Economia non corre: L’economia israeliana cresce, ma non al ritmo sperato. Dopo l’accelerazione registrata nel biennio 2010-2011, il 2013 dovrebbe chiudersi con una crescita moderata del 3,3%, sotto le attese del mercato che indicava un progresso di circa il….
Se vuoi ricevere le principali notizie riguardanti gli ETF e gli ETC iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.
3,4%. La previsione relativa al Pil 2013 elaborata dall’istituto nazionale di statistica del Paese sulla base di numeri parziali è anche inferiore alle stime del ministero dell’Economia e della Banca di Israele che pronosticavano un Pil in crescita rispettivamente al 3,6% e al 3,5%. Se si esclude l’impatto del gas naturale (il riferimento è al gas naturale del giacimento di Tamar nel Mediterraneo che garantirà al Paese l’autonomia energetica) la crescita risulta più contenuta e pari a circa il 2,5%.
Manca sostegno dell’export
Il nuovo anno non dovrebbe riservare grandi sorprese. Il coro è unanime: stando alle stime elaborate dagli esperti dell’Ocse e dagli analisti interpellati da Bloomberg la crescita dovrebbe attestarsi nel 2014 al 3,4% e mostrare un lieve miglioramento al 3,5% l’anno successivo. Sebbene l’economia israeliana abbia reagito bene alla crisi globale, inizia il nuovo anno con una serie di sfi de da fronteggiare. E’ quanto afferma il Fondo monetario internazionale (Fmi) che ha pubblicato nelle scorse settimane il report annuale sullo stato di salute dell’economia del Paese guidato da Netanyahu. Una di queste è il rallentamento delle esportazioni che riflette la debolezza dell’economia globale e il forte apprezzamento del Shekel. “Se però si esclude l’impatto su larga scala della produzione di gas naturale, la crescita dovrebbe rimanere moderata, visto che l’inasprimento fiscale e un ulteriore rafforzamento della valuta peserà sull’economia” afferma l’istituto guidato da Christine Lagarde. Anche il governatore della banca centrale del paese, Karnit Flug, indica l’export come uno dei “punti deboli” dell’economia israeliana. Una spinta, secondo Flug, potrebbe tuttavia arrivare dal commercio globale, l’indicatore più importante della domanda di esportazioni israeliane, atteso in crescita di circa il 5% quest’anno, dopo il 3% del 2013. A questo si somma la rapida crescita dei prezzi delle case, in particolare in un contesto di economia in rallentamento, che pone il rischio di uno scoppio di una bolla immobiliare. E di fronte a un’infl azione in frenata e a una crescita dell’economia più smorzata la Banca centrale israeliana ha tagliato i tassi di interesse, abbassandoli dall’1% allo 0,75%. Che l’economia israeliana rivesta un ruolo chiave anche fuori dal Medio Oriente è confermato dal rafforzamento dei rapporti con l’Unione europea. Bruxelles e Tel Aviv stanno infatti valutando nuove opportunità di crescita e innovazione. Puntano inoltre a rafforzare la cooperazione tecnologica e industriale e incrementare gli scambi commerciali.
Borsa israeliana
Inizio anno senza particolari scossoni per la Piazza fi nanziaria di Tel Aviv. Dopo i massimi toccati a fi ne anno l’indice di Tel Aviv 25, il principale listino della Borsa israeliana, ha perso smalto ma si è mantenuto sopra la soglia dei 1.300 punti. In evidenza il titolo Teva (+18% negli ultimi 3 mesi) grazie ai conti del quarto trimestre del 2013, chiuso con profi tti migliori delle attese. Positive anche le vendite che hanno raggiunto quota 5,43 miliardi. A far schizzare l’azione del gruppo farmaceutico anche l’interesse da parte di George Soros. Il fondo del finanziarie ha aumentato la partecipazione in Teva.
Fonte: RBS






