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Intervista a Mauro Giangrande, vice president DB db x-trackers

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Tratto da FCWorld – 1 Gennaio 2009 – Riproduzione Vietata

L’anno appena trascorso è stato caratterizzato da forti eventi che hanno impattato sui mercati finanziari.

Il settore dei cloni finanziari sembrerebbe aver risentito meno di queste variazioni, ma è effettivamente così? Ci può dire quali sono stati i risultati per i vostri ETF e ne siete soddisfatti?

Il 2008 è stato un anno sicuramente positivo per gli ETF, basti pensare che nonostante i principali mercati azionari abbiano perso in media più del 40% da inizio anno, il patrimonio gestito da tutti gli ETF in Italia non solo non si è ridotto, ma secondo gli ultimi dati diffusi da Borsa Italiana il 30 novembre scorso, è perfino cresciuto del 5% arrivando a quota 10,5 miliardi di €. Dato ancora più significativo se messo a confronto con il forte deflusso di capitali che sta purtroppo colpendo il business del risparmio gestito nel nostro paese. Per quanto riguarda Deutsche Bank di certo i risultati raggiunti sono molto al di sopra delle aspettative. Non sono ancora passati due anni dall’ingresso della piattaforma db x-trackers nel mercato degli ETF e la nostra quota di mercato, calcolata sul controvalore scambiato su Borsa Italiana, ha già superato il 20%. Merito senza dubbio di prodotti innovativi portati sul mercato col giusto tempismo, come gli ETF short azionari e i monetari.

Il 2009 si sta aprendo e gli investitori si interrogano su quali assett class sia preferibile rivolgere la propria attenzione. Dal vostro punto di vista privilegiato, quale settore o area ritiene potrebbe dare delle soddisfazioni e perchè?

Un’area molto interessante per il 2009, ma anche rischiosa, è quella dei crediti visti i recenti massimi toccati dagli spread. L’attuale spread sull’indice Crossover, di più di 1,000 punti base, incorpora, ad esempio, un rischio default per il 40% delle 50 entità rappresentate nei prossimi 5 anni. Nel caso in cui nella seconda metà del 2009, come stimato da diversi analisti tra cui quelli di Deutsche Bank, si assisterà ad un ritorno in positivo per le principali economie europee e ad una conseguente riduzione del rischio credito delle società corporate, un investimento nella versione Long degli indici iTraxx potrebbe portare a risultati molto soddisfacenti.

L’industria degli ETF nata per coprire le esigenze degli investitori istituzionali, in Italia sembra cominciare ad attirare l’attenzione anche degli investitori retail. Ritiene che il 2009 possa essere l’anno di definitiva consacrazione di questi strumenti anche presso il grande pubblico o questo traguardo dovrà essere rimandato e perchè?

L’interesse da parte degli investitori retail nei confronti di questo tipo di prodotto è sicuramente in crescita e lo testimonia l’alto numero di contratti con un controvalore medio inferiore ai 20.000 € conclusi ogni giorno sul mercato di Borsa Italiana. Sono comunque dell’idea che ci sia ancora molto da fare. E’ sufficiente infatti fare un sondaggio presso la gente comune per rendersi conto che anche tra coloro che seguono direttamente i propri investimenti sono veramente pochi quelli che hanno sentito parlare degli ETF. Come avvenuto negli Stati Uniti, il vero salto di qualità potrà compiersi solo quando anche nel nostro paese assumerà maggior peso il ruolo del consulente indipendente previsto peraltro dalla MIFID.

Esiste una sottile diatriba, anche se fortemente sottotraccia, sul modello di sviluppo che gli ETF stanno attuando, dove c’è chi predilige gli ETF standard e chi spinge per i nuovi strumenti strutturati. Qual’è la sua posizione in merito e perchè?

Io credo che l’innovazione finanziaria, anche nel mondo degli ETF, sia fondamentale per portare sul mercato prodotti in grado di soddisfare le diverse esigenze degli investitori. Se la direttiva comunitaria in materia di investimenti collettivi del risparmio, UCITS III, non avesse ad esempio aperto alla possibilità per gli emittenti di utilizzare strumenti derivati, non si sarebbero potuti costruire ETF, come l’Eonia o gli short azionari e obbligazionari, che hanno conseguito un successo enorme nel corso del 2008. Inoltre anche in riferimento agli ETF che replicano indici azionari più tradizonali e molto estesi come MSCI Word ed Emerging Markets, è fuor di dubbio il fatto che l’utilizzo ad esempio degli swap, nei limiti previsti dalla direttiva, da un lato aumenti l’efficienza del prodotto in termini di tracking error e di performance relativa rispetto al benchmark, dall’altro permette ad esempio di creare ETF Total Return a reinvestimento immediato dei dividendi staccati alla data ex.

Prevedete di lanciare dei nuovi prodotti nel 2009 e secondo quale filosofia operate nell’operazione di ampliamento della gamma dei vostri cloni?

Considerato il successo conseguito dalla piattaforma db x-trackers nel 2009 continueremo di certo l’attività di emissione. L’intenzione è sia quella di rendere disponibili in Italia ETF già negoziati in Germania, come ad esempio il db x-trackers FTSE 100 Short e il db x-trackers DJEurostoxx50 Capitalisation share class, sia quella di proseguire sulla strada dell’innovazione in linea con quanto già fatto nel 2008. Abbiamo diverse idee, ma purtroppo non posso anticipare nulla almeno sino a quando le autorità competenti non avranno rilasciato le autorizzazioni necessarie.

Ogni tanto sul mercato degli ETF vengono apportate modifiche in relazione agli obblighi dei market makers e dei quantitativi minimi dei cloni quotati. Qual’è il motivo di queste modifiche? Non si corre il rischio che vengano lette come un problema invece che un vantaggio da parte degli investitori?

La premessa necessaria per affrontare correttamente questo argomento è che gli ETF, investendo direttamente nei titoli che compongono l’indice al quale si riferiscono,non possono essere oggetto di valutazione separata ed avulsa dal contesto in cui i market maker si trovano ad operare. Se ad esempio per effetto della crisi sul mercato del credito, la liquidità dei titoli obbligazionari si riduce e gli spread denaro-lettera si allargano sensibilmente, è inevitabile che questo effetto negativo si ripercuota anche sugli spread denaro-lettera degli ETF che investono su quei titoli. In alcuni casi il cambiamento delle condizioni di mercato sono state talmente penalizzanti che la Borsa, su richiesta degli specialisti, si è trovata costretta ad allargare gli spread massimi consentiti per permettere loro di continuare a fornire la liquidità necessaria a garantire il regolare funzionamento del mercato. In ogni caso la modifica degli obblighi non deve essere vista sempre negativamente. Ad esempio Deutsche Bank ha richiesto la riduzione del quantitativo minimo da esporre in denaro e lettera per alcuni ETF su mercati emergenti con il preciso scopo di riuscire a quotare con spread molto più efficienti di quelli ante modifica. In media questo intervento ha portato ad una riduzione delgli spread di circa lo 0,40%. Questo va di certo in favore e non contro gli interessi degli investitori.

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