Con ogni probabilità già stasera verrà raggiunto un accordo su come modificare il piano greco per renderlo politicamente appoggiabile da tutti gli attori. Nessuno spazio ad avventurose ristrutturazioni del debito (ormai detenuto prevalentemente da mani ufficiali) e si opererà unicamente su spostamenti in avanti delle scadenze debitorie e su importanti riduzioni del carico di interessi…….
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Jacopo Ceccatelli
Con qualche ulteriore artificio (come potrebbe essere il buy-back del debito detenuto dal settore privato, anche se l’effetto positivo dopo la salita degli ultimi mesi risulterebbe molto diluito) l’IMF riuscirà a far finta di essere convinta che il piano è sostenibile nel medio-lungo periodo. Il fatto che non lo sia potrà certo diventare nuovamente un problema, ma solo tra qualche mese, nel tipico approccio ‘kicking the can down the road’ che abbiamo potuto ammirare (si fa per dire) più volte negli ultimi anni.
Un esito positivo a questa negoziazione è però in buona parte scontato dal mercato già salito la settimana scorsa anticipando che rotture sulla Grecia fossero estremamente improbabili. Il mercato è inoltre diventato meno pessimista sulla capacità della politica americana di trovare in tempi brevi delle soluzioni al Fiscal Cliff. Rimaniamo dell’idea che una totale mancanza di compromesso sia molto improbabile ma, a questo punto, qualche delusione di breve, in un processo negoziale tra Democratici e Repubblicani che non può che essere travagliato e sofferto, ci sembra inevitabile.
In mancanza di sorprese drammaticamente negative il tono generale dovrebbe però rimanere positivo dopo la significativa correzione della prima metà di novembre. La stagionalità positiva del mese di dicembre, la bassa volatilità e la liquidità sempre pronta a comprare i ‘dips’ sono fattori strutturali che tenderanno a far salire i mercati da questi livelli più ragionevoli in assenza di traumi derivanti da Grecia, Spagna o situazione fiscale americana.
Dati Macro. Agenda fitta anche se prevalentemente di dati di seconda fascia. US: ordini di beni durevoli, fiducia dei consumatori, indice dei prezzi delle case Case-Shiller (martedì), vendita di case nuove, Beige Book della Fed (mercoledì), seconda lettura della crescita GDP Q3, vendita di case esistenti (giovedì), redditi personali e indice Chicago PMI (venerdì). Eurozona: disoccupazione (francese martedì, tedesca giovedì, italiana e eurozona nel complesso venerdì), CPI (tedesco e spagnolo mercoledì, italiano venerdì) e vendite al dettaglio tedesche (venerdì). UK: crescita GDP Q3 (martedì). Asia: profitti industriali cinesi (martedì), produzione industriale coreana, CPI giapponese, crescita GDP indiana (giovedì) e indice PMI manifatturiero cinese (sabato).
Banche centrali. I tassi dovrebbero rimanere invariati in Israele (martedì, 2.00%), Tailandia (mercoledì, 2.75%), Brasile (mercoledì, 7.25%) e Messico (venerdì, 4.50%). Probabile un taglio da 6.25 a 6.00 in Ungheria (martedì).
UN GRAFICO CHE CI PIACE…
Dopo la crisi del 2008 la dispersione dell’inflazione nei vari stati dell’Eurozona è diventata significativa. Ovviamente perché tale diversificazione fossa fornire un aiuto a ridurre gli squilibri si dovrebbe andare verso una inflazione ‘relativa’ di Germania vs PIIGS. Fenomeno che è avvenuto solo in Irlanda per ora. Anche se qualche cenno di inversione di tendenza (Grecia) può essere notato.
GR-EXIT?
Il grafico mostra la probabilità quotata che almeno uno dei 17 stati che utilizzano l’euro, dichiarino di volerne uscire entro mezzanotte del 31/12/2013
I rischi di un’uscita della Grecia (o altro paese) entro fine 2013 scendono ulteriormente, avvicinando a quota 30% dei minimi mai toccati negli ultimi due anni. Un accordo all’Eurogruppo sembra cosa fatta (vedi out look della settimana) su come arrivare nuovamente alla sostenibilità del percorso fiscale greco: da 41.8% di settimana scorsa a 32.1% oggi.
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