Il nuovo mese si apre all’insegna di una persistente debolezza sui mercati, derivante dalle preoccupazioni sui conti pubblici di alcuni stati Europei che favoriscono l’avversione al rischio e la propensione all’acquisto delle cosiddette valute Self Heaven, dollaro e yen su tutti. Ad alimentare le …
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preoccupazioni sul mercato, come se non fossero già sufficienti, si è aggiunta la notizia in chiusura di settimana circa le preoccupazioni sulla situazione delle finanze dell’Ungheria. Il paese è in «una grave situazione» e parlare di un default «non è una esagerazione».
A lanciare l’allarme è il governo ungherese: il portavoce del primo ministro Viktor Orban, in conferenza stampa a Budapest, ha parlato di dati statistici del precedente governo «manipolati» e che «mentono» sullo stato reale dell’economia del Paese. Il fiorino ungherese è arrivato a perdere il 2,1% contro l’euro e i credit default swap sul debito ungherese sono balzati di 69 punti base a 391,5 punti. «È chiaro che l’economia è in una situazione molto grave», ha dichiarato il portavoce del premier Peter Szijjarto sottolineando che «non è esagerato» pensare a un default.
L’Euro torna a indebolirsi sul mercato dei cambi, e per la prima volta dal marzo 2006 cala sotto quota 1,20 dollari. Flessione che segue un nuovo indebolimento delle Borse europee, che dopo una mattinata in leggero rialzo hanno chiuso la settimana in netto ribasso anche a causa dei dati occupazionali USA pubblicati nel pomeriggio di venerdì che hanno deluso gli operatori.
Il dato di per se è positivo, perché segnala un calo del tasso in maggio al 9,7% dal 9,9% di aprile. Secondo i dati del ministero del Lavoro inoltre, nel mese sono stati creati 431mila nuovi impieghi, ben al di sotto dei 540.000 attesi dal consensus. Sebbene si tratti del maggior numero di nuovi posti creato dal marzo 2000, il dato é deludente anche perché gran parte di questi impieghi (ben 411.000) sono di natura temporanea e legati alle assunzioni del governo per il censimento nazionale.
Ovviamente a pagare dazio è la moneta unica che oltre ad aver perso contro il dollaro, risulta debole contro tutte le principali valute, prime fra tutte il franco svizzero che nella giornata di venerdì ha toccato il nuovo minimo storico sotto quota 1,39, a 1,3863. Oltre alle notizie già citate, la violenta accelerazione ribassista è avvenuta a causa delle dichiarazioni della presidentessa della Confederazione Doris Leuthard, che ha annunciato che gli interventi sul valutario da parte della Swiss National Bank devono in qualunque caso avere un limite.
Euro debole anche contro lo Yen con minimi nella settimana in area 109.80 poi nuovamente toccati nella giornata di venerdì dopo un rimbalzo nelle giornate di mercoledì e giovedì che l’avevano riportato a quota 114.10 grazie all’indebolimento della valuta nipponica causata dalla grave crisi politica che il paese sta attraversando dopo le dimissioni del primo ministro giapponese Yukio Hatoyama .
Al suo posto il parlamento nipponico ha nominato Naoto Kan, che fino ad oggi ha rivestito il ruolo di ministro delle Finanze, a primo ministro. Secondo gli economisti, questa nomina spingerà il Paese asiatico verso manovre di consolidamento fiscale. Kan ha più volte fatto sapere di essere a favore di uno yen debole in modo da favorire le esportazioni.
Per quanto riguarda i dati macro pubblicati nel corso della settimana, secondo i dati Eurostat, il prodotto interno lordo dell’Area Euro è cresciuto nel 1Q10 dello 0,2% su base congiunturale (in linea con la precedente lettura) e dello 0,6% su base annua (rivisto da +0,5%), grazie all’aumento delle scorte e nonostante un contributo negativo dal commercio e dalla debolezza di investimenti e domanda interna. Inoltre la crescita del quarto trimestre 2009 è stata rivista a +0,1% q/q da invariato e a – 2,1% da -2,2% su anno.
Sempre dall’area euro, la disoccupazione nella è salita ad aprile ai massimi degli ultimi 12 anni, alimentata dalla crescita dei senza lavoro in Spagna, Portogallo e Italia: in dettaglio, i disoccupati dei 16 paesi dell’euro zona sono saliti a 15,86 milioni, pari al 10,1% della forza lavoro, dal 10% di marzo. In Italia, il tasso di disoccupazione si è attestato all’8,9% ad aprile, crescendo di un decimo di punto rispetto all’8,8%
di marzo.
Oltreoceano la produttività dei lavoratori americani é cresciuta nel 2,8% nel primo trimestre, modificando fortemente al ribasso la prima lettura di trenta giorni fa (+ 3,6%) molto al di sotto delle stime degli analisti (+3,2%). L’indice Ism non manifatturiero dal canto suo, a maggio, si è mostrato stabile, risultando alla stessa quota di aprile, a 55,4. Sotto le stime, infine, gli ordini all’industria che ad aprile sono saliti dell’1,2 per cento.
Segnali positivi provenienti dal mercato immobiliare USA: l’indice sulle vendite di case esistenti negli Usa ad aprile è cresciuto del 6% a 110,9, dato migliore delle attese che convergevano su +5%.
Si tratta del terzo mese consecutivo di crescita delle vendite, secondo i dati diffusi dall’associazione nazionale degli agenti immobiliari.
Il dato di marzo indica una crescita del 7,1%, rivisto al rialzo rispetto al +5,3% della stima preliminare.
Principali tassi di cambio:
| Euro – Dollaro | ||||||||||||||||||||||
Settimana quella appena trascorsa che ha consolidato la persistente debolezza dell’ euro contro la valuta americana che ormai caratterizza il cambio da quando i timori sui conti pubblici di alcuni stati Europei hanno portato dubbi sulla stabilità di tutta la zona euro. Il greenback che beneficia dell’incertezza generale è stato ulteriormente supportato dalle dichiarazioni rese nel corso della settimana da importanti esponenti del board della Fed del calibro di Hoenig e di Fisher, che hanno sostanzialmente aperto la strada per futuri incrementi del costo del denaro. Il dollar index nella giornata di venerdì è salito dello 0,84% a 87,865 punti. Dal punto di vista tecnico il cross non ha mai messo alla prova la resistenza in area 1.2440 e questo ha determinato un crollo della valuta unica che prima ha toccato minimi in area 1.2110 livelli che non si vedevano dall’aprile 2006 e poi ha letteralmente sfondato il supporto rappresentato da questo minimo nella giornata di venerdì grazie anche ai dati occupazionali USA e ai timori legati alla situazione debitoria dell’Ungheria. Infatti il cross non ci ha messo molto a toccare il nuovo minimo storico da 4 anni a questa parte a 1.1960. Permane decisamente un’impostazione ribassista con target a 1.1645 e successivamente in area 1.15 figura. | ||||||||||||||||||||||
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| Dollaro – Yen | ||||||||||||||||||||||
Impostazione pro dollaro sempre più convinta da parte degli operatori per questo cross che nonostante tutta la volatilità e l’incertezza che permane sui mercati vedono nella valuta giapponese come valuta da scaricare dai propri portafogli alla luce sia della debolezza politica dell’esportatore asiatico e sia dall’impostazione che il nuovo primo ministro Naoto Kan, che fino ad oggi ha rivestito il ruolo di ministro delle Finanze, vuole dare all’economia giapponese a forte rischio deflazione ormai da mesi. Infatti è risaputo che sia favorevole ad un’ulteriore indebolimento della valuta che possa facilitare le esportazione del sol levante. Quindi consolidato il supporto a 90.55 solo lo sfondamento del supporto a 89 figura potrebbe invertire il trend. Il target rialzista per le prossime settimane, rimane impostato a 95 figura, target intermedio a 93.30. | ||||||||||||||||||||||
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| Euro – Franco Svizzero | ||||||||||||||||||||||
La valuta unica si è indebolita di netto anche contro il franco svizzero che normalmente risulta essere molto stabile come cross grazie anche e soprattutto agli interventi della Banca centrale svizzera che tendono a sostenere l’euro per rafforzare le proprie esportazioni visto che l’Europa è il principale mercato di sbocco della Svizzera. Infatti la corsa al ribasso della valuta unica continua ormai da oltre 2 settimane e cioè dall’ultimo intervento della Banca centrale sul mercato. Anche le dichiarazioni della presidentessa della Confederazione Doris Leuthard, che ha affermato che gli interventi della banca centrale non possano sussistere in maniera costante, hanno favorito il rafforzamento della valuta d’oltralpe che ha toccato il nuovo minimo storico da quando è entrato in vigore l’euro a 1.3863. Difficile definire un trend preciso visto che gli interventi a sostegno dell’Euro da parte della banca centrale sono imprevedibili, tuttavia se sussistono le stesse condizioni non è da escludere un ulteriore indebolimento della valuta unica. | ||||||||||||||||||||||
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L’utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall’analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.
Analisi a cura di: Cfx Intermediazioni
Fonte: Cfx Intermediazioni.com















