DIECI PUNTI Idee sparse su un mondo agitato


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Ebola. Si sta ancora allargando a macchia d’olio in Africa occidentale, ma l’impressione è che abbia rallentato la sua marcia. Per la prima volta dall’inizio dell’epidemia non si contano solo le nuove zone colpite ma anche le contee in cui il virus sembra essere tornato in clandestinità……

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Alessandro Fugnoli – Kairos Partners SGR


Il problema è che molti fuggono dalle campagne, l’epicentro iniziale della crisi, e si spostano nelle disastrate periferie di Monrovia e Freetown, dove la velocità di contagio potrebbe essere anche maggiore. C’è preoccupazione per la possibile espansione verso Bamako, la capitale del Mali che dista pochi chilometri dalla Guinea, e verso la Costa d’Avorio, che confina con la Liberia. A Parigi ci sono molti ivoriani e maliani che hanno stretti contatti con il paese d’origine. Al momento però non ci sono casi e le difese sono state alzate in misura rilevante.

L’arrivo di Ebola in America e in Europa e le clamorose falle nella risposta delle autorità politiche e sanitarie hanno trasformato la correzione delle borse, dovuta inizialmente alla crisi europea, in un’ondata di panico a suo modo giustificata. Basta vedere gli effetti economici che l’epidemia sta producendo nei paesi colpiti per capirne la pericolosità che potrebbe avere anche per noi. La situazione è però tornata sotto controllo, la guardia è stata alzata e le borse sono tornate ai livelli prepanico.

Ucraina. Si vota domenica e i risultati previsti dovrebbero essere positivi. Si assisterà probabilmente a un rafforzamento della componente centrista e pragmatica guidata dal presidente Poroshenko a spese di quella radicale e ultranazionalista che ha espresso Yatsenyuk come primo ministro. Una riduzione della conflittualità sul campo è un presupposto per lo smantellamento delle sanzioni, che richiederà comunque ancora alcuni mesi.

Fino ad oggi le sanzioni hanno fatto più male alla Russia che all’Europa dal punto di vista economico, ma la capacità di tenuta dell’Europa rispetto alla stagnazione è molto più bassa di quella della Russia rispetto a una recessione anche pesante. Putin lo sa benissimo e potrebbe essere indotto ad alzare il tiro se dall’Ucraina non arriveranno concessioni.

Brasile. Anche qui si vota domenica. Il peso di queste elezioni è enorme, non solo per il Brasile ma per tutti i mercati emergenti e anche per noi. L’alternativa è analoga a quella sperimentata dall’India nelle elezioni di maggio. Da una parte la continuazione di una politica di stagnazione e populismo, dall’altra un forte orientamento procrescita. Dopo la vittoria di Modi la borsa di Mumbai è salita per quattro mesi. La performance misurata in euro è del 40 per cento dall’inizio dell’anno e lo scenario rimane molto positivo.

In caso di vittoria di Neves, la borsa di San Paolo aprirà lunedì con un fortissimo rialzo, ma andrà comprata comunque e molto aggressivamente. I sondaggi indicano un finale sul filo di lana. Alcuni, in Brasile, hanno già comprato. Il rialzo in caso di vittoria di Neves sarà infatti più ampio del ribasso in caso di conferma della Rousseff. La borsa di San Paolo è del resto a buon mercato.

Giappone. L’Abenomics ha perso molto del suo slancio iniziale, ma i risultati della svalutazione dello yen sui profitti degli esportatori giapponesi sono clamorosi. Dal canto suo, la Banca del Giappone è molto più libera, nella sua politica monetaria di reflazione, rispetto alla Bce. La borsa di Tokyo ha valutazioni più basse rispetto alla media dei paesi sviluppati.

Se la svalutazione dell’euro proseguirà, arriverà un momento in cui sarà bene uscire dal Giappone per entrare in Europa. Quel momento, tuttavia, non sembra ancora vicino.

High yield. Warren Buffett ha fatto grandi cose per i suoi azionisti con la sua tecnica d’investimento passiva, ma negli ultimi tempi si è appannato. Chi non perde un colpo da anni e appare sempre più brillante e vispo è Carl Icahn, l’attivista che a 78 anni si diverte più che mai a fabbricare soldi trovando società addormentate da svegliare e fare correre.

Icahn sta velocemente accumulando una grande quantità di Cds su obbligazioni ad alto rendimento. I Cds sono un’assicurazione contro un ribasso dei corsi obbligazionari. È un’assicurazione costosa, ma Icahn sa di cosa parla. Nel 2008, sempre puntando su una discesa dei bond ad alto rendimento, ha decuplicato il suo investimento iniziale.

Euro. Il pirotecnico Icahn è naturalmente corto anche di euro. Per parte nostra, non sappiamo se la corsa al ribasso sia terminata o se sia destinata a proseguire. Quello che ci sembrerebbe davvero strano sarebbe però un rafforzamento dell’euro. Una ragione sufficiente, ci sembra, per continuare a tenere tutto il possibile in dollari.

Aqr. Oltre alle elezioni in Brasile e in Ucraina il fine settimana sarà dedicato allo studio dei risultati dell’Asset quality review delle banche europee. Si ricorderà dai tempi della scuola e dell’università che prima di un esame soffrono tutti, dopo soffrono solo i bocciati. Poiché i promossi saranno la stragrande maggioranza, i bancari, intesi come settore, dovrebbero, almeno per un periodo, comportarsi meglio degli altri comparti.

Lo stress test, una volta ultimato, darà un contributo all’accelerazione degli acquisti di attivi bancari da parte della Bce, un altro fatto positivo.

Petroliferi e line aeree. In Europa, dove i prezzi sono regolati e le compagnie sono statali, certe correlazioni funzionano meno. In America, per contro, le line aeree traggono immediatamente grandi vantaggi (anche borsistici) da un indebolimento dei prezzi del greggio, mentre le società petrolifere ovviamente ne soffrono. Ogni tanto si creano però dei disallineamenti interessanti. In questo momento di petrolio debole le compagnie aeree sono forti, ma hanno ancora del potenziale legato alle ristrutturazioni in corso. I petroliferi, dal canto loro, sono eccessivamente deboli (Icahn, tanto per dire, li sta guardando con interesse). Ecco un momento, quindi, in cui si potrebbero tenere in portafoglio tanto line aeree quanto petroliferi con un rischio asimmetrico favorevole.

Volatilità. Ne abbiamo avuta tanta e il suo costo è salito. Ricordiamo però che la volatilità è a sua volta volatile. Nulla vieta che il prossimo periodo sia relativamente tranquillo.

Strategia. La stagione d’oro dell’azionario volge lentamente al termine. Altrettanto lentamente, nei prossimi mesi, i momenti di forza dovranno essere utilizzati per ridurre l’esposizione. Non c’è nessuna fretta particolare e, soprattutto, bisognerà evitare di vendere nei momenti negativi, come la settimana scorsa. Però andrà fatto.

Pur con un’esposizione lentamente decrescente, le borse saranno ancora molto interessanti per chi avrà la pazienza di selezionare i titoli trascurati o quelli oggetto di improvvise ondate di vendite. Per il 2015, quindi, meno Etf e più attenzione ai singoli nomi in portafoglio.

a cura di: Kairos Partners SGR SpA.



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