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I mercati valutari


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La debolezza del dollaro continua ad essere il tema dominante (e destabilizzante). Autorità giapponesi in difficoltà dopo che lo yen ha toccato nuovi massimi sul dollaro nonostante le misure monetarie espansive…..


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La settimana è stata interamente dominata dalla debolezza del dollaro, calato dello 0,7% come cambio nominale effettivo da venerdì scorso. Di riflesso, euro e yen si sono apprezzati rispettivamente dell’1,0% e dello 0,6%, sempre sull’indice di cambio. Rispetto alla media del 2009 il dollaro è più debole del 6% e lo yen è più forte di ben il 12%. È particolare la situazione dell’euro, che nonostante la forza nei confronti del dollaro risulta ancora del 7% sotto i livelli
medi del 2009.

Il dollaro rimane debole soprattutto per i segnali che arrivano dalla Federal Reserve. L’ipotesi di procedere a un nuovo stimolo quantitativo sembra godere di ampio supporto all’interno del FOMC e l’opposizione (Plosser, Hoenig, Fisher) appare piuttosto isolata. Purtroppo, la possibile inondazione di dollari – e la prospettiva sicura di condizioni monetarie molto accomodanti – stanno destabilizzando il sistema valutario mondiale. Oltre che l’aumento dei corsi delle materie prime, la fuga dal dollaro stimola deflussi di capitale verso i mercati emergenti, dove aumenta il rischio di bolle speculative e di dinamiche creditizie insostenibili. Prova ne è che il Brasile ha iniziato a scoraggiare gli investimenti dei non residenti in obbligazioni, aumentando l’imposta sugli acquisti. Di fronte a segnali così chiari dalla Banca centrale, del resto, occorrerebbero grosse sorprese dai dati macroeconomici perché i tassi di interesse e il cambio del dollaro si muovano al rialzo. La grande volatilità dei cambi rimarrà purtroppo un problema a lungo. JPY – La situazione rimane delicata per lo yen, tornato a scambiare sui massimi contro dollaro dopo 14 giorni di apprezzamento pressoché ininterrotto. Le Autorità monetarie hanno tollerato il movimento senza intervenire, ma venerdì, con il dollaro a 82, il Ministro delle Finanze Noda ha detto che il Governo sta guardando i movimenti valutari con grande interesse e potrebbe tornare ad attuare misure “forti”, inclusi nuovi interventi sul mercato dei cambi se necessario.

Noda ha sottolineato che l’intervento attuato il 15 settembre era indirizzato a “contenere movimenti eccessivi” e non mirava a raggiungere un “certo livello” del cambio con misure di lungo termine e di ampio ammontare. Da notare che le misure espansive adottate dalla Banca del Giappone (simbolico taglio dei tassi, stimolo quantitativo) non hanno avuto alcun effetto negativo sullo yen.


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EUR – Anche se le tensioni sull’Eonia sono rientrate e la BCE non ha assolutamente annunciato accelerazioni della sua exit strategy, la dinamica dei differenziali di tasso rimane favorevole all’euro. Non essendoci ancora segnali incontrovertibili di sopravvalutazione (come detto, il cambio effettivo è più debole che nel 2009), non è possibile escludere un ulteriore apprezzamento. Superate le resistenze a 1,40, i limiti potrebbero essere a 1,41 ed eventualmente 1,44. Se il movimento si consolidasse, forse a fine mese si potrebbero vedere le prime ripercussioni dell’apprezzamento sul clima di fiducia delle imprese, ma sarà ancora troppo poco per scommettere su un’inversione di tendenza. Per il momento, la prima incursione sopra 1,40 è stata seguita da un limitato movimento correttivo, giunto per ora fino a 1,3892. I principali supporti sono 1,3855 e 1,3797. Il tema della diversificazione delle riserve valutarie cinesi è ritornato fuori con le manifestazioni ufficiali di interesse verso il mercato italiano, che seguono quelle per il mercato greco delle scorse settimane. L’altro tema potenzialmente caldo, quello del rischio sovrano nella zona euro, non dovrebbe registrare novità cruciali fino alla presentazione del piano irlandese di correzione fiscale, prevista entro metà novembre.

GBP –

nessuna novità neppure dalla Bank of England: fermi i tassi, invariato la APF. Rimaniamo negativi sullo scenario di medio termine per i rischi di rallentamento connessi alla restrizione fiscale e per la possibilità di un nuovo allentamento monetario nei prossimi mesi. Anche a breve termine si potrebbe presto osservare un aumento del cambio con l’euro oltre 0,8800.

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