
Gli spread tra i rendimenti, elevati ed in ampliamento, sosterranno l’EUR.
La valutazione del dollaro australiano resta un motivo di preoccupazione, ma le valute regionali asiatiche continuano ad apparire poco care…..
Global Research Monthly- Orizzonte d’investimento: 6–12+ mesi (6 Giugno 2011) – Credit Suisse
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L’EUR ha registrato un incremento dal suo minimo sotto quota USD 1.30 di gennaio, e ha raggiunto quasi 1.50 negli ultimi mesi, prima di ritornare a calare. Questa solidità è il riflesso dell’ampliamento dei differenziali tra i tassi d’interesse a favore della valuta comune. Secondo le previsioni la Fed non interverrà ancora quest’anno, mentre sembra probabile che la BCE procederà costantemente ad un ulteriore giro di vite. Ciò fornisce dei validi motivi agli investitori e ai gestori delle riserve di abbandonare i dollari o di passare direttamente all’EUR. Un investitore in EUR che detiene un’obbligazione USA può migliorare il proprio rendimento nel corso del trimestre corrente di un 1% annualizzato, oltre che ridurre il rispettivo rischio complessivo semplicemente effettuando una copertura rispetto all’esposizione in dollari per il trimestre successivo. Una nuova ondata di tensioni che ha interessato l’UME ha determinato una consistente correzione dell’EUR dal suo massimo di inizio maggio. Tuttavia lo spread tra i tassi d’interesse, elevato ed in ampliamento, suggerisce che l’EUR, ancora una volta, rimbalzerà da questa situazione di tensione. Prevediamo che l’incertezza proseguirà nelle prossime settimane e mesi. Pertanto dei minimi al di sotto di 1.40 vengono ritenuti dei livelli di acquisto interessanti e probabilmente si raggiungerà nuovamente il massimo di 1.50.
La valutazione elevata del dollaro australiano resta un motivo di preoccupazione. La divisa non è solo quella più cara nell’ambito del nostro universo fair value. Essa di recente ha anche registrato un rialzo significativamente al di sopra dei livelli suggeriti dai suoi driver sul breve termine del prezzo del rame e del differenziale tra i tassi d’interesse nel breve termine, che sono relativamente affidabili. In questa situazione, il rischio di una correzione appare elevato a breve, in particolare considerando che gli indicatori sulla crescita globale si sono ridimensionati ed i prezzi delle commodity si stanno per il momento consolidando.
Il franco svizzero ha registrato un apprezzamento, toccando nuovi massimi nel corso del mese di maggio e raggiungendo quota 0.85 vs. l’USD ed 1.23 vs. l’EUR. I rinnovati timori sull’indebitamento in diversi stati di Eurolandia e negli USA, la maggiore avversione al rischio ed il ridimensionamento delle posizioni lunghe tese in EUR sono stati i principali fattori alla base di questa tendenza. Riteniamo che la valutazione elevata dovrebbe determinare un minimo per quanto attiene ad un ulteriore rafforzamento del CHF su 12M. Considerando che il quadro tecnico per il cambio EUR/CHF non è invece così favorevole, i rischi sono chiaramente rappresentati dal fatto che si potranno raggiungere nuovi minimi intorno ad 1.20 prima dell’emersione di una ripresa più sostenuta.
Nell’ultimo mese, in generale le valute asiatiche si sono indebolite di pari passo con gli indicatori sulla crescita globale. Tuttavia manteniamo il nostro atteggiamento positivo sulle loro prospettive nel medio termine per via del valore e dell’ottimismo in relazione ad un ritorno ad una più solida crescita nel 3Q.
Per lo yen giapponese, non abbiamo ancora assistito ad un rialzo dei rendimenti globali tale da rendere il trend visibilmente ribassista, ma ciò resta un rischio chiave per il 2011.

Fonte: ETFWorld – Credit Suisse
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