Il rosso e il nero
a cura di
04/01/07
AMIGDALA
Parzialmente disattivati i nuclei recettori basolaterali
Nel 2002 la Fox mandò in onda undici episodi di Firefly, una serie di fantascienza molto originale ambientata nel 2517. La serie divenne così popolare che, quando fu sospesa, si creò un movimento di appassionati pronti ad autotassarsi per fornire alla Fox i fondi per riprendere la produzione. Uno dei protagonisti femminili di Firefly, River Tam, subisce la rimozione dell’amigdala e diviene così incapace di filtrare le emozioni, tra cui la paura. L’amigdala, tra le altre funzioni, fa da archivio di lungo termine dei ricordi dolorosi. Quando una nuova immagine o una sensazione viene processata, l’amigdala la confronta con l’archivio storico. Se c’è somiglianza, lancia l’allarme generale e scatena quell’insieme di reazioni cui diamo il nome di paura. Un difetto dei nuclei basolaterali dell’amigdala può inibire questa reazione. Forse i Vichinghi, che secondo le leggende non conoscevano la paura, soffrivano di questo disturbo. E’ ben nota la frase che Franklin Delano Roosevelt pronunciò nel suo discorso inaugurale nel gennaio del 1933. Era il momento più buio della Grande Depressione e gli spiriti animali degli investitori si erano totalmente affievoliti. La sola cosa di cui dobbiamo avere paura, disse quel giorno Roosevelt, è la paura stessa. Frase molto bella e perfettamente indicata per le circostanze. Non generalizzabile, tuttavia. La paura ha un ruolo importante nella sopravvivenza e, quindi, nell’evoluzione. Ad ascoltare il coro unanime di previsioni incondizionatamente positive e totalmente rilassate sul 2007 per l’economia, l’inflazione, i tassi e le borse (con la geopolitica spensieratamente assente) viene da pensare che l’amigdala collettiva dei mercati abbia subito una parziale disattivazione dei nuclei basolaterali. Almeno una cosa di cui avere paura dunque esiste ed è la mancanza di paura. Intendiamoci, i primi giorni dell’anno non fanno testo. In parte sono la continuazione inerziale della chiusura dell’anno precedente (e quindi sono positivi). In parte sono il reinvestimento semiautomatico di cedole e liquidità resasi disponibile. In parte ancora sono lo sconto smanioso e incontinente delle prospettive dell’anno intero. Se tutti mi dicono che l’SP 500 sarà come minimo a 1500-1550 a fine anno, che aspetto a comprare? Se anche brucio subito il rialzo, arriverà presto qualcuno che rivedrà verso l’alto le stime per fine anno (così vanno le cose, si sa) e quindi sono a posto comunque. Fa in ogni caso una certa impressione vedere l’assoluta indifferenza alla pubblicazione delle prestime dell’ADP sull’occupazione americana di dicembre (meno 50mila unità), giuste o sbagliate che siano, poco importa. O la fiducia quasi cieca con cui si immagina una Fed che fa solo finta di essere tosta e che in realtà non sta in sé dalla voglia di abbassare i tassi più e più volte. Le minute del Fomc, in realtà, fanno piuttosto pensare a una Fed che vuole fare bene le cose, senza piantare il lavoro a metà. La preoccupazione principale rimane l’inflazione e questo vuole dire tre cose. La prima, che la Fed non è poi così preoccupata per la crescita, che va al trotto esattamente come desiderato e non mostra segni di particolare debolezza. La seconda, che l’inflazione non è minacciosa, ma merita comunque altra attenzione. La terza, che con i mercati così forti, il pericolo di avere la mano pesante non esiste. L’atteggiamento calmo e lungimirante della Fed è molto rassicurante e costruttivo per i mercati (sia obbligazionari, sia azionari) nel medio periodo, ma richiede in cambio un minimo di pazienza e temperanza nel breve. Questo è dunque il messaggio. Il quadro è buono, ma non trionfale. Economia e utili crescono, ma non è che nella storia umana non si sia mai visto di meglio. L’inflazione alla fine verrà controllata, ma anche grazie alla fortuna notevole di un inverno caldo che fa scendere il petrolio. Sul quale petrolio, per inciso, interverrà di nuovo l’Opec nelle prossime settimane per ridurre la produzione, come promesso. Quanto all’Europa, il primo trimestre non sarà certo memorabile. E’ anche una questione di ritmo, nei rialzi. Se vogliamo ipotizzare per il Dax il quinto anno consecutivo di rialzo del 20 per cento a tasso fisso, 20 diviso 12 mesi fa 1.67 al mese (lo 0.08 per seduta giornaliera). Già con due sedute per gennaio siamo a posto (Dax più 1.44, Euro Stoxx più 1.66). Un poco di calma ci sta bene, dopo cinque mesi ininterrotti di rialzi. Né guasterebbe tenere da parte una modica quantità di liquidità in caso di (per quanto modesta) correzione.
Non va nemmeno dimenticato che il primo gennaio di ogni anno si ricomincia tutto da zero non solo per i fondi long only, ma anche per qualche hedge fund sbarazzino che si può divertire, con i libri vergini, a strizzare per qualche giorno la comunità rialzista. Ripetiamo, a scanso di equivoci. Nulla è cambiato nello scenario costruttivo sul 2007, che con il petrolio debole diventa anche più interessante. Evitiamo però l’errore più triste (anche se non il più grave in assoluto) che si puà commettere durante un bull market. Quello di riempirsi di titoli, magari a leva, per farsi poi prendere dal panico e vendere in perdita alla prima correzione degna di questo nome.
Non va nemmeno dimenticato che il primo gennaio di ogni anno si ricomincia tutto da zero non solo per i fondi long only, ma anche per qualche hedge fund sbarazzino che si può divertire, con i libri vergini, a strizzare per qualche giorno la comunità rialzista. Ripetiamo, a scanso di equivoci. Nulla è cambiato nello scenario costruttivo sul 2007, che con il petrolio debole diventa anche più interessante. Evitiamo però l’errore più triste (anche se non il più grave in assoluto) che si puà commettere durante un bull market. Quello di riempirsi di titoli, magari a leva, per farsi poi prendere dal panico e vendere in perdita alla prima correzione degna di questo nome.
Fonte: ABAXBANK Banca d'Investimento del Gruppo Credem.






