Novità sui mercati valutari. Forse si stanno cominciando a delineare le tendenze dei prossimi mesi. Inizialmente dollaro penalizzato dal generalizzato miglioramento di sentiment sulla ripresa globale. Ma in un secondo tempo le dinamiche dei bilaterali dovrebbero differenziarsi, a parziale vantaggio del dollaro. La BoJ è intervenuta sul mercato: l’inversione ribassista dello yen dovrebbe essere iniziata. Dovrebbe essere iniziata anche quello del franco svizzero. La sterlina invece si è apprezzata troppo contro dollaro, mentre i dati sono stati negativi. Si prepara, e non fra molto, una significativa correzione, maggiore contro dollaro, più modesta contro euro. Euro da 1,27 a 1,31 EUR/USD: resistenza a 1,3256. Non esclusa una rottura, ma dovrebbe trattarsi di uno sviluppo transitorio….
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– USD
(cambio effettivo nominale) – Il dollaro ne è stato il protagonista – passivo. È arretrato su tutti i fronti – ma solo come riflesso del recupero delle altre valute, tranne yen e franco svizzero. Si è infatti consolidato, seppure ancora non in modo robusto, il generalizzato miglioramento di sentiment in merito alla ripresa globale. Poco probabile che il biglietto verde recuperi presto quanto ha perso in questi giorni. Ma in una seconda fase – non lontana – si dovrebbero avviare dinamiche differenziate sui vari bilaterali. L’effetto sarebbe quello di consentire al dollaro un recupero – se non altro parziale.– JPY –
La vera novità è stata l’intervento della BoJ destinato ad impedire un ulteriore apprezzamento dello yen, facendogli anzi ripristinare livelli più deboli. La Banca centrale ha “accompagnato” l’USD/JPY da 83 a 85: 85 USD/JPY rappresenta il valore di partenza di un’inversione ribassista della divisa nipponica che dovrebbe gradualmente portare il cambio almeno verso 90 USD/JPY prima di fine anno. A rafforzare attese di deprezzamento entro questo orizzonte sarebbe anche la chiara volontà espressa dalla BoJ di essere pronta a intervenire nuovamente qualora lo yen si rafforzasse di nuovo deviando dalla via sulla quale lo ha instradato la Banca centrale.– EUR –
Brusca virata rialzista dell’euro, da 1,27 a 1,31 EUR/USD tra lunedì e venerdì. Prima resistenza tecnica in prossimità di 1,3200 e seconda – più robusta – a 1,3256. Non è escluso che si possa osservare un tentativo di rottura. Ma dovrebbe trattarsi di uno sviluppo transitorio. Infatti, nel momento in cui uscissero – in sequenza – dati area euro deboli a fronti di dati USA positivi – la moneta unica farebbe marcia indietro, riportandosi all’interno del range 1,30-1,25.– GBP –
Come l’euro, anche la sterlina si è apprezzata contro dollaro, ma di meno. Ne è infatti conseguito un deprezzamento contro euro. Essendosi portata da 1,53 a 1,57 GBP/USD ora risulta ancora più sopravvalutata rispetto al biglietto verde, soprattutto alla luce dell’ulteriore peggioramento sul fronte macro che anche i dati dei giorni scorsi hanno evidenziato su tutti i fronti: mercato immobiliare, mercato del lavoro, vendite al dettaglio ed anche inflazione. Quest’ultima, infatti, è rimasta elevata, al di sopra del limite superiore della banda obbiettivo. La lettura del quadro che ha fornito Martin Weale, che da ottobre entrerà a far parte dell’esecutivo BoE, è stata quella di (1) una crescita incerta che potrebbe richiedere ulteriore allentamento monetario se la ripresa vacillasse, e (2) che trarrebbe vantaggio invece da un indebolimento dalla sterlina. Mercoledì prossimo saranno pubblicati i verbali BoE, dai quali dovrebbe emergere una Banca centrale più cauta sulle prospettive di crescita, anche nel breve termine. Questo potrebbe essere sufficiente a impedire che la divisa britannica si apprezzi oltre. Successivamente, dovrebbe invece scattare una correzione, tanto più ampia contro dollaro quanto più la sterlina ha fatto overshooting. A questo potrebbe associarsi anche un ulteriore, ma più modesto, indebolimento contro euro.– CHF –
Come lo yen, anche il franco svizzero è arretrato sia rispetto al dollaro – con l’USD/CHF portatosi da 0,99 a 1,01 – sia rispetto all’euro (da 1,28 a 1,33 EUR/CHF). Molto importante che ieri la Swiss National Bank abbia rivisto al ribasso le previsioni di crescita, associandole tra l’altro all’eccessivo apprezzamento registrato dal franco. L’analisi dello scenario è significativamente cambiata – in peggio – rispetto a quella che la SNB aveva fatto in giugno. Al di là di possibili oscillazioni di brevissimo termine dovrebbe gradualmente ripristinarsi una tendenza ribassista del franco contro euro, con l’EUR/CHF che forse già intorno allo scavalco dell’anno potrebbe sfondare 1,3500 e iniziare ad avvicinarsi a 1,40.– Al di là del brevissimo termine il franco svizzero dovrebbe andare deprezzandosi. Quest’anno infatti si è fortemente apprezzato: +17% contro euro e +18% contro dollaro. Tale apprezzamento è sì attribuibile a fattori di forza propria dell’economia domestica, ma anche – e forse di più – al ruolo di safe haven tradizionalmente giocato dalla divisa elvetica. A spingere gli investitori internazionali a rifugiarsi in un safe haven è stata la forte incertezza in merito alle prospettive di ripresa dell’economia globale. Tuttavia, l’entità di questo rafforzamento può essere considerata eccessiva. A più riprese la Banca centrale svizzera (SNB) è intervenuta per cercare di arrestare l’apprezzamento e riportare il cambio EUR/CHF su livelli più “accettabili” – a partire dal livello tradizionale di 1,5000 EUR/CHF – fallendo però di volta in volta. Il franco ha continuato infatti ad apprezzarsi, inaugurando nuovi massimi storici in area 1,27 EUR/CHF.– Nel brevissimo termine non si può escludere che opponga ancora resistenza verso il basso. Ma (1) dopo il recente miglioramento generalizzato di sentiment circa le prospettive di ripresa globale (indotto da una sequenza di dati USA migliori del previsto), e dopo (2) l’intervento della BoJ volto a prevenire un ulteriore apprezzamento dello yen (anch’esso safe haven), il franco dovrebbe cominciare a cedere terreno. E nel corso dell’anno prossimo l’EUR/CHF potrebbe riuscire a riportarsi verso 1,40 o poco sopra. Il rischio di un simile scenario dovrebbe riguardare più il livello raggiungibile dal cambio che non la direzionalità. Non si può escludere a priori che la soglia considerata per anni ottimale dalla SNB – ovvero 1,50 EUR/CHF – sia un po’ scesa (verso 1,45-1,40): infatti, le attese di consenso Bloomberg alla data odierna sono per un EUR/CHF a 1,36 su fine 2011. Un livello di riferimento per l’EUR/CHF più basso rispetto all’1,50 del passato sarebbe al momento comprensibile in ragione delle attuali aspettative di mercato, che sono per una crescita più elevata in Svizzera che nell’area euro nel 2010-11.
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