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Malesia, l’economia ruggisce ma preoccupa la debolezza della valuta


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L’economia continua a ruggire Nel terzo trimestre del 2013 il Pil della Malesia ha mostrato una crescita del 5% rispetto all’anno prima, preparandosi a chiudere l’anno con una espansione intorno al 4,5-5%….

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Una crescita vista accelerare ulteriormente negli anni a venire. Secondo le stime del ministero delle Finanze malese l’economia riporterà un +5-5,5 per cento nel 2014 e nel 2015. Negli ultimi 30 anni la Malesia ha conosciuto un fortissimo sviluppo economico divenendo uno dei Paesi più ricchi del sud-est asiatico, non più dipendente soltanto dalla produzione ed esportazione di materie prime. Se da una parte la Malesia mantiene il primato mondiale nella produzione di caucciù e di stagno, dall’altra è diventata leader mondiale nella produzione di componenti elettronici e primo Paese del sud-est asiatico per l’assemblaggio e l’esportazione di autoveicoli. Per sostenere la crescita, il governo malese ha recentemente annunciato la liberalizzazione del comparto automobilistico, al fi ne di favorire gli investimenti in loco dei principali produttori automobilistici mondiali. La sua espansione però dipenderà dalla ripresa economica globale, visto il peso che le esportazioni verso Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone e Cina hanno sull’economia malese.

Ma preoccupa la debolezza del ringgit
A destare qualche preoccupazione è la recente debolezza della divisa nazionale, il ringgit, che è scivolata ai minimi degli ultimi quattro anni nei confronti del dollaro statunitense dopo che la Federal Reserve a fi ne gennaio ha proseguito il tapering, riducendo di altri 10 miliardi di dollari gli stimoli monetari.
A differenza di alcuni Paesi come India, Turchia e Brasile che recentemente hanno deciso di alzare il costo del denaro al fine di evitare un eccessivo calo della valuta, la Malesia non ha fi nora rivisto la sua politica monetaria. Nella riunione di fine gennaio, la banca centrale malese ha infatti confermato i tassi di interesse al 3% per la sedicesima volta consecutiva. La Bank Negara Malaysia ha così deciso di continuare a sostenere la crescita del Paese, anzichè frenare la debolezza del ringgit e il continuo aumento dell’infl azione (a dicembre il tasso di inflazione in Malesia si è attestato ai massimi da due anni al 3,2%). Ma una sua azione non è esclusa dal mercato nel caso in cui le pressioni infl aizonistiche dovessero proseguire anche nella seconda parte dell’anno.
Un altro aspetto preoccupante riguarda il debito pubblico. La Malesia presenta infatti uno dei più alti livelli di debito pubblico dell’Asia: nel 2013 il rapporto debito/Pil ha raggiunto quota 53,3%, poco sotto il massimale fissato dal governo al 55%. Non stupisce dunque che dopo solo cinque mesi dalla sua conferma alla guida del Paese (le elezioni si sono tenute lo scorso maggio), il premier Najib Razak abbia approvato un importante piano di contenimento dei costi.

La piazza più importante per la finanza islamica
La Borsa di Kuala Lumpur rappresenta la terza maggiore piazza azionaria del sud-est asiatico e la principale piazza al mondo per la finanza islamica, con una quota del 70% delle obligazioni islamiche (sukuk) emesse nel 2013. Dall’inizio del lancio del programma di sviluppo del 2010 Government Trasformation Programme, la Malesia ha attratto investimenti nell’ambito della finanza islamica per oltre 300 miliardi di euro. Guardando alla performance, il principale indice della Borsa malese, il KLSE Composite Index, ha messo a segno un progresso dell’11% negli ultimi 12 mesi, segnando il passo a gennaio (-3,3%) così come gli altri principali indici emergenti.

Fonte: RBS


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