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La ripresa dipende dal “recupero” dei bilanci


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Gli effetti dei piani di stimolo sul settore privato si fanno attendere A riprova delle difficoltà incontrate dai profeti dell’economia, i mercati azionari sono intrappolati su due fronti: da un lato…

il tracollo dell’attività economica, il rallentamento della crescita delle vendite e il calo degli utili, dall’altro i piani di salvataggio e di stimolo dell’economia varati da governi e banche centrali.

Secondo John Greenwood, Chief Economist di Invesco, la fine di questo braccio di ferro non è imminente, in quanto le regole che “normalmente” si applicano a una recessione non valgono nel contesto attuale.

Dopo dieci anni di eccessivo indebitamento, per consumatori e imprese è ora prioritario ricostituire una solidità patrimoniale restituendo i debiti contratti piuttosto che assumendone altri. Ecco perché, sostiene Greenwood, in questa “recessione da stato patrimoniale” i consueti moltiplicatori fiscali e monetari non stanno funzionando. Ansiosi di ripristinare la fiducia di consumatori e imprese nell’economia interna, i governi hanno lanciato misure non convenzionali di “allentamento quantitativo”, e prevedono strumenti ad hoc per i titoli tossici detenuti dalle banche. Nonostante gli sforzi dei governi e delle banche centrali possano contribuire al risanamento dei bilanci bancari con iniezioni di capitale e piani di nazionalizzazione parziale o temporanea, “non possono fare granché (a parte condonare i debiti) per riparare i bilanci delle famiglie”; scrive Greenwood nel suo ultimo outlook trimestrale.

Per questo motivo, il Chief Economist di Invesco prevede una recessione prolungata e profonda rispetto ai più “normali” periodi di contrazione susseguitisi nel dopoguerra, e si aspetta che per gran parte del 2009 quasi tutte le principali economie riportino una crescita negativa o quantomeno attraversino una fase di relativa stagnazione. Nel 2010 potrebbe esserci una moderata ripresa, ma un contesto di rallentamento della crescita durerà più a lungo. A fronte del crollo della domanda di materie prime, del calo della produzione e del rallentamento della crescita del reddito, per il 2009 Greenwood prevede tassi di inflazione in continua flessione e una situazione di netta deflazione in alcuni paesi.

Secondo il Chief Economist di Invesco, la forte contrazione del PIL reale statunitense, crollato del 6,2% in termini annualizzati nel quarto trimestre 2008, persistente nel primo trimestre del 2009, si indebolira’ leggermente nel secondo e terzo trimestre, per lasciare forse la scena a una modesta crescita positiva nel quarto trimestre. Per il 2010 Greenwood prevede una crescita del PIL statunitense pari allo 0,9%. Per l’area euro si prevede quest’anno un tasso di crescita negativo del PIL pari a-3,1%, seguito da un ripresa a +1,3% nel 2010. Le previsioni di Greenwood per l’economia britannica parlano di una contrazione del 3% nel 2009 e nessun segnale di ripresa fino al 2010 o oltre.

D’altro canto, i piani di stimolo dell’economia interna probabilmente non riusciranno ad alleviare l’impatto della recessione globale sulle economie asiatiche dipendenti dalle esportazioni. Per il 2009 Greenwood prevede un PIL reale decisamente negativo in tutta l’Asia orientale, associato a un netto calo dell’inflazione. Secondo le previsioni, quest’anno solo la Cina e l’India registreranno un tasso di crescita del PIL positivo. Alla luce della sua elevata dipendenza dalle esportazioni, associata alla preesistente debolezza dell’economia interna e all’apprezzamento dello yen, il Giappone appare invece come il paese più colpito dalla recessione in corso rispetto a quasi tutte le principali economie, e secondo Greenwood “faticherà ad avviare una ripresa in grado di autoalimentarsi finché rimarrà tanto dipendente dalla domanda esterna”.

Anche per l’America Latina Greenwood prevede uno scenario ancor più sottotono per il 2009, in quanto i prezzi delle materie prime sono crollati e la domanda internazionale di prodotti manifatturieri si è indebolita. Sebbene la regione sia entrata nel vortice della recessione globale con una migliore situazione dei conti con l’estero, si sono registrati forti deflussi di capitali e secondo le previsioni il 2009 sarà un anno di rallentamento della crescita e diinflazione.

“Gli sconvolgimenti causati dalla stretta creditizia globale negli ultimi diciotto mesi hanno dimostrato che in futuro il mondo avrà bisogno di un ciclo creditizio e monetario gestito decisamente meglio”, rileva Greenwood. “Al momento, però, questi cambiamenti monetari e normativi vengono messi in secondo piano a favore di drastici piani di espansione monetaria e fiscale, nel tentativo di affrontare la crisi nell’immediato”. Secondo Greenwood, in questo momento è essenziale capire “se questa politica espansionistica riuscirà a riavviare una crescita economica stabile e sostenibile senza creare nuovi problemi di inflazione e deprezzamento delle valute”.

Fonte: Comunicato Invesco

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