E’ un mercato che stenta a correggere sulle notizie negative (ECB meno accomodante del previsto e tassi a breve che tornano a salire per timore che la restituzione dei prestiti LTRO a fine gennaio possa compromettere la situazione di liquidità disponibile) e continua invece a capitalizzare su quelle positive provenienti dalla Cina…….
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Jacopo Ceccatelli
(dati economici in chiaro miglioramento) o dagli Stati Uniti (clima politico marginalmente meno conflittuale). La forza di gravità (rovesciata) sembra ancora essere quella che attrae l’azionario verso nuovi massimi di periodo. Forza di gravità ostinatamente rappresentata dalla rotazione di portafogli difensivi (bond a breve tedeschi e americani, oro, franco svizzero) verso investimenti a più alto rendimento o ‘beta’ (periferia europea, azionario, mercati emergenti) in atto ormai da mesi ma di cui non si intravede al momento la fine se non per brevi e ridotte correzioni. Tra l’altro i possibili pericoli all’orizzonte di fine febbraio, ad esempio il tetto del debito e il rimandato baratro fiscale americano o le elezioni italiane, sono da tempo telegrafati e quindi in qualche modo ‘scontati’ da molti investitori. Nel frattempo le trimestrali sono partite con il piede giusto e ci sembra corretto abbandonare la ricerca di una correzione che ci aspettavamo nelle ultime due settimane.
Dati macro. Giovedì giornata centrale in questa settimana corta con gli indici PMI flash (prima lettura) in Europa, US e Cina Tra gli altri dati segnaliamo le vendite di case esistenti US e l’indice Zew tedesco (martedì), indici di fiducia europei (mercoledì), bilancia commerciale giapponese (giovedì), inflazione giapponese, indice Ifo tedesco, GDP Q4 inglese e vendita di case nuove US (venerdì).
Le trimestrali US stanno andando discretamente: non solo con profitti superiori alle attese – tagliando i costi, come eravamo abituati negli ultimi trimestri, ma anche con ricavi migliori delle stime. Però finora hanno riportato solo 47 nomi (su 500 dell’S&P). Ne avremo ben 84 questa settimana con il settore IT in primo piano: Texas Instruments e Google (martedì), McDonald (mercoledì), Microsoft e 3M (giovedì), P&G (venerdì). Qualche nome importante anche in Europa: SAP, Siemens, Unilever.
Banche centrali. Ovviamente tutti i riflettori sono sulla Bank of Japan il cui meeting terminerà nella nostra mattinata di martedì. Un impegno al raggiungimento nel medio termine (due-tre anni, probabilmente non esplicitati) di un inflazione del 2% e un programma di acquisto titoli ‘illimitato’ (ovvero soggetto al raggiungimento degli obiettivi) sono ormai quasi centrali nelle aspettative del mercato e probabilmente indispensabili nel breve per vedere una continuazione del movimento di indebolimento della valuta nipponica. Dalle altre banche centrali in agenda ci si attendono tassi invariati: Turchia (martedì, 5.50%), Canada (mercoledì, 1.00%), Filippine (giovedì, 3.50%) e Sud Africa (5.00%, giovedì).
UN GRAFICO CHE CI PIACE…
Nonostante la comune preoccupazione sullo stato di salute delle multinazionali giapponesi, questo grafico di Goldman Sachs ci aiuta a contestualizzare il potente ‘deleveraging’ avvenuto negli ultimi due decenni. Le corporates nipponiche possono anche avere un problema di competitività ma a livello di indicatori di salute finanziaria la situazione è enormemente migliorata. Cosa che forse non si può dire per le banche giapponesi con un portafoglio titoli stra-esposto ai JGBs, ma questo è un altro discorso…
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