non è certo stressata Da inizio anno è in rialzo di un modesto 2,57%, che diventa del 6% se calcolato a partire da fine marzo. Spazio per salire ce n’è quindi ancora. Anche perché lo stato dell’economia australe è precario ma non disastroso. Basta guardare agli ultimi dati sul mercato del lavoro.
Al contrario del resto dei Paesi avanzati, la disoccupazione in Australia è in calo. Il tasso dei senza lavoro è sceso infatti ad aprile al 5,4% dal 5,7% dei mese precedente. Ancora meglio, il numero degli occupati è salito di 27.300 persone, spiazzando, in positivo le attese che indicavano addirittura un calo di 25 mila unità. In crescita sia i lavoratori a tempo pieno sia quelli part-time sono cresciuti di 21.800 unità a 3,3 mln. Niente male vista la congiuntura intemazionale. Non è un caso che la Reserve Bank dell’Australia sta mantendo il costo del denaro al 3 per cento. Un rendimento da favola.
Che sta esaltando la corsa del dollaro australiano. A proposito, l’Etf è quotato in euro mentre il sottostante è valuta locale. Dunque è un valido strumento anche per sfruttare il rafforzamento del dollaro australiano.
Fonte: Borsa e Finanza del 30 maggio 2009









