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Global X ETFs : Come investire nel reshoring della manifattura USA

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Global X ETFs : Per decenni, le aziende statunitensi hanno privilegiato la delocalizzazione della produzione, ottimizzando costi ed efficienza attraverso catene di fornitura globali.

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Tejas Dessai, Director of Research di Global X


Oggi, una convergenza di forze economiche e geopolitiche sta invertendo questa tendenza: la manifattura sta tornando negli Stati Uniti. Questo cambiamento non sembra essere un semplice aggiustamento congiunturale, ma una profonda ridefinizione strategica delle priorità nazionali, finalizzata a ricostruire la capacità industriale, rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento e garantire la competitività di lungo periodo.

Il reshoring, tuttavia, richiederà più di una politica favorevole. Saranno necessari ingenti investimenti nelle infrastrutture statunitensi, nell’automazione e nell’approvvigionamento energetico per trasformare gli Stati Uniti in una potenza industriale del XXI secolo. È proprio in questo contesto che gli investitori potrebbero cercare esposizione a questi temi.

Secondo la nostra analisi, la rinascita manifatturiera americana dipende innanzitutto dalla capacità del sistema infrastrutturale nazionale di evolversi con la stessa rapidità dell’attività produttiva. Non si tratta di un semplice aggiornamento puntuale, ma di una trasformazione di lungo periodo, articolata su più anni, che comprenda non solo la costruzione di nuovi stabilimenti, ma anche l’ammodernamento delle infrastrutture critiche necessarie a sostenere un ecosistema produttivo domestico.

Un parallelo storico utile è rappresentato dal boom infrastrutturale della Cina negli anni 2000, che fu determinante per la sua ascesa manifatturiera. Tra il 2002 e il 2016, gli investimenti cinesi in infrastrutture passarono dall’8% al 24% del PIL, alimentando una rapida espansione industriale. Sebbene gli Stati Uniti possano contare su una solida base infrastrutturale costruita nel XX secolo, il successo del reshoring richiederà investimenti significativi per soddisfare le nuove esigenze di una base industriale rivitalizzata.

Un’accelerazione è già visibile. Dopo la pandemia, le aziende manifatturiere statunitensi hanno aumentato in modo deciso la costruzione di impianti sul territorio nazionale. Nel 2024, la spesa per costruzioni legate alla manifattura ha raggiunto i 236 miliardi di dollari—più del doppio rispetto alla fine del 2021. Un ampio portafoglio di progetti è ancora in fase di pianificazione, rafforzando la tendenza.

Con i dazi previsti dall’amministrazione Trump, negli ultimi mesi si sono registrati nuovi investimenti legati al reshoring, con impegni significativi da parte di aziende come Apple e TSMC, che potrebbero tradursi in centinaia di miliardi di dollari destinati alle infrastrutture.

Contemporaneamente, l’aumento dei salari all’estero e i crescenti rischi delle catene di fornitura globali hanno ridotto il divario di costo tra la produzione off-shore e quella domestica. In questo contesto, l’automazione può offrire un vantaggio competitivo decisivo, rendendo il reshoring non solo fattibile ma anche necessario.

Per i produttori, l’automazione rappresenta la risposta a due sfide fondamentali: la carenza di manodopera e il raggiungimento della parità di costo. Per settori come i semiconduttori, le batterie e l’aerospazio—fra i primi a riportare la produzione in patria data la loro rilevanza strategica—l’automazione è non solo economicamente vantaggiosa, ma anche essenziale per garantire la precisione e i volumi richiesti. Questi comparti richiedono standard produttivi estremamente elevati, raggiungibili solo tramite sistemi robotici all’avanguardia.

Il costo di implementazione di robot industriali è diminuito di quasi il 25% nell’ultimo decennio, grazie ai progressi in sensori, software e componentistica. Nel frattempo, i salari nel settore manifatturiero statunitense sono aumentati di circa il 4% nel 2024 e si prevede che cresceranno di un ulteriore 35% entro il 2030, rafforzando il ruolo dell’automazione nel mantenere la competitività dei costi.

Infine, l’espansione della manifattura statunitense è strettamente legata alla capacità del Paese di soddisfare la crescente domanda di elettricità. La storia fornisce precedenti significativi. Nel 1900, la manifattura rappresentava circa il 10% del consumo elettrico statunitense, salendo a oltre il 50% nel 1950 grazie all’elettrificazione delle linee di montaggio e dei processi industriali. Il boom del dopoguerra accelerò ulteriormente il trend, con una crescita annua dell’elettricità industriale di circa il 7% tra il 1945 e il 1970.

Questo legame tra industria e consumo energetico potrebbe riaffermarsi nei prossimi decenni, mentre gli Stati Uniti ridisegnano il proprio panorama produttivo, soprattutto nei settori dei semiconduttori, dei veicoli elettrici e dell’energia solare. Con la costruzione di nuovi impianti sul territorio nazionale sarà necessario potenziare sia la capacità di generazione elettrica che le infrastrutture di trasmissione per sostenere questi settori ad alta intensità energetica.

Il reshoring della manifattura statunitense non sembra essere una moda passeggera, bensì una trasformazione generazionale che richiederà investimenti costanti in infrastrutture, automazione ed elettrificazione. Le opportunità per gli investitori potrebbero essere significative, poiché questi cambiamenti strutturali sono destinati a generare domanda in diversi settori. A nostro avviso, le aziende pioniere nei tre ambiti indicati saranno tra le principali beneficiarie di questi forti venti favorevoli.

Se vuoi saperne di più : ETF cosa sono e come funzionano

Fonte: ETFWorld.it

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