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Materie prime
Negli ultimi mesi il vigore del dollaro statunitense unitamene ai timori circa un aumento dei rendimenti e le preoccupazioni in merito al netto rallentamento della crescita della domanda nei paesi emergenti (soprattutto in Cina) hanno causato il calo dei prezzi delle materie prime.
n passato le materie prime hanno avuto difficoltà a generare rendimenti interessanti in un contesto di tassi reali positivi in rialzo. L’attuale situazione si presenta analoga: i timori di inflazione si sono praticamente volatilizzati e gli investitori hanno perso interesse per gli investimenti che offrono un’elevata protezione contro l’inflazione. Riteniamo pertanto che per la ripresa strutturale di questa categoria d’investimento si debba attendere un effettivo aumento dell’inflazione.
Prevediamo un netto aumento della volatilità delle materie prime nei prossimi mesi. Come i mercati dei metalli preziosi hanno chiaramente dimostrato negli ultimi mesi, i livelli di volatilità contenuti come quelli osservati agli inizi del 2013 appartengono ormai al passato. Per il resto dell’anno sarà difficile prevedere in particolare l’andamento dei prezzi delle materie prime agricole e dell’energia.
Per quanto riguarda l’asset allocation nell’universo delle materie prime, continuiamo a privilegiare il comparto energetico. I fondamentali del greggio e dei prodotti derivati appaiono meno deboli rispetto a quelli dei metalli industriali. Tale contrasto non rappresenta nulla di nuovo nei mercati ciclici. Negli ultimi 2,5 anni i mercati dell’energia hanno sovraperformato i metalli industriali. Se la crescita cinese non accelera e la produzione mineraria non aumenta nei prossimi anni, questo trend dovrebbe proseguire.
Continua ad apparire opportuna la sottoponderazione di determinati prodotti agricoli. Tra questi rientrano il settore dei prodotti tropicali ormai saturo e parte di quello dei cereali, anche se non necessariamente i semi oleosi. Con il prossimo raccolto aumenteranno le scorte esistenti di molti di questi mercati non ciclici, il che spingerà al ribasso i prezzi. > C.G., F.w.
Immobili
Nel secondo trimestre il mercato dei fondi immobiliari svizzeri (indice SwIIT) ha evidenziato a lungo un andamento laterale, prima della correzione innescata nella seconda metà di giugno dal lieve aumento dei tassi. Diversi fondi hanno effettuato aumenti di capitale. Da inizio anno sono confluiti nel mercato nuovi capitali per un totale di oltre un miliardo di franchi svizzeri.
Nella sua recente valutazione della situazione monetaria, la Banca nazionale svizzera (BNS) accenna nuovamente ai rischi elevati insiti nel mercato immobiliare svizzero, adducendo come motivazione la crescita dei prezzi degli immobili e dei crediti ipotecari delle banche svizzere più rapida rispetto a quella di fattori reali quali reddito e prodotto nazionale lordo e riservandosi pertanto ulteriori interventi normativi, ad esempio l’aumento del cuscinetto di capitale.
Sebbene l’attività edilizia nel comparto residenziale prosegua vivace, le nuove superfici abitative vengono progressivamente assorbite grazie all’immigrazione. I tassi di sfitto restano pertanto bassi. Negli agglomerati urbani si osservano tuttavia tempi di vendita più lunghi.
In ambito commerciale appare rilevante soprattutto la posizione. I numerosi immobili per uffici di nuova costruzione favoriscono le riallocazioni sul mercato, con conseguente aumento dei tassi di sfitto, soprattutto nel distretto commerciale centrale di zurigo. Se la situazione congiunturale in Svizzera resta propizia prevediamo che le superfici libere possano essere utilizzate per altri scopi e che possano tornare in locazione a condizioni vantaggiose.
Per quanto riguarda il finanziamento, i rischi per il mercato immobiliare svizzero sono a nostro avviso legati a un aumento dei tassi, al possibile calo dell’immigrazione e al deterioramento generale della congiuntura, che si rifletterebbe in tassi di sfitto più elevati.
La nostra attuale valutazione del mercato ci induce ad attendere che si delinei una stabilizzazione dei tassi a lungo termine prima di effettuare nuovi investimenti. I dividend yield di circa il 3% e la valutazione tendenzialmente prudente dei portafogli immobiliari depongono a medio termine a favore di questa categoria d’investimento. > A.O.
Fonte: ETFWorld – Swiss & Global Asset Management







