A dispetto della sua presentazione, questa non è una «news letter», ma un «luogo». Di quelli, tra l’altro, e come spesso piacciono a noi, un po’ fuori del comune: un luogo, infatti, in cui noi diamo e daremo…
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volentieri spazio (ma sarebbe meglio dir «voce») a chi spazio probabilmente non ha mai avuto (o pensato di meritarsi) nell’ambito delle cosiddette «analisi di mercato». Analisi di mercato, ma non solo, perché altrimenti non si spiegherebbe né il titolo, né l’immagine che a quello fa da sfondo.
Dentro a questo nostro spazio, poi, confidiamo che ognuno possa ritrovarsi: non del tutto, ovvio, perché ognuno ha la sua storia, ma almeno in parte. Anche solo perché si tratta di un luogo non occupato, né mai occupabile, da professionisti dello scrivere (dei mercati). Ma non si tratta di un forum, di quelli finanziari di cui è piena la rete: qui, il dialogo non è con terzi, ma tra sé e sé:
«tra il proprio essere ed il proprio non essere, proprio questo è»
O forse non ancora, chissà…
Quest’avventura è cominciata con il buon Luca Bizzi, un «ingegnere» che ha partecipato ai nostri corsi e che probabilmente, quasi senz’accorgersi (e quindi senz’alcuna fatica), scrive con la propria mente un pezzo al giorno… e continua anche questa volta proprio con il «buon» Luca Bizzi. Quel che troverete qui di seguito è dedicato alle probabili prospettive di medio/breve periodo che potrebbero avanzarsi sul mercato azionario, in generale, e su quello italiano, in particolare.
Come sempre noi siamo indotti a fare il tifo per lui… anche perché, a differenza di molti, portato a cercar il senso di quel che accade non nel «dato», ma in quel che nel dato si nasconde (e che spesso si rivela molto più interessante).
Edoardo E. Macallè
L’ultima spiaggia
Sembra proprio che (anche questa volta…) sia stata scongiurata la fine del mondo.
Gli indici americani si piegano, ma non si spezzano (almeno fino al momento in cui scrivo!), eppure pare evidente che qualcosa è cambiato rispetto all’ultimo anno e mezzo.
Se guardiamo i punti di svolta dei grandi cicli precedenti, cioè il 6 marzo 2009, il 10 luglio 2009, il 2 novembre 2009 e il 5 febbraio 2010 notiamo sempre una ripartenza veemente delle quotazioni, con il classico spike, mentre oggi gli indici stanno costruendo una «base» da cui ripartire, ormai da più di due settimane. 
A mio avviso questo significa fondamentalmente incertezza.
Nel marzo 2009 gli speculatori hanno avuto gioco facile a prendere in contropiede tutti gli investitori decretando la fine di una discesa dei corsi devastante: si dava, infatti, per scontato ormai il fallimento dell’intero sistema bancario mondiale e di conseguenza dell’intera economia, mentre in realtà l’unico vero grande fallimento fu di una banca sola. Perciò, acquistare a prezzi stracciati società che invece erano ancora produttive, «scontando» l’intervento massiccio delle banche centrali e dei governi per salvare il sistema, fu quasi un’operazione da insider. Per chi poteva «fare» il mercato.
Da aprile 2010, in analogia con quanto accaduto un anno prima, ecco che si torna a parlare ancora, ed insistentemente, di default. Ma questa volta addirittura degli stati sovrani! Oggi, come per le banche prima, nessuna nazione si trova nelle condizioni dell’Argentina di qualche anno fa, eppure sembra che gli speculatori non siano più disposti a «scontare» altro ottimismo e a ricominciare a comprare a testa bassa, come nel 2009. Perché?… Forse perché le quotazioni non sono più così scontate, forse perché non si vede quella forte ripresa economica che fino a fine 2009 sembrava essere dietro l’angolo… ma forse e soprattutto (a mio avviso) quando si sentono i responsabili dei governi (vedi gli inglesi) parlare pubblicamente di «lacrime e sangue» in riferimento alle prossime condizioni economiche dei cittadini… qualche dubbio viene. Ma è meglio non divagare, perché nel breve medio termine le borse sono sempre state slegate dalle condizioni macroeconomiche (fino ad oggi però…)
Ancora una volta per capire i mercati credo sia necessario guardare al nostro Ftsemib, che spesso anticipa e rivela le reali intenzioni degli operatori. 
Il trend è discendente senza ombra di dubbio e così resterà: si deduce quindi che gli altri indici più forti potrebbero fare nuovi massimi marginali (vedi il Dax), oppure realizzare con grande sforzo doppi massimi. A grandi linee quello che vedo sui grafici è piuttosto semplice.
Il nostro «supportone» in area 21000 è stato disintegrato con una facilità impressionante e siamo finiti su un nuovo «supportone» (finto) in area 18000; ora l’area 21000 si è trasformata in una «resistenzona»: il massimo che possiamo sperare, quindi, è che venga almeno raggiunta o leggermente intaccata a 21500. 

D’altra parte anche l’S&P500 ha costruito una solida base in area 1040, valore ultimo che sembra reggere ogni atterraggio violento, ed ora vi sta costruendo sopra un «box», il quale a propria volta, se ri-proiettato al rialzo, individua il livello di 1160 come arrivo di un probabile spunto rialzista. Troppo poco. Guardando il grafico si può sperare nel raggiungimento di un’area di resistenza forse più forte attorno a 1180, ma è ancora troppo poco.
L’indice americano è ancora in un trend rialzista, anche se indebolito da questo ribasso, e deve assolutamente confermare questo trend, pertanto è «obbligato» a fare nuovi massimi, come ha sempre fatto dal marzo 2009 ad ogni ripartenza: questa è «l’ultima spiaggia».
Dai valori attuali l’indice italiano e quello americano potrebbero quindi distare un 8 – 10% circa dai massimi del prossimo periodo. Anche il Dax con un’escursione lievemente inferiore si porterebbe in area 6400 – 6500 dove ritraccerebbe il 61.8% di tutta la discesa a partire dai massimi del 2007. 
Se, come credo, non si riuscirà ad andare oltre, si potrà andare short dai livelli suddetti «vita natural durante», altrimenti quota 1300 di S&P500 per fine anno è garantita. In tutti i casi quando (e se) verranno raggiunti quei prezzi ci sarà una battaglia epica.
Vediamo ora se i percorsi campione ci possono aiutare per definire i tempi di percorrenza.
L’inerzia dei percorsi settimanali (omogenea sui 3 mercati presi a riferimento) sta cercando di svoltare verso l’alto in fase 1, ma non sembra essere ancora molto convinta, mentre il suo impulso, se si mantiene al rialzo, promette di arrivare sui massimi fra 3 settimane.
Il percorso mensile:
– in fase 8 con impulso piatto sul Ftsemib concede al massimo la speranza di semplici rimbalzi;
– in fase 6 con impulso piatto su S&P500 concede un po’ di più, ma comincia ad assomigliare vagamente all’ottobre 2007; 
– in fase 6 con impulso al rialzo sul Dax consente effettivamente di sperare in nuovi massimi (inoltre il MACD mensile è l’unico ad avere tagliato al rialzo la sua linea dello zero).
I percorsi trimestrali sono tutti in fase 2 e quindi, essendo entrati nel mese di giugno «ancora vivi», si può pensare che lo spunto rialzista si concretizzi. Il problema però su questo time frame è che l’impulso è al ribasso e quindi non aiuta lo sprint. 
Conclusione: è il percorso settimanale che nelle prossime 3 settimane «da solo» si dovrà incaricare di portare su i mercati, poi a fine mese l’inerzia trimestrale dovrebbe controbilanciare quella mensile e regalare qualcosa con l’inizio di luglio.
Questo quadro mi fa pensare ad un rialzo estremamente fragile perché, su un impulso settimanale, anche le semplici turbolenze del percorso giornaliero possono incidere pesantemente con improvvisi rovesci.
Mi aspetto quindi un rialzo burrascoso, dell’entità prima descritta, fino a fine mese; a seguire un prolungato periodo di lateralità ancora piuttosto volatile, dove i percorsi in ordine sparso non riusciranno ad imprimere una direzione precisa ai mercati; a seguire ancora, nella seconda parte di luglio, quando cesserà il supporto del percorso trimestrale, l’inizio di una discesa che sul nostro indice potrebbe anche risultare devastante (area obiettivo 15000?).
In effetti se l’S&P500 non riuscisse a fare nuovi massimi relativi e al prossimo ribasso area 1040 non dovesse resistere, si realizzerebbe un gigantesco testa e spalle ribassista su un top di medio periodo dalle conseguenze apocalittiche.
Verso la fine dell’estate valuteremo i danni e se non saranno eccessivi si potrà ben sperare per la fine dell’anno, se invece saranno gravi…
Avrei anche la tentazione di parlare del Siderografo di Bradley, ma rischierei la reputazione (si fa per dire): m’impegno a farlo nella prossima riflessione solo e soltanto se i mercati si saranno comportati più o meno come pronosticato.
Un’ultima notazione «volante» senza la relativa spiegazione, giusto per compromettermi definitivamente: ho l’impressione, per ora solo impressione, che le commodity industriali, dopo qualche altro sussulto, si stiano preparando ad una discesa di lungo periodo.
Bizzi Luca







