Ritorno alla crescita nel secondo trimestre
L’Ungheria è uscita dalla recessione e i venti di crisi sembrano essersi smorzati. Il Prodotto interno lordo ungherese ha evidenziato nel secondo trimestre dell’anno …..
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una crescita dello 0,5% su base trimestrale, mettendo fine a cinque trimestri consecutivi di contrazione. Il Paese centroeuropeo ha cominciato così ad agganciarsi al nucleo
stabile della “nuova Europa”, ossia la dinamica Polonia e le iperindustrializzate Repubblica Ceca e Slovacchia. Il governo magiaro si aspetta un aumento del Pil dello 0,7% sull’intero 2013 e del 2,1% per l’anno prossimo, trainato dalla domanda interna ma soprattutto dalle esportazioni nel resto d’Europa. Un altro segnale positivo per il Paese
è arrivato sul piano delle finanze pubbliche. Lo scorso maggio, il Consiglio europeo ha deciso di togliere l’Ungheria dai Paesi sorvegliati speciali, abrogando la procedura per disavanzo eccessivo (insieme a Italia, Lettonia, Lituania e Romania). Inoltre questa estate il governo è riuscito a rimborsare in anticipo il resto del credito che il
Fondo monetario internazionale (Fmi) le aveva concesso nel 2008 versando nelle casse di Budapest 2,15 miliardi di euro.
Caldo il fronte politico, a primavera le elezioni
Non mancano però incertezze sul futuro del Paese. Oltre ad avere un’economia strettamente collegata alle sorti del Vecchio continente, l’Ungheria deve affrontare nei prossimi mesi il delicato test delle urne. Nella primavera del 2014 infatti gli ungheresi saranno chiamati a votare per il nuovo governo. I sondaggi danno come favorito l’attuale premier Viktor Orbàn, leader del partito nazionalconservatore ed euroscettico Fidesz, con quasi il 40% dei consensi. Al potere dal 2010, Orbàn è stato al centro di critiche da parte degli organismi internazionali, per il suo atteggiamento ostile alle ingerenze internazionali e le sue misure poco ortodosse per rimettere in sesto l’economia e i conti. Critiche che sono giunte anche dal fronte interno: Julia Kiraly si è dimessa dal suo incarico di vicegovernatrice della Banca centrale ungherese, per protestare contro la politica di nomine attuata da Orbàn che a giudizio della Kiraly ha ridotto l’istituto centrale a un semplice ratificatore di politiche monetarie rischiose e dunque di danneggiare sia la banca che l’economia del Paese. La National Bank of Hungary dall’agosto 2012 ha ridotto progressivamente il costo del denaro. Nell’ultima riunione di fine settembre, l’istituto guidato da Gyoergy Matolcsy, ex ministro dell’Economia e fedele del premier Orban, ha abbassato i tassi di interesse al minimo storico del 3,50%. La banca centrale ha fatto sapere che proseguirà nelle sue sforbiciate, prevedendo una inflazione sotto il 3% nel medio termine.
Listino di Budapest in moderato rialzo nel 2013
I miglioramenti sul fronte economico non hanno scosso più di tanto la Borsa di Budapest. Da inizio anno l’indice BUX, che raccoglie le blue chip del Paese, mostra una performance solo lievemente positiva (+1,4%). A influenzare questo paniere contribuiscono soprattutto le prime tre società del listino che da sole rappresentano oltre l’80% dell’intero indice. Nel dettaglio si tratta della compagnia petrolifera Mol (30% del paniere), del gruppo finanziario Otp Bank (30%), il maggiore istituto di credito del Paese, e della società farmaceutica Richter Gedeon (21%).
Fonte: RBS







