26/01/09 I ribassi di gennaio portano gli indici internazionali su supporti importanti preannunciando un momento decisivo.

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Analisi Daily

Autore: Filippo Ramigni

I ribassi di gennaio portano gli indici internazionali su supporti importanti preannunciando un momento decisivo. S&pmib gia’ sotto quota 18000 anticipa il prossimo movimento ribassista o e’ solo una falsa rottura?

L’effetto Obama sembra non aver fornito alcun motivo si sollievo ai mercati azionari che chiudono un’altra pesante settimana mettendo pericolosamente a rischio i supporti importanti. Dopo il rally visto ad inizio anno, da subito considerato sospetto visto

gli scarsi volumi che l’avevano accompagnato, nelle ultime 3 settimane i vari indici internazionali hanno perso intorno al 18% negli Stati Uniti e circa ill 25% in Europa su timori di una recrudescenza della crisi che attanaglia le principali banche e sugli effetti a cascata sull’economia reale sia in termini di perdita di posti di lavoro che di calo dei consumi. Nonostante la situazione continui ad essere grave (e con un peggioramento della variabili legate all’economia reale fino a giugno) il mercato vive nella più assoluta incertezza incapace di dare una corretta valutazione alle aziende quotate in borsa e con analisti fondamentali impegnati più a fare autopsie (cioè a certificare post mortem la situazione dell’azienda abbassando tarpamente il target price sui livelli attuali) che ad emettere diagnosi sul comportamento futuro. Anche se in senso diametralmente opposto questa situazione ricorda quello che è avvenuto nel 2000 quando con la bolla speculativa dei titoli legati ad internet vi era l’incapacità di dare un vero valore alle aziende quotate, un caso limite Tiscali che raggiunse un massimo a 107 euro e che adesso vale meno di 50 centesimi. Al di la della gravità della situazione attualmente sembra di assistere ad una bolla speculativa al contrario dove in presenza di un mondo che sta cambiando radicalmente (per es Fiat che si appresta a prendere il controllo di Chrysler era impensabile solo pochi mesi orsono o il collasso dei principali gruppi bancari americani) ma che era lo stesso presupposto visto con la new economy, si fa fatica a trovare un metodo per valutare correttamente le società quotate portando quindi ad una ondata discriminata di vendite anche su titoli decisamente buoni. Il paradosso viene raggiunto guardando i Credit Default Swap (Cds) che sono degli strumenti che permettono di ripararsi dalle eventuale insolvenze dove in questo momento costa di più proteggersi dall’eventuale default dello stato Italiano rispetto a quelli di Intesa e Unicredit cioè il salvatore è di più costoso (e quindi più pericoloso) di quelli che dovrebbe salvare!!! Tutto questo per dire che il ribasso non è finita ma certo l’elemento chiave che caratterizza i mercati è l’emotività mentre in tempi cosi tempestosi della razionalità e del buon senso si è persa traccia.

L’unico strumento che presenta qualche grado di certezza è rappresentato dall’analisi tecnica che incorpora nei prezzi e quindi nei grafici tutti gli elementi di cui abbisogna per valutare le varie situazioni senza aspettare l’evolversi dei vari indicatori fondamentali. L’analisi tecnica infatti studia i comportante emotivi degli investitori di fronte ai vari eventi cercando di determinare una tendenza. Inoltre va sottilineato come il panorama sia cambiato troppo velocemente impedendo reazioni alla crisi da parte di aziende che solo a giugno 2008 distribuivano premi di produzione e che sei mesi dopo sono costrette a ricorrere alla cassa integrazione.

A livello tecnico la situazione è decisamente delicata con i principali mercati azionari arrivati a ridosso di supporti molto importanti come 4000 per il Dax, 8000 per Dow Jones e 800 per S&P500, nel caso degli indici americani violati ma prontamente recuperati su base settimanale. Il panorama generale rimane impostato al ribasso e la violazione dei livelli sopra indicati consentirà una prosecuzione della discesa verso i target sono ancora attivi (674 per S&P500, 6340 per Dow Jones e 3500 per il Dax). Nel breve la situazione di ipervenduto e la tenuta dei livelli potrebbe consentire recuperi delle contrattazioni verso 5000 di Dax, 9000 di Dow Jones e 940 di S&P500 confermando di fatto la fase laterale. Ovviamente sono questi livelli da superare per vedere un affievolimento della negatività presente sui mercati ed ampliare i recuperi.

Situazione più complicata per l’indice S&PMib che pur avendo registrato perdite dai massimi visti ad inizio anno attorno al 25% in linea con gli altri indici europei, ha violato l’importante area di supporto posta a 18000 scendendo fino a 16716. Anche in questo caso lo scenario rimane ribassista con i prezzi sempre inseriti all’interno di un canale ribassista che ha target a 15500 e quindi 14000. Resta da capire se il segnale ribassista dell’indice nostrano sia una anticipazione di ciò che accadrà agli altri mercati oppure si sia trattato di una falsa rottura. In questo secondo caso sulla spinta degli altri indici l’S&PMib dovrà recuperare quota 18000 nella prossima ottava per poi estendere la correzione fino a 19800 e quindi 20700. Altresì discese sotto 16716 minimi di periodo visti lo scorso venerdì riproporranno il trend ribassista verso gli obiettivi indicati.


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Fonte: Banca Insinger de Beaufort

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