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WisdomTree ETF: L’Europa e il sottile equilibrio tra crescita e inflazione

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WisdomTree ETF : Le azioni europee hanno inaugurato il 2023 con una forte ripresa, pari al 7,72%. I flussi di ETF verso la regione europea sono aumentati di 13 miliardi di dollari, in netto contrasto con gli Stati Uniti, che hanno registrato 9 miliardi di dollari di deflussi year-to-date (YTD).

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Aneeka Gupta, Director, Macroeconomic Research, WisdomTree 


Il mix tra la riapertura dell’economia cinese e la gestione prudente delle risorse durante la crisi energetica, insieme al miglioramento delle valutazioni, ha aiutato le azioni europee a performare positivamente. In sostanza, l’impatto peggiore della crisi energetica previsto per l’Europa non si è concretizzato, migliorando così il sentiment.

Utili resilienti nel quarto trimestre del 2022, ma le prospettive restano caute

L’Europa ha registrato una crescita degli utili migliore nel quarto trimestre del 2022, con un aumento dell’8,81%. I settori deep value del mercato, ovvero finanziari, energia, servizi pubblici, beni di consumo e sanità, continuano a contribuire alla crescita positiva degli utili. Allo stesso tempo, la riapertura della Cina ha favorito i settori ciclici, come i beni di consumo discrezionali e le comunicazioni, che hanno registrato la crescita degli utili più forte, rispettivamente del 49% e del 38%.

Con l’8% delle vendite, l’Europa ha la seconda esposizione più alta alla Cina dopo l’Asia-Pacifico (escluso il Giappone). Sarebbe quindi opportuno assumere una posizione che tenga conto delle migliori prospettive macroeconomiche della Cina nei settori con la maggiore esposizione dei ricavi al Paese: semiconduttori, materiali, beni di consumo durevoli, energia e automobili. Sappiamo anche che l’anno scorso i consumatori cinesi hanno risparmiato un terzo del loro reddito, depositando 17.800 miliardi di yuan (2.600 miliardi di dollari) nelle banche; gli investitori sperano che tali risparmi confluiscano nel mercato europeo dei beni di lusso. Un altro fattore che favorisce i titoli azionari europei è l’attività di riacquisto di azioni proprie, che ha raggiunto livelli record; con una spesa netta di approssimativamente 220 miliardi, essa ha creato un rendimento aggiuntivo pari a circa il 2%. Questo ha contribuito a far sì che il rendimento totale dell’Europa (ossia, riacquisto + dividendi) superasse quello degli Stati Uniti per la prima volta in 30 anni.

Persistono i venti contrari causati dall’ulteriore inasprimento della Banca Centrale Europea (BCE)

A febbraio, i Purchasing Managers’ Index (PMI) dell’area dell’euro hanno continuato la loro ripresa raggiungendo quota 51, ovvero il massimo registrato in nove mesi. Questo è stato favorito dall’attenuazione dei venti contrari dovuti alla crisi energetica e dalla tenuta della spesa dei consumatori in un contesto di inflazione in calo. A gennaio, l’inflazione complessiva nell’area euro è scesa all’8,6%, dimostrando nuovamente che le pressioni sui prezzi si stanno allentando. Tuttavia, l’inflazione core nell’area euro è salita al 5,6%5 dal 5,2% di dicembre, evidenziando che le pressioni sui prezzi sottostanti continuano a rimanere intense. Poiché la politica monetaria produce risultati con un ritardo di circa 10-12 mesi, dobbiamo ancora vedere tutti gli effetti della recente ondata di inasprimenti.

I venti favorevoli prodotti dall’allentamento della politica fiscale favoriscono la ripresa dell’area euro

Prima della guerra in Ucraina, l’area euro era caratterizzata da una politica fiscale relativamente rigida. Tuttavia, lo shock causato dalla crisi energetica ha determinato un cambiamento. I governi stanno nuovamente allentando i cordoni della borsa, offrendo un sostegno significativo sia ai consumatori sia alle imprese in seguito al recente shock energetico. La spesa pubblica, in percentuale rispetto al PIL, è salita a quasi il 60% dopo l’arrivo del COVID-19 (da poco più del 45% prima del virus) e ora sta tornando ad aumentare rispetto a prima della pandemia. Il deficit di bilancio dell’Eurozona si sta ampliando e si sta avvicinando al 4% del PIL. Fino al terzo trimestre del 2022, la spesa pubblica dell’Eurozona, espressa in percentuale rispetto al PIL di quell’anno, aveva superato del 3% la media del periodo compreso tra il 2017 e il 2019, mentre l’aumento delle entrate era stato inferiore all’1%. Il think-tank Bruegel stima che le economie dell’UE abbiano finora accantonato 680 miliardi di euro per proteggere i consumatori dalla crisi energetica, che si aggiungono ai Recovery Fund dell’UE (750 miliardi di euro dal 2021 al 2027), ora in fase di attivazione. Si tratta di una cifra vicina al 10% del PIL, che esclude il costo del supporto fornito per il COVID-19. L’economia europea rimane sospesa tra venti favorevoli, ovvero l’allentamento della politica fiscale, la riduzione dei prezzi dell’energia, la solidità del mercato del lavoro e la riapertura dell’economia cinese, e venti contrari dovuti all’indebolimento del ciclo del credito in risposta all’inasprimento della politica monetaria. In questo contesto macroeconomico, mentre i venti favorevoli esistenti dovrebbero consentire all’Europa di affrontare una recessione più mite del previsto, ci aspettiamo che gli investitori siano più selettivi.

Se vuoi saperne di più : ETF cosa sono e come funzionano

Fonte: ETFWorld.it

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