Analisi Weekly
a cura di: Mr. Profit
Autore: Roberto Ercolino
Pivot Supporti: 12.350 – 12.000 – Pivot Resistenze: 14.450 – 17.600
Per quanto rapido e violento, il rimbalzo mostrato dal derivato in questa ottava, dopo aver battuto il nuovo minimo relativo con la seduta di…..
inizio settimana ai 12.340 punti (nuova peggior chiusura tra le ultime 250 di Borsa aperta), non indica ancora alcun cambio di tendenza, nemmeno a breve termine. Infatti, la media a breve, rappresentata dalla 21 giorni, non solo resta inclinata negativamente, ma ancora non è stata sfiorata dalla linea dei prezzi, la quale nel corso dell’ultima seduta di ottava non è riuscita recuperare in maniera definitiva la linea orizzontale dei 14.000 punti.
In pratica, quanto indicato nel precedente commento in merito ad una divergenza positiva sul momentum è stato il primo segnale che anticipava la ripresa delle quotazioni, ma in sostanza da qui a dire che le enormi nubi che ancora si addensano sui mercati siano pronte a lasciare il posto al sereno è davvero un esercizio corredato da una forte dose di irrazionalità. Ciò che le quotazioni suggeriscono è che ne trascorrerà di tempo per sancire una definitiva ripresa del tono positivo di fondo. Tutto ciò impone che molto probabilmente occorre sovvertire le convinzioni degli investitori in merito all’andamento dei mercati, con particolare riferimento alla strategia buy & hold (acquista e tieni). Negli anni, tale atteggiamento ha il più delle volte premiato, considerato che tenendo una posizione nel tempo si è assistito ad un progressivo incremento del valore delle attività possedute. La crisi in atto sconvolge questa teoria/strategia e porta a pensare che essa non paga necessariamente su orizzonti temporali di medio/lungo termine.
Chi avesse acquistato ad inizio 1997, oggi si ritrova con valori pressoché equivalenti, non traendo utili dall’investimento azionario. Osservando il grafico delle quotazioni si evince però che nel frattempo i valori si sono raddoppiati per poi ritornare al punto di partenza. Ciò, come detto, impone una riflessione che suggerisce di monetizzare gli utili conseguiti non solo al fine di evitare l’erosione del margine positivo, ma addirittura per preservare il proprio capitale. Lavorare per obiettivi è il primo suggerimento pratico, chiudere le posizioni con percentuali di utile ragionevole è sicuramente più interessante del mantenere le posizioni senza un target. Va vene lasciar correre i guadagni, ma ancora meglio è uscire dal mercato quando questo inverte la propria tendenza. Si tenga conto che parliamo di future, sarebbe ancora più interessante verificare l’evidenza testandola sui singoli titoli del sottostante o per settori ovvero per aree geografiche.
Come modificare le strategie sarà il tempo a dirlo, la tendenza è ancora in atto per poter trarre degli insegnamenti esaustivi; certo è che l’analisi tecnica, va sottolineato ancora una volta, è stata di ausilio laddove la totalità degli analisti fondamentali, gli strategists ed i portfolio managers è andata fuori pista, mentre le agenzie di rating erravano completamente nella loro mission, peraltro in un contesto ove una quasi assoluta mancanza di controlli ed applicazioni delle regole, che in finanza sembravano reggere da decenni, hanno lasciato il posto al solo obiettivo del raggiungimento dell’utile a tutti i costi.
Ora non resta che la navigazione a vista ed in merito gli strumenti tecnici restano il solo ausilio che ci conforta; in merito notiamo che il Momentum, che come detto è stato buon anticipatore, con la sessione del 9 segna il peggior dato su base mensile (top del 9 febbraio), quasi gestendo i segnali buy della seduta successiva generati dall’Rsi, con la propria risalita oltre il livello 30, Cci e Stocastico, tutti segnali poi corroborati in data 13 dal buy del Macd che sancisce il cross della trigger line. In realtà proprio questo ultimo segnale necessita di una robusta conferma, sarebbe da definire un’indicazione nascente, che le prossime sessioni dovranno confermare.
La volatilità resta estremamente alta, specie rispetto alla propria media a 10 giorni, con possibilità di decremento del proprio valore verso una stabilizzazione a breve termine; i volumi da bearish a midly bearish, mentre la condizione negativa permane per gli oscillatori trend forecasting, oramai bearish da ben 39 giorni. Infine citiamo il Sar che ha girato al rialzo con la seduta dell’11, indicando a fine settimana un reverse attorno ai 12.400 punti, quasi a voler sfidare il citato nuovo minimo di periodo.
Abbiamo, infine, una settimana in cui il nostro outlook varia, ma solo sul breve termine dove passiamo dalla condizione oversold a neutral; per il medio e il lungo termine la lettura resta bearish. Recupero parziale del rapporto media mobile primaria su derivato da un –46,00% ad un –41,10%.
Fonte: MrProfit.it








