I ribassisti amano l’indice Halifax dei prezzi immobiliari, che ha perso il 2,8% dall’inizio dell’anno a ottobre per attestarsi a quota 20,6% al di sotto del picco raggiunto nel 2007…….
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• L’indice Halifax è basato sul volume. Così come il Land Registry (LR) e gli indici Nationwide. L’indice LR è superiore perché utilizza una più ampia misura di riferimento e include le transazioni in contanti e finanziate da mutuo. Al contrario dell’Halifax, questa misurazione è cresciuto dell‘1,1% fino a Settembre (l’ultimo mese di cui abbiamo i dati) ed è “solo” del 10,8% al di sotto del suo piccoo. L’indice Nationwide è più debole, ma la sua performance dai massimi è stato più vicina a quella dell’LR di quanto no lo sia stato l’indice Halifax – è sceso di uno 0,9% solo a ottobre per una perdita complessiva pari all‘11,8%.
• I due indice basati sul valore sono l’LSL Acadametrics e l’Office for National Statistics (ONS).
Quest’ultimo è di nuovo superiore perché basato sui dati completi dell’LR, laddove invece l’indice ONS usa i dati sui mutui. Entrambe le misurazioni sono state positive negli ultimi 12 mesi – LSL Acadametrics ha guadagnato il 2,2% fio a settembre e l’ONS il 2,1% fino ad agosto – e sono rispettivamente del 2,8% e del 4,0% al di sotto dei loro massimi.
• L’indice Halifax è come una calda coperta per i pessimisti che probabilmente sono rimasti al di fuori di tutto il boom del residenziale e ora cercano un riscatto spargendo il loro messaggio di sventura.
Qualsiasi analista che facesse riferimento soltanto a misurazioni così frammentarie non dovrebbe essere ascoltato. La vera storia degli ultimi anni è un notevole aumento dei prezzi seguito da una parziale correzione e da una diffusa stabilizzazione. Le migliori misurazioni basate su volume e valore sono rispettivamente del 42,6% e del 57,5% al di sopra dei loro livelli di dieci anni – niente male dopo cinque anni di mercato “bear”.
Fondamentali Economici
• Ottobre è stato un altro mese ricco di eventi: le elezioni presidenziali e l’uragano Sandy hanno dominato il flusso di notizie dagli Stati Uniti. Nel momento in cui scriviamo, Barack Obama è stato rieletto ma i Democratici non sono riusciti neanche questa volta ad ottenere la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. La campagna di Obama è stata supportata da indicatori economici migliori di quanto ci si aspettasse, compreso un aumento del PIL nel terzo trimestre pari al 2% annualizzato, dagli indici Institute for Supply Management (ISM) manifatturiero e dei servizi che a settembre si sono attestati rispettivamente a 51,5 e 55,1, e dalla creazione di 171.000 nuovi posti di lavoro solo nel mese di ottobre. Sempre negli Stati Uniti, anche le vendite al dettaglio sono state interessanti, con un aumento mese su mese pari all’1,1% a settembre, assieme alle nuove costruzioni che hanno registrato un balzo del 15%, al loro massimo degli ultimi 4 anni.
• In Europa, l’Indice PMI è scivolato da 46,1 a 45,4 nel mese di ottobre. Notizie migliori sono giunte invece dal Regno Unito, dove le stime relative al PIL del terzo trimestre, pari a un +1%, hanno segnato la fine di una recessione double-dip. Allo stesso tempo, l’indice dei prezzi al consumo, punto di riferimento per valutare l’inflazione, è sceso a settembre fino a quota 2,2% annualizzata, più vicino al target del 2% posto dalla Banca d’Inghilterra.
• In Cina, il ritmo di aumento del PIL del terzo trimestre, attestatosi a quota 7,4% anno su anno, è stato più lento di quando ci si aspettasse; come segno del miglioramento delle condizioni economiche, l’indice ufficiale PMI manifatturiero si è mosso in territorio positivo fermandosi a quota 50,2. Uno yen forte e i prezzi al consumo in fase di progressivo calo hanno portato la Banca del Giappone ad ampliare di ¥11 trilioni il proprio programma di acquisto di asset, portando il totale a ¥91 trilioni. Spostandoci altrove, la Banca d’Australia, con una mossa a sorpresa, ha tagliato i tassi di interesse a 2,25%, seguita dal Banco Central do Brasil, che ha preso la stessa iniziativa, riducendo il proprio benchmark a 7,25%.
Comparto Obbligazioni e Valute
• Nel corso del mese l’attenzione si è stabilmente concentrata sulle prossime elezioni presidenziali e sul loro impatto sul futuro fiscale degli Stati Uniti. I bond governativi core sono cresciuti parzialmente; i rendimenti dei gilt britannici sono aumentati in seguito a un PIL migliore di quanto ci si aspettasse e al sospetto che la Banca di Inghilterra potrebbe optare per un altro round di quantitative easing (QE) al vertice di novembre.
La Spagna ha evitato un downgrade da parte di Moody’s, l’agenzia di rating internazionale, ma la fragile situazione politica nel Paese unita alla mancanza di una politica di acquisto di obbligazioni da parte della Banca Centrale Europea ha contribuito a raffreddare lo slancio positivo che i mercati obbligazionari periferici hanno visto nei mesi scorsi.
• I mercati del credito hanno beneficiato di un mese positivo. Mentre le obbligazioni aziendali investmentgrade hanno confermato le buone performance di quest’anno aumentando dello 0,7%, il comparto high-yield ha messo a segno performance più solide, aumentando del 2% in ottobre supportato dalla continua ricerca di guadagni e da livelli di rendimento bassi su obbligazioni governative core.
• Se in teoria, un flusso di denaro a basso costo dovrebbe gonfiare il valore delle fonti non rinnovabili, l’annuncio fatto a settembre di un terzo round di quantitative easing (QE3) negli Stati Uniti non è risultato nel consueto movimento al rialzo nei prezzi di questi asset, come già visto negli scorsi due episodi di QE.
• Le materie prime hanno vissuto un mese di debolezza, con l’oro, l’argento e il rame che hanno perso rispettivamente il 2,8%, 6,8%, e 5,5% (mercato spot cash). L’indice Commodity Research Bureau (CRB) ha perso il 4,3%, mentre il petrolio Brent Crude è calato del 2,4% e i prezzi del grano del 2,1%. La forza sorprendente del dollaro statunitense potrebbe aver contribuito alla debolezza di alcuni di questi asset. Tra le valute scambiate a livello globale, i livelli di euro e sterlina sono rimasti pressoché invariati, mentre a deprezzarsi maggiormente è stato lo yen giapponese.
Comparto Azionario
• I mercati azionari globali hanno vissuto un mese di incertezza, dal momento che la maggiore stabilità dei dati economici si è dovuta confrontare con report trimestrali molto deboli: l’Indice MSCI Developed World Total Return è aumentato dello 0,6% a livello di singola valuta locale. I mercati sono stati supportati da indicatori economici migliori, ma hanno perso quote sulla scia della delusione sulle trimestrali. I dati provenienti da Stati Uniti e Cina, entrambi in via di miglioramento, hanno beneficiato del minore rischio percepito relativamente alla crisi del debito nell’Eurozona, con l’agenzia di rating Moody’s che ha mantenuto la propria valutazione a livello investment-grade per il debito governativo spagnolo.
• Tra i principali indici regionali (total return, valuta locale), l’Hang Seng ha messo a segno le performance migliori, registrando un incremento del 2,2%. L’Indice MSCI Europe ex-UK ha guadagnato l‘1,6, poco oltre l’incremento registrato dall’Indice FTSE 100 pari all‘1,5%. L’MSCI Emerging Markets è arrivato oltre l‘1,0%, mentre ha rallentato quello relativo agli Stati Uniti; l’indice S&P 500 ha guadagnato solo il 0,2%. In genere il valore ha superato la crescita negli indici MSCI World, Europe e US. Negli Stati Uniti e in UK, i titoli a media capitalizzazione (Indici S&P 400 Mid Caps e FTSE 250) hanno registrato risultati migliori rispetto alle large e small caps, mentre in Europa le mid cap hanno registrato le performance inferiori (Indice Stoxx Europe Mid 200).
• Rimane una certa incertezza macroeconomica che si rivela nelle misure di austerità adottate nell’Eurozona e in una crescita economia cinese relativamente debole. Dopo la recente rielezione, il Presidente Obama si trova ad affrontare delle sfide molto significative nel breve termine, per rendere stabile la ripresa economica degli Stati Uniti anche con l’incombere del “fiscal cliff”. Tuttavia, se dovesse continuare quest’ultimo periodo di dati economici positivi, questo dovrebbe risultare di buon auspicio per il comparto azionario.
Fonte: ETFWorld – Henderson Global Investors







