Il Rosso e il Nero : Chissà se potremo dirlo anche fra 12 mesi, che l’anno si chiuderà bene. Fra un anno a quest’epoca mancheranno pochi giorni a elezioni americane che decideranno quanto diverso sarà il prossimo decennio non solo da quello che sta per finire, ma da tutta la storia del capitalismo del dopoguerra……
Alessandro Fugnoli – Kairos Partners SGR
Da qui ad allora non mancheranno i colpi di scena lungo tutto l’arco della campagna elettorale.
Il grande numero di candidati, il possibile aggiungersi strada facendo di altre figure (dalla Clinton a Michelle Obama, da Bloomberg a Iger a numerosi altri che ora studiano la situazione), la mancanza di una leadership chiara e indiscussa in campo democratico e il sempre possibile sopraggiungere di un candidato indipendente fanno prevedere per i prossimi mesi frequenti rivolgimenti.
Basti pensare, solo nelle ultime settimane, al declino di Biden, all’emergere impetuoso di Buttigieg, al declino e poi al colpo di reni di Sanders o all’inasprirsi degli attacchi concentrici sulla Warren (si pensi il martellamento del clintoniano Larry Summers contro la sua annunciata rivoluzione fiscale e in particolare contro la patrimoniale).
Per ora, tuttavia, il mercato, immerso nel suo torpore artificiale, fatica a reagire a quello che gli passa sotto il naso ed è decisamente troppo chiedergli di misurarsi con quello che potrà accadere in un futuro che appare ancora lontano e difficile da decifrare.
E d’altra parte nessuno, banche centrali o investitori istituzionali che siano, ha voglia di rovinare un anno all’insegna del rialzo e della tranquillità.
Si può perfino affermare che la reazione del mercato ai continui stimoli positivi offerti dalle banche centrali è stata composta e misurata.
Si è evitato di fare coincidere i tagli della Fed (il prossimo sarà mercoledì) con nuovi massimi assoluti, forse per non mettere troppo in imbarazzo una banca centrale che non appare molto convinta di quello che fa e che resta comunque profondamente divisa.
Se la Fed, la settimana prossima, annuncerà la fine dei tagli al buio e il ritorno a una politica monetaria guidata dai dati (ovvero alla navigazione a vista), il mercato potrà inizialmente avere un moto di delusione, ma poi si sentirà libero di dare un giudizio complessivo su un 2019 che ha segnato il ritorno a politiche aggressivamente espansive e tornerà a festeggiare e a pregustare la firma, a fine novembre, dell’accordo tra Trump e Xi.
In un periodo in cui si ama ripetere che le politiche monetarie sono sempre meno efficaci giova ricordare che la svolta della Fed del dicembre scorso, quando terminò la normalizzazione dei tassi e fu ripristinata gradualmente la linea espansiva, ha già portato l’indice da 2400 a 3000 e i bond dal 3.25 a 1.75.
I dubbi possono quindi essere legittimi sugli effetti decrescenti sull’economia reale, ma sugli asset finanziari la trasmissione degli impulsi monetari funziona ancora benissimo.
A sorreggere le borse fino a fine anno (e oltre) e a dare la giustificazione per nuovi massimi sarà la tregua tra Stati Uniti e Cina, peraltro già in vigore da un mese.
Così come il mercato ha in certi momenti enfatizzato troppo le conseguenze negative del conflitto, così è possibile che ora sconterà troppo una rifioritura dei commerci.
Sarà però solo fra qualche mese che si andrà veramente a vedere se si sarà creato un gap tra attese e realtà. Nel frattempo le attese faranno premio e aiuteranno ad assorbire senza danni eventuali dati macro deludenti.
I quali dati macro, a ben vedere, non segnalano più un rallentamento uniforme e sincronizzato, ma cominciano a uscire contrastati, come è tipico delle fasi di svolta o, più realisticamente, di stabilizzazione.
In America continuano a deludere la casa e l’auto, ma la produzione industriale nel suo complesso mostra qualche segno modesto di riaccelerazione.
Anche in Europa c’è aria di stabilizzazione e, qua e là, perfino di riaccelerazione.
Quanto alla Brexit, il colpo di coda del parlamento ritarda la conclusione della vicenda, ma è difficile pensare che un accordo che tutti dicono di volere e che è già stato concordato con l’Europa venga tenuto bloccato molto a lungo.
Per tornare a quelli che una volta si chiamavano i fondamentali, gli utili stanno uscendo senza infamia e senza lode e non saranno di ostacolo a un rialzo di fine anno.
Va quindi tutto bene? Certamente no e basta pensare a quello che sta avvenendo in Sud America per vedere la carica di rabbia che cova anche dove meno la si aspettava e che erompe violenta, tumultuosa e improvvisa.
In un momento in cui gli emergenti ritornano concettualmente di moda, i mercati non sembrano particolarmente scossi da queste vicende, ma è lecito pensare che la reazione delle elites sarà quella di accelerare ovunque possibile il processo di reflazione globale già iniziato da un anno.
E proprio la Grande Reflazione, probabilmente, sarà il motivo conduttore del prossimo decennio.
a cura di: Kairos Partners SGR SpA.







