Le analisi e le prospettive per il nuovo anno relative alle diverse asset class elaborate dai gestori di…..
Fidelity International.
IMMOBILIARE
Neil Cable, responsabile del settore Immobili – Europa
A livello macroeconomico il 2010 sarà un anno più tranquillo per gli investitori in titoli immobiliari europei, grazie al fatto che i valori si stanno stabilizzando nella maggior parte dei mercati dell’Europa settentrionale e occidentale, oltre a registrarsi un aumento di valore per gli asset di qualità elevata negli importanti mercati di Regno Unito, di Francia e di Germania. Tuttavia, nel corso della prima fase del nuovo ciclo immobiliare il mercato procederà a velocità differenti. La ripresa degli investimenti nelle principali città dell’Europa occidentale si porrà in netto contrasto con la debolezza della domanda per asset e località di minore importanza, in particolare quelle situate nell’Europa centro-orientale e meridionale.
La selezione dei titoli, piuttosto che l’asset allocation, continuerà a rappresentare un fattore chiave per gli investitori nel 2010. Chi punta a trarre vantaggio dalle prime fasi di questo nuovo ciclo dovrà essere in grado di identificare valore a lungo termine, poiché non sarà sufficiente acquistare genericamente in una certa località. La scelta del giusto mix quanto a validità della posizione geografica, qualità degli asset e, soprattutto in questo contesto, affidabilità creditizia dei locatari assumerà un’importanza strategica. La gamma dei fondi immobiliari di Fidelity, supportata dal nostro team di esperti gestori di portafoglio, è ben posizionata per offrire ritorni costanti con potenziale di crescita del capitale a medio e a lungo termine.
AZIONARIO REGNO UNITO
Sanjeev Shah, gestore di portafoglio
Dopo sette mesi di rimbalzo abbastanza stabile, il mercato potrebbe prendere una pausa di respiro. Guardando al futuro, tuttavia, gli utili evidenziano ancora un andamento complessivo superiore alle aspettative, che provocherà delle revisioni al rialzo producendo un effetto positivo sul sentiment. Gran parte di questo fenomeno è stato generato da politiche aggressive ed efficaci di taglio dei costi e ora la crescita dei
volumi dovrebbe intervenire a stimolare un ulteriore rialzo degli utili. Le valutazioni continuano a tendere ai minimi storici sia in termini di price-to-book che di flussi di cassa disponibili. I titoli sensibili ai tassi di interesse, ivi compreso il settore dei servizi finanziari e alcune aree del comparto dei beni di consumo discrezionali, risultano ancora convenienti rispetto alle precedenti fasi di recessione economica.
I dati sull’economia si confermano contrastanti, ma stanno migliorando. Ho iniziato a realizzare prese di profitto su alcuni dei titoli più ciclici che avevano messo a segno buone performance durante il rally e continuo a individuare ottime opportunità fra i titoli growth, come quelli del comparto tecnologico, dei media e dei servizi di supporto. Il settore immobiliare commerciale sta finalmente mostrando segni di ripresa e resta un tema chiave in portafoglio.
Nel complesso sono ottimista riguardo alle prospettive del mercato per il 2010 e ritengo che ci siano ancora numerose opportunità nella selezione dei titoli.
AZIONARIO EUROPA
Alexander Scurlock, gestore di portafoglio
Guardando il 2010 si rileva ancora un certo nervosismo fra gli investitori e spesso mi viene chiesto se andremo incontro a un doppio minimo e quali sembianze assumerà la ripresa. In questa fase, non vi sono ragioni per ritenere probabile un secondo picco negativo. Le iniziative messe in atto dai governi sono state senza precedenti e hanno generato un’inversione di tendenza della situazione economica. Inoltre, i casi di doppio minimo sono rari. Per quanto riguarda le caratteristiche della ripresa, molto dipenderà da fattori nazionali. In Europa, alcuni Paesi usciranno dalla recessione in tempi più rapidi e in una posizione più solida di altri.
Sebbene non ami fare previsioni di tipo top-down, ritengo che l’inflazione rappresenterà un rischio maggiore di quanto non si creda attualmente e reputo quindi che la politica monetaria si farà più restrittiva nel corso del prossimo anno. Prevedo che entrambe le estremità della curva dei rendimenti subiranno la stessa sorte e che le Banche centrali non si limiteranno solo a intervenire sui tassi di interesse per tenere l’inflazione sotto controllo. È molto probabile che un eventuale ritorno dell’inflazione si eserciti sui prezzi dei singoli asset piuttosto che configurarsi come inflazione core. Questo dovrebbe sostenere i titoli azionari poiché gli investitori abbandonerebbero i titoli di Stato (a breve scadenza) per convergere su asset che possono offrire un maggiore rendimento reale.
Tuttavia la preoccupazione principale delle banche centrali e in particolare della Federal Reserve negli Stati Uniti, è la stabilizzazione dei prezzi nel settore immobiliare piuttosto che l’inflazione. Se riescono a normalizzare i mercati immobiliari, tutto il resto verrà di conseguenza. Gli immobili residenziali rappresentano ancora il segmento più ampio della ricchezza dei consumatori e, se i prezzi delle abitazioni aumentano, si genera un circolo virtuoso di aumento della fiducia e della spesa.
Continuo a essere sovrappesato sui servizi finanziari. Questo settore è stato caratterizzato da notevoli turbolenze negli ultimi 12-18 mesi e, nonostante abbia generato buoni rendimenti, ritengo che vi sia ancora un importante potenziale di crescita su determinati titoli. Tuttavia, a differenza del 2009, la selezione dei titoli assumerà un’importanza ancora maggiore. Se consideriamo lo scenario mondiale prima e dopo la crisi soffermandoci sui settori che hanno subito i danni maggiori, i quattro comparti che ne hanno risentito di più sono state le compagnie aeree, i produttori di cemento, le case automobilistiche e le banche. Ciononostante solo gli istituti bancari hanno evidenziato miglioramenti strutturali. Le compagnie aeree o le case automobilistiche hanno subito una riduzione contenuta della capacità produttiva, grazie agli incentivi statali, mentre il settore del cemento è stato supportato da nuovi finanziamenti. Le banche sono le uniche ad avere registrato una contrazione della propria produttività e, come risultato, i margini sono migliorati. Molti degli istituti bancari più solidi hanno acquistato asset di qualità a prezzi convenienti e ritengo che ciò porterà a sovraperformance sostenute nel lungo periodo.
Thomas Fraenkel-Thonet, gestore di portafoglio
Con i prodotti monetari in standby, molti investitori hanno cercato di recuperare performance acquistando nel corso dell’ultimo anno titoli di società più rischiose e indebitate. A mio parere molti di questi titoli più rischiosi finiranno per deludere, come è naturale che sia, in una congiuntura economica altalenante. Il mercato, tuttavia, li sta trattando a valutazioni interessanti e resto quindi relativamente ottimista riguardo ai rendimenti azionari nel loro complesso.
AZIONARIO USA
Adrian Brass, gestore di portafoglio
Anche se il mercato ha già evidenziato una ripresa significativa non mancano le ragioni per mantenersi ottimisti. In primo luogo, siamo ben lontani dal picco del 2007 e l’indice S&P 500 si attesta oggi sullo stesso livello fatto registrare nel 1998, il che implica un “decennio perso” in termini di performance. In secondo luogo, le valutazioni sono ancora ragionevoli tenendo conto degli utili in ripresa e dei flussi di cassa. Infine, è
probabile che gli utili registrino una crescita consistente rispetto agli attuali livelli e potrebbero quindi sorprendere rispetto alle attese. Ne è riprova il fatto che le imprese americane abbiano ridotto i costi nella misura più drastica degli ultimi 50 anni. Questo approccio ha consentito di mantenere i flussi di cassa nei momenti di difficoltà, ma produrrà altresì nuovi record di redditività per alcune aziende con il procedere della ripresa.
I rischi per la sostenibilità della ripresa continuano ad annidarsi nella “strategia di uscita” del Governo statunitense dai suoi programmi di stimolo e di quantitative easing e nell’impatto che una pressione fiscale potenzialmente maggiore potrà avere sui consumatori impegnati a ripagare i propri debiti. Le mie idee di investimento più forti si collocano in aree nelle quali la ripresa non è stata ancora scontata, come i settori legati agli immobili residenziali e il comparto delle attrezzature per semiconduttori o, in misura crescente, in aziende di elevata qualità e con una crescita costante che hanno fatto più fatica durante il rally.
AZIONARIO ASIA
Allan Liu, gestore di portafoglio
I mercati azionari asiatici dovrebbero confermare il proprio andamento positivo a lungo termine. I fondamentali economici restano solidi e dovrebbero sostenere un incremento dei tassi di crescita del PIL alla luce delle numerose modifiche strutturali. La sostenuta crescita della popolazione e l’attuale trend di urbanizzazione e di industrializzazione avranno bisogno di uno sviluppo delle infrastrutture sia nelle aree rurali che urbane. Nella regione, visti i ridotti livelli di penetrazione di beni di consumo e di prodotti finanziari, l’incremento della popolazione in età lavorativa e l’aumento del benessere dovrebbero trainare i consumi. Anche il basso livello di indebitamento delle famiglie e l’elevato tasso di risparmio rappresentano fattori positivi. A breve termine, rispetto a quanto accaduto in passato, le economie della regione dovrebbero trarre vantaggio dai bassi tassi di interesse. Anche il miglioramento del contesto politico in Paesi quali l’Indonesia, la Tailandia e la Malesia gioca a favore delle prospettive della regione.
Oltre al miglioramento della performance delle imprese negli ultimi mesi abbiamo assistito a un maggior numero di revisioni al rialzo delle prospettive delle società in termini di utili, rispetto a quelle al ribasso. Ciononostante, a breve termine potremmo registrare una certa volatilità. Gli investitori pertanto non perderanno di vista l’andamento degli utili aziendali e lo confronteranno con le aspettative del mercato, in quanto non va dimenticato che l’economia mondiale non si è ancora ripresa del tutto da una delle peggiori crisi finanziarie della storia.
Martha Wang, gestore di portafoglio
In Cina la risposta aggressiva del governo ha finora sostenuto una consistente crescita degli investimenti che dovrebbe continuare. I prestiti legati alle nuove infrastrutture e alle banche hanno stimolato la crescita. Inoltre, i consumi interni sono sensibilmente aumentati e il mercato immobiliare ha evidenziato un andamento solido, grazie a un clima di fiducia che non è venuto meno. Tuttavia, a breve termine, i mercati azionari cinesi resteranno probabilmente volatili, a causa della perdurante incertezza rispetto alle prospettive globali in termini economici e di investimento. Quest’anno la recessione globale fornisce un contesto operativo difficile per le società. In un orizzonte temporale di lungo periodo, i consumi privati però dovrebbero aumentare costantemente di pari passo con il miglioramento della fiducia dei consumatori e dei livelli di occupazione.
Inoltre, i titoli cinesi potrebbero sovraperformare i concorrenti internazionali nel lungo termine, grazie al potenziale di crescita strutturale della Cina, a fattori demografici positivi e a un elevato tasso di risparmio. Ne dovrebbe conseguire una migliore performance delle società e una buona crescita dei consumi interni. Sono particolarmente ottimista in proposito, considerando la solida posizione finanziaria del Paese e il margine che ha a disposizione per promuovere incentivi in termini di politica monetaria. Sono persuasa che le società con una solida situazione patrimoniale, un buono sviluppo delle proprie strategie e quadri dirigenziali competenti dovrebbero essere in grado di ampliare la propria quota di mercato e di conseguire un rafforzamento delle relative posizioni.
Nel complesso, le valutazioni sono leggermente superiori alle medie storiche di lungo termine. Tuttavia, dobbiamo altresì evidenziare l’ampia divergenza a livello settoriale.
Ad esempio i settori difensivi, quali quello delle telecomunicazioni e dei servizi di pubblica utilità, hanno realizzato rendimenti a una cifra, mentre i settori ciclici, quali quello degli immobili e dei materiali, hanno fatto registrare un incremento superiore al 50%. Di conseguenza le valutazioni di questi settori hanno toccato livelli piuttosto elevati; ho quindi ridotto l’esposizione del fondo, soprattutto sui titoli immobiliari e su quelli energetici.
Teera Chanpongsang, gestore di portafoglio
Ritengo che i titoli azionari indiani dovrebbero trarre vantaggio dai solidi fondamentali economici del Paese e dal miglioramento della congiuntura globale. Fattori demografici positivi, una minore dipendenza dalle esportazioni rispetto alle controparti regionali e trend sostenuti dei consumi interni rappresentano tutti elementi vantaggiosi per lo sviluppo dell’India. Un governo di centro stabile dovrebbe incentivare inoltre le riforme e soddisfare le esigenze di sviluppo delle infrastrutture. Un tema chiave che sto sviluppando è rappresentato dall’ulteriore ripresa dell’economia interna indiana.
AZIONARIO GIAPPONE
Robert Rowland, gestore di portafoglio
Le mie previsioni per il 2010 sono contrastanti. L’attuale ciclo economico è in fase di miglioramento rispetto al livello molto basso che è stato toccato, con le esportazioni, la produzione industriale e l’utilizzo della capacità come fattori trainanti. Ne è derivata una timida ripresa degli utili aziendali e alcune società hanno sorpreso il mercato con risultati e stime, a livello intermedio, superiori alle aspettative. Sebbene le recenti revisioni al rialzo degli utili siano incoraggianti, permangono le incertezze riguardo alla loro sostenibilità poiché il livello assoluto dell’attività economica rimane basso ed è probabile che eventuali ulteriori rialzi si concentrino nei settori maggiormente rivolti alle esportazioni, con scarse prospettive di ripresa immediata della domanda interna. Anche se le imprese giapponesi hanno assunto un atteggiamento meno pessimista, i piani di spesa in conto capitale e le previsioni sugli utili restano deboli. Inoltre l’occupazione e i livelli di reddito sono ancora in una fase critica e le tendenze deflazionistiche si stanno facendo più marcate.
Mentre la ripresa ciclica dell’economia globale, le prospettive di un cambiamento politico, l’introduzione di riforme strutturali nonché valutazioni interessanti a livello storico dovrebbero sostenere il mercato azionario giapponese, le difficoltà che il Paese si trova ad affrontare non accennano a diminuire. Fra queste si potrebbero annoverare anche possibili delusioni derivanti dalla politica, se il nuovo governo non sarà in grado di realizzare i cambiamenti promessi. La debolezza fondamentale dell’economia interna e la forza dello yen rappresentano ulteriori ostacoli che devono essere superati.
AZIONARIO MERCATI EMERGENTI
Nick Price, gestore di portafoglio
È mia convinzione che i mercati emergenti offrano prospettive di crescita non paragonabili a quelle dei Paesi sviluppati e, nel tempo, il mercato riconoscerà ampiamente tale crescita. A breve termine qualsiasi stallo significativo nella ripresa statunitense costituirebbe un rischio considerevole, ma è un prospettiva che si configura sempre più improbabile. Il mercato immobiliare negli Stati Uniti si è infatti, stabilizzato, la fase più critica per quanto riguarda la disoccupazione sembra essere superata e il ciclo delle scorte si sta finalmente riavviando.
Nel lungo periodo le tendenze di lungo termine dell’area si riconfermano positive: una popolazione giovane con tassi di pensionamento procapite fra i più bassi al mondo; un’area diversificata con una disponibilità senza pari di materie prime che può rappresentare un’importante copertura contro l’inflazione; una crescita della produttività da lavoratori già a basso costo; un bacino di consumatori praticamente incontaminato nel continente africano; un’elevata propensione al risparmio, che sostiene i consumi interni nella regione asiatica e, nel complesso, l’opportunità di investire in titoli a prezzi ragionevoli.
REAL ASSET
Amit Lodha, gestore di portafoglio
Gli investitori dovrebbero tenere presenti due questioni fondamentali. In primo luogo, in una visione di breve termine, le prospettive legate all’inflazione. L’impatto delle manovre globali di incentivi finanziari è indubbiamente senza precedenti. È difficile stabilire di quanto bisogna aumentare la massa monetaria e quando interrompere l’erogazione. Non occorre quindi domandarsi “se” i governi attueranno l’exit strategy, bensì “quando” lo faranno. Una conseguenza inevitabile dei programmi di incentivi fiscali di questa portata sarà un rapido ritorno all’inflazione. Ritengo che il ciclo dei tassi e il risveglio dell’inflazione influiranno positivamente sui prezzi degli asset reali, che si tratti di materie prime, di immobili o di beni industriali, come le ferrovie.
In secondo luogo, stiamo assistendo a una congiuntura interessante sui mercati, nei quali i Paesi in via di sviluppo, come Cina, India e Brasile, continuano a crescere mentre i Paesi sviluppati hanno avviato massicci interventi di incentivi per combattere la recessione. Anche questa fase produrrà interessanti opportunità sia a breve che a medio termine.
Coniugando queste due macro-tendenze, ritengo che gli investitori dovrebbero continuare a puntare su titoli che registrano buone performance in presenza di condizioni inflazionistiche e, nel contempo, puntare su temi di lungo termine quali l’energia pulita, la scarsità alimentare o i settori che hanno beneficiato di stimoli fiscali, semprechè i titoli relativi siano disponibili a valutazioni ragionevoli.
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Fonte: ETFWorld – Fidelity International






