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Il rischio di un crollo del mercato obbligazionario è ridotto

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I mercati finanziari sono in convalescenza. La crisi finanziaria ed economica ha obbligato le autorità monetarie e governative a implementare provvedimenti straordinari sia per la loro natura che per la loro entità: massicce emissioni monetarie da parte delle banche centrali, politica a tasso zero, conseguenti riacquisto di asset rischiosi, record di deficit ecc. In questa situazione, alcuni temono un ritorno all’inflazione che aumenterebbe il rischio di un crollo obbligazionario…..

L’adozione di strumenti monetari efficaci

Le banche centrali hanno emesso moneta massicciamente. La Federal Reserve, attraverso il suo programma di riacquisto o di concessione di prestiti alle banche, ha prodotto, in un anno, liquidità per circa 1,162 miliardi di dollari (9% del PIL americano). Una tale emissione monetaria ha permesso una rinnovata normalizzazione dei mercati monetari, reintroducendo al contempo la pompa del credito. Oggi, una buona parte della liquidità emessa non è stata assorbita e costituisce una riserva eccedentaria immagazzinata nelle banche. Questo congelamento della riserva in surplus ha così interrotto il moltiplicatore monetario, evitando ogni rischio d’inflazione.

Così per Nicolas Forest, responsabile della Strategia Reddito Fisso di Dexia AM: « Il giorno in cui l’attività economica riprenderà, le banche potrebbero in effetti utilizzare l’ammontare delle riserve eccedentarie per offrire ai loro clienti nuovi prestiti che, però, potrebbero creare un pericoloso rischio inflazionistico. Fortunatamente, dal 2008 la Federal Reserve utilizza nuovi strumenti monetari quali, in particolare, la rimunerazione delle riserve eccedentarie. Così facendo può dissuadere le banche dall’utilizzare le loro riserve eccedentarie. Aumentando questo tasso, evita il rischio i immissione nell’economia reale, lasciando invariato l’ammontare della liquidità. Utilizzando questo nuovo sistema, la Fed dimostra di aver pensato ad una strategia per uscire dalla crisi sin dal 2008”

Esiste ancora una richiesta per obbligazioni governative?

Attraverso l’implementazioni di piani di stimolo (tramite il consumo o l’investimento), i governi di tutto il mondo hanno cercato di affrontare la crisi in modo coordinato. Nonostante questi piani abbiano compensato in parte la contrazione economica e salvato il sistema bancario, hanno avuto un costo: il debito.

Questo indebitamento avrà delle conseguenze sul tasso d’interesse: è chiaro che i governi dovranno emettere importi record di obbligazioni e soprattutto trovare una richiesta sufficientemente importante per assorbire questi importi giganteschi.


Esiste ancora una richiesta per le obbligazioni governative?
Secondo Koen Van de Maele, responsabile della Gestione Obbligazionaria di Dexia AM: Le banche centrali hanno dimostrato di essere in grado di comprare massicciamente quote del debito governativo, come è successo negli Stati Uniti. Il formidabile boom dei paesi emergenti ha permesso successivamente di finanziare i deficit dei paesi con una crescita più lenta. Infine non bisogna dimenticare che il risparmio delle famiglie e dovrebbe ricostituirsi grazie a questo tipo di obbligazioni e, quando l’inflazione è negativa, un rendimento da obbligazioni governative superiore al 3% rimane accattivante.

Secondo Dexia AM, il ritorno all’equilibrio è ancora da venire, ma le autorità coinvolte sono già pronte. La credibilità delle azioni governative intraprese è necessaria per sostenere gli alti livelli di questa richiesta. Così, come in altre crisi passate, una diminuzione del rapporto debito/PIL entro 5 anni consentirebbe la durata di richiesta negli anni.

Il mito del crollo obbligazionario

”Noi crediamo che le banche centrali regoleranno le riserve eccedenti e che i governi faranno qualunque cosa per soddisfare i loro nuovi debitori. Scartando questi due rischi, sembra difficile prevedere una ricaduta dei rendimenti, anche nel caso di un modello di ripresa a V. Infatti, anche se le economie stanno tecnicamente uscendo dalle recessione, la crescita non dovrebbe essere così forte da riassorbire la disoccupazione. L’inflazione domestica rimane orientata al ribasso e il rischio di uno scenario a W è sempre presente. La debolezza dell’attività economica, combinata ad una politica monetaria espansiva favorisce quindi, ancora una volta, le obbligazioni dello Stato,” sottolinea Koen Van de Maele.

Permane il rischio legato all’aumento del prezzo delle materie prime. Il principale rischio inflazionista arriverebbe da un rimbalzo troppo forte del prezzo del petrolio associato all’abbondanza della liquidità nei mercati. L’inflazione totale rimbalzerebbe e, in un primo momento, potrebbe innescare un aumento dei rendimenti. In un secondo momento, questo aumento del prezzo materie prime porterà inevitabilmente ad un rallentamento della crescita o addirittura alla sua contrazione, concludendo in un apprezzamento delle obbligazioni governative.

Quanto alle obbligazioni corporate, esse hanno proposto, in questi ultimi 6 mesi, una buona performance e ciò non dovrebbe arrestarsi, anche se il ritmo dovrebbero decelerare. Un progressivo miglioramento dei fondamentali delle imprese, unito a solidi fattori tecnici, costituiscono il sostegno per questa classe di attivi. La remunerazione delle obbligazioni corporate, di circa il 2% sotto la curva governativa, rimane attrattiva a lungo termine.

Gli esperti di Dexia AM attualmente prediligono una quota di debiti finanziari e ad un rafforzamento sugli emittenti più ciclici annotati BBB mostrando delle buone prospettive.

Fonte: ETFWorld – Dexia Asset Management

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